• OLIVIA RODRIGO, “Guts” (Geffen, 2023)

    OLIVIA RODRIGO, “Guts” (Geffen, 2023)

    Un album che unisce le generazioni.

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  • BECK, “Mellow Gold” (DCG, 1994)

    BECK, “Mellow Gold” (DCG, 1994)

    Ovvero di come Beck si fece “ingabbiare” da “Loser” e subito si liberò dalle morse della one hit-wonder.

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  • EVERYTHING EVERYTHING, “Man Alive” (Geffen, 2010)

    [ di Francesco Marchesi ] La musica inglese ha ancora qualcosa da dire? Ci provano gli Everything Everything, adesso in tour: 22 marzo (Milano, Magnolia), 23 marzo (Roma, Circolo degli Artisti), 24 marzo (Bologna, Covo Club).

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  • WEEZER, Weezer (Red Album) (Geffen, 2008)

    Una cosa è chiara: quando cominci a suonare più o meno come un’imitazione sbiadita dei tuoi numerosi imitatori (a venire in mente sono soprattutto Orson, Rooney o Ok Go) o forse anche peggio, ovvero una “pessima” e maldestra imitazione degli imitatori di te stesso, ebbene forse è giunto il triste momento di ammettere: 1) che…

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  • RUFUS WAINWRIGHT, Release The Stars (Geffen, 2007)

    Che strano avere a che fare con un personaggio come Rufus Wainwright. E con la sua musica. Così kitsch, eccessiva e naif da sembrare fuori tempo massimo di qualche decennio. Così sfrontatamente sdolcinata e melliflua da farti pensare di doverla prendere con le molle, di andarci cauto perché potrebbe trattarsi di una fregatura. Potrebbe essere…

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  • SONIC YOUTH, The Destroyed Room: B-Sides And Rarities (Geffen, 2006)

    Quale commiato più degno dello stile-Sonic Youth si poteva mai avere con la Geffen, l’etichetta che ha portato alla ribalta, ormai vent’anni orson, una delle rare band gloriosamente coerenti e anti-commerciali degli ultimi tempi? Niente greatest hits. Niente remix. Niente album dal vivo. Strumenti (ed espedienti) sempre ripudiati dallo storico collettivo newyorkese. Si sceglie quindi…

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  • SONIC YOUTH, Rather Ripped (Geffen, 2006)

    Quale sia stato il destino dei dinosauri, estinti da una pioggia di meteoriti o dal surriscaldamento dell’atmosfera terrestre, è materia sulla quale si è sempre dibattuto. A New York, in questo 2006 assolato come non mai, si sono estinti i Sonic Youth: certo, c’è sempre da aspettarsi il salvifico colpo di coda, ma a giudicare…

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  • BECK, “Guero” (Geffen, 2005)

    BECK, “Guero” (Geffen, 2005)

    Si dice che il mondo finirà nel giorno in cui Beck scriverà una brutta canzone, ecco forse qui ce n’è qualcuna.

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  • SONIC YOUTH, Sonic Nurse (Geffen, 2004)

    L’ascolto dell’ultima fatica di quello che non ho difficoltà a definire il più importante gruppo musicale degli anni ’80 è aiutato non poco dal titolo stesso dell’opera: in esso è racchiusa infatti l’autodeterminazione di un corpo malato. Scherzi a parte, è evidente come “Sonic Nurse” funga da metafora del mondo circostante, o meglio della società…

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  • NIRVANA, Nirvana (Geffen, 2002)

    Le chitarre ruvide, l’alternanza tra quiete e improvvisi scatti di rabbia, una melodia a tratti irresistibile. E’ tutto racchiuso dentro i primi tre minuti di questo riepilogo della loro storia, la grandezza dei Nirvana. Tre minuti che si intitolano “You Know You’re Right” unico brano inedito di tutta la raccolta. Eppure bastano per ricordare che…

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Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo. Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai. (Matteo Marconi) Le puntate precedenti Back To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla più Back To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85 Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!” Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV) Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta Vega Back To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2 Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom Yorke Back To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89) Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster 14 settembre 2010