TOM MCRAE, Tom McRae (db records, 2000)

Dall’Inghilterra arriva un altro disco di canzoni quasi classiche. E’ l’esordio omonimo di Tom McRae che ha composto tutti i tredici pezzi qui raccolti. Un lavoro che arriva in modo sinistro, con l’atmosfera scura di “You Cut Her Hair”, qualche accordo di piano e di chitarra, sopra rumori e interferenze e un violoncello tagliente. “But I will find you still, move in for the kill”, canta il falsetto di McRae a completare l’inquietante quadro. Questa stessa tensione trattenuta, colta proprio mentre sta per esplodere, ricomparirà poi in “The Boy with the Bubblegun”, che ricorda Jeff Buckley e un altro giovane autore inglese, Ben Cristopher. Un’inquietudine che viene poi stemperata in canzoni dove l’atmosfera si scioglie ed emergono brani più lievi, come “End Of The World”, “Bloodless” e “Language of Fools”, vicine ai Coldplay più classici. O in ballate sognanti affidate a una chitarra acustica, a un piano e a poco altro, la dolce “Draw Down The Stars”, o arricchite da una sezione archi, “Language of Fools”.
Magari si nota qualche ingenuità e qualche canzone meno riuscita, “Hidden Camera Show”, ma Tom McRae sa risollvarsi. Perché sono i pezzi in cui riesce a contenere l’enfasi, in cui porge le canzoni spoglie che sanno conquistare. L’essenzialità di “2nd Law”, giocata praticamente solo su piano, hammond e voe, o della conclusiva “I’m Scared Of Lighting”, costruita sulla chitarra acustica, un piccolo ricordo di Nick Drake. Ma a lasciare il segno è soprattutto la deliziosa “Sao Paulo Rain”, che distilla malinconia sulle note di un piano desolato e di una chitarra lieve, dalle parti di Nick Cave e dei Tindersticks. Senza dubbi un buon inizio.

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