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Top-10 Albums 2025
Probabilmente è stato un anno di passaggio per me, non ci ho capito molto e ho ascoltato più brani che album, in linea con la tendenza attuale e quello che ti porta a fare lo streaming. Ma qualcosa da portarsi avanti c’è, e pure da ringraziare. Con il cuore colmo di riconoscenza per la bellezza della musica in sé, sempre e comunque.
1. YOUTH LAGOON, “Rarely Do I Dream”

Andando avanti con l’età la nostalgia diventa un sentimento naturale, ma ricordo che potevo considerarmi nostalgico anche a 16 anni (beh, se amavo “Disintegration”…). È la consapevolezza del tempo che passa e dell’inafferrabilità dello stesso, e questa sensazione è uguale sia da giovani che da adulti. Youth Lagoon ha compresso questo sentimento in un album, riempiendolo di estratti di filmini, di voci da un passato che non è più, di quella sensazione (errata) che prima si stava meglio. Il nostro cervello trasforma anche quello che era difficile e duro, e il passato diventa quel luogo metaforico in cui per definizione tutto andava bene, perché avevamo più tempo davanti, perché in fondo – se siamo arrivati fino a qui – non è andata poi così male. Pianoforti delicati come un novello John Lennon, elettronica discreta ma presente, chitarre che accompagnano senza essere protagoniste, “Rarely Do I Dream” evoca la fanciullezza che valorizza anche le imperfezioni audio di un home-video a nastro, ed è come ritrovare in soffitta dei Topolino con dei propri disegni, degli appunti, delle prove di futuro in nuce. Un disco di una delicatezza che non si sentiva da tempo.
2. EERA, “I’ll Stop When I’m Done”

Avevo aspettative inenarrabili sul nuovo album di EERA, cantautrice norvegese trasferitasi a Berlino e ancora non propriamente nota. Questo suo terzo album, infatti, reclamava di dover rappresentare “la svolta”, quel disco che ti fa arrivare a tutti e ti ripaga di tanto tempo e costanza nel proporre la tua musica, ponendo in capo a Anna Lena l’onere di riuscire, di farsi notare. Non so se ce l’ha fatta, quando l’ho ascoltato compiutamente mi è sembrato fatto sempre di quella pasta meravigliosa di finitezza, di limitatezza umana, di rappresentazione degli errori, che mi ha dapprima un po’ deluso e poi capire che quella è la sua grandezza. EERA non rappresenta, è. Non finge, vive. E la vita è fatta anche di giorni che si affastellano gli uni dopo gli altri. Così – alla fine – è successo che “I’ll Stop When I’m Done” è stato un album che ho ascoltato tantissimo, che mi ha donato la bellezza delle piccole cose, se così vogliamo dire. Una musica frugale ma questa volta anche sollevata (la title-track) perché la serenità molto volte vince sulla felicità.
3. TURNSTILE, “Never Enough”

Riuscire a marcare la propria musica di quell’irresistibile tocco pop è una cosa riservata a pochi se fai roba pesante. Potrei dire Pixies e Nirvana, senza pensarci troppo. Ecco, i Turnstile hanno questo tocco da Re Mida: la capacità di suonare canzoni che prendono immediatamente sprigionando una forza immane, e non l’hanno persa dall’ultimo, bellissimo, “Glow On” (2021). Ampliando anche gli orizzonti, se possibile, perché le influenze alla Police di alcuni dei brani (“Seein’ Stars”, “I Care”) non erano preventivabili. La band di Baltimora si candida pertanto ad essere una delle più influenti del decennio nel suo genere, e se vogliamo dimenticarci che gli Anni Venti stanno manifestandosi come sempre più evanescenti (proprio a livello di suono) ed uniformati (conseguenza delle logiche dietro lo streaming), allora i Turnstile sono un buon antidoto per ricordarci dell’energia della musica (ormai relegata rispetto all’estetica).
4. MORCHEEBA, “Escape the Chaos”

Succede alle volte che, nonostante le uscite, gli anni che si accumulano, le formazioni che cambiano, si abbia un fleeting glimpse, per dirla alla Pink Floyd: un momento fugale di lucentezza, di lucidità. Ecco, i Morcheeba ce l’hanno avuto proprio in questo 2025, quando probabilmente i più non se li filano più, quando sono considerati da nostalgici dei ’90, da Generazione X, e chi più ne ha più ne metta. Invece “Escape the Chaos” scorre via come un fiume calmo che ha una direzione ben precisa, che sa dove andare, insomma. È sempre trip-hop e presta il fianco alla critica di essere troppo derivativo rispetto a “Big Calm” (1998) e a quel suono che li ha resi famosi, ma la domanda è sempre la stessa: quando qualcuno possiede un sound unico (e i Morcheeba l’hanno avuto, potendoli riconoscere tra mille anche soprattutto alla voce di Skye), che senso ha cambiare? L’importante è scrivere bei pezzi, e “Escape the Chaos” non ha una canzone brutta che sia una.
5. SUEDE, “Antidepressants”

Anche i Suede stanno avendo una seconda giovinezza ma nel loro caso il loro ritrovato stato di grazia dura da più tempo, coinvolgendo anche gli album precedenti, e soprattutto “Antidepressants” possiede una nuova visione del suono della band di Brett Anderson, una visuale più scura, maggiormente aderente ai dettami dei Joy Division che, come si sa, non passano mai di moda.
6. HOT WAX, “Hot Shock”

Loro sono stati una delle mie soddisfazioni dell’anno: ne ho parlato a gennaio quando c’era solo il singolo “She’s Got A Problem” (HotWax: siamo pronti per la nuova big thing inglese?) e poi a marzo il Maioli va a Londra e nel famoso negozio Rough Trade e “Hot Shock” è disco del mese. Bene, sono contento di avere ancora un po’ di fiuto. Gli Hot Wax sono dei Wolf Alice che continuano a fare musica con chitarrone e sbrang salvifici, con quel gusto commercialotto che va di moda oggi e che è l’unica pecca. Se si complicassero un po’ di più sarebbero irresistibili.
7. DEEP SEA DIVER, “Billboard Heart”

Anche i Deep Sea Diver si sono fatti notare, oltre che per il fatto di uscire su Sub Pop che è sempre una garanzia, per un singolone (“What Do I Know”) che ha caratterizzato gli ascolti dei miei primi mesi dell’anno. Ma tutto l’album è completo, ed è anche – per certi versi – più complesso della maggior parte della roba che si sente in giro, tutta appiattita per l’ascolto lineare di sottofondo in streaming. Non è un disco perfetto, ci mancherebbe, ma contiene buone intuizioni e un’artigianalità di fondo che sarà il mantra dei prossimi anni: quando tutto sarà formalmente perfetto perché creato con l’AI, anche la musica, gli errori e le imperfezioni rimarranno l’ultimo vero baluardo di umanità che ci appartiene.
8. MOGWAI, “The Bad Fire”

Forse non ai livelli di “As The Love Continues” (2021) i Mogwai continuano ad essere un punto di riferimento di certa musica indie-rock strumentale che non molla mai la presa. Oramai le melodie dei Mogwai sono diventate come delle sinfonie, chi lo sa se fra 100 anni li rappresenteranno a teatro.
9. MOMMA, “Welcome to My Blue Sky”

Largo ai giovani, se sono come i Momma, che riescono a mischiare echi di Smashing Pumpkins con Taylor Swift. Si esagera, dai. Ma in questi due estremi sta la contraddizione e la forza delle nuove leve dell’indie-rock che è tutto fuorché garage. Non nasce negli scantinati ma in camera, e tutto è più confortevole. Ma non vuol dire che la botta manchi, anzi. Provate a mettere su “I Want You (Fever)” a tutto volume e poi mi dite.
10. SHARON VAN ETTEN & THE ATTACHMENT THEORY, s/t

Devo ammettere, è un album che non più ripreso fuori dopo averlo ascoltato a febbraio, ma questo non vuol dire che non sia di valore, in senso generale, e soprattutto che non lo sia lei, la Van Etten, una delle migliori cantautrici americane della sua generazione. È che mi spiazzò con tutte quelle tastierone enormi e invadenti, ma l’ho già scritto in lungo e in largo in recensione per cui non mi voglio ripetere. Oggi, a distanza di mesi e quindi sul finire dell’anno, lascia in bocca il senso di belle canzoni che sarebbe meraviglioso ascoltare con altri arrangiamenti, acustiche o comunque più asciutte. Chi lo sa se arriveranno mai così.
Top-80 Best Songs 2025
1. “Sole”, TURNSTILE
Finché esisteranno brani così, io non avrò timore che il rock in tutte le sue salse sia ancora una roba per giovani.
2. “Celebrate”, EERA
Quest’anno si è tornato a parlare di Jeff Buckley per via del documentario a lui dedicato, e se c’è al mondo un artista che può vagamente incarnare lo spirito di Jeff, questa è EERA. E “Celebrate” è un brano che accumuna Buckley, “Pyramid Song” dei Radiohead e un parte mediana di sogno.
3. “Return of Youth”, DIIV
I DIIV si travestono da Dandy Warhols e suonano una canzone fatta di macerie, di una vita pesante, di difficoltà. “I tried / All through my life”, canta Zachary Smith e noi annuiamo: anche noi ci proviamo, ogni giorno. Il fatto è che non sempre ci riusciamo.
- HOTWAX, “She’s A Got a Problem”
- MOMMA, “I Want You (Fever)”
- DEEP SEA DIVER, “What Do I Know”
- MORCHEEBA, “Far We Come”
- ELBOW, “Dis-Graceland 463-465 Bury New Road”
- SUEDE, “Trance State”
- ETIENNE DE CRECY feat. DAMON ALBARN, “Rising Soul”
- LITHIA, “The Mire”
- EERA, “Forget Her”
- CARMEN CONSOLI, “Amuri Luci”
- YOUTH LAGOON, “Canary”
- EERA, “I’ll Stop When I’m done”
- ROCKET, “Take Your Aim”
- MOGWAI, “God Gets You Back”
- DIE SPITZ, “Throw Yourself To The Sword”
- THE WAEVE, “Love Is All Pain”
- DOVES, “In The Butterfly House”
- L.A. WITCH, “DOGGOD”
- UMBERTO MARIA GIARDINI, “Energia”
- SUEDE, “Dancing With The Europeans”
- LADYTRON, “Kingdom Undersea”
- THOM YORKE, “Dialing In”
- YOUTH LAGOON, “Speed Freak”
- SHARON VAN ETTEN, “I Can’t Imagine (Why You Feel This Way)”
- THE WAEVE, “Eternal”
- MELODY’S ECHO CHAMBER, “The House That Doesn’t Exists”
- CATE LE BON, “Mothers Of Riches”
- SHARON VAN ETTEN, “Live Forever”
- WOLF ALICE, “Bloom Baby Bloom”
- CHLOE SLATER, “Love Me Please”
- DEEP SEA DIVER, “Let Me Go”
- RIVAL CONSOLES, “Catherine”
- LEAL NEALE, “Down On The Freeway”
- YNDLING, “Time Time Time (I’m in the Palm of Your Hand)”
- CLIFFORDS, “Marsh”
- YOUTH LAGOON, “Seersucker”
- NATALIE BERGMAN, “Lonely Road”
- TASMIN ARCHER, “Free Fall”
- WOLF ALICE, “White Horses”
- WET LEG, “catch these fists”
- FORTH WANDERERS, “7 Months”
- AUTOMATIC, “Mercury”
- CHAPELIER FOU, “Une Vie Paisible”
- EARTH TONGUE, “Dungeon Visions”
- TAME IMPALA, “End Of Summer”
- LERA LYNN, “Laundry”
- DERADOORIAN, “Set Me Free”
- PACIFICA, “What You Doing”
- SHE’S GREEN, “Little Birds”
- THE DELAY IN THE UNIVERSAL LOOP, “M29”
- TWEN, “Godlike”
- ART SCHOOL GIRLFRIEND, “Lean In”
- OTHER LIVES, “What’s It Gonna Take”
- DONS OF YOUTH, “Pictures of Youth”
- SAYFALSE, YB WASG’OOD, ARIIS, “LOS VOLTAJE – Ultra Slowed”
- CASE OATS, “Bitter Root Lake”
- J MASCIS, “Say Ot On”
- MARISSA NADLER, “New Radiations”
- MARY IN THE JUNKYARD, “Drains”
- HEARTWORMS, “Celebrate”
- CORAL HEAD, “Too Late to End”
- RIVAL CONSOLES, “Theme”
- CATE LE BON, “Heaven Is No Feeling”
- STONE SOBER, “Liquid Power”
- SEA LEMON, “Cynical”
- TRISTEN, “Skin Of Our Teeth”
- HAZEL ENGLISH, “Gimme”
- BUG TEETH, “Thin Circle”
- ALIX BROWN, LOUIS FONTAINE, “Tormento”
- KRAAK & SMAAK, “Nothing Is Forever”
- THE BELAIR LIP BOMBS, “Hey You”
- CORAL GRIEF, “Rockhounds”
- INSTA, “Waves”
- WET LEG, “CPR”
- SAMIA, “North Poles”
- JADU HEART, “You’re Dead”
- SYLVIE KREUSCH, “Crack My Mind”
Live 2025
Il ritorno dei Radiohead
Un regalo bellissimo, Thom Yorke e compagni non ci potevano fare una sorpresa migliore, a noi che siamo invecchiati con le loro ossessioni. Il venerdì (14.11) e il martedì (18.11) rimarranno nella mia anima.
Carrello dei bolliti 2025
TAME IMPALA
Kevin Parker si è perso nel tragitto tra la cameretta e una discoteca immaginaria (e brutta) che esiste solo nella sua testa, e cioè è nel corridoio, che è notoriamente la parte più inutile di un appartamento. E lui rimane lì, nel corridoio. Non va avanti né indietro. Poi a fine anno arriva la sua ex Melody Prochet che fa un album nulla di che che sembrano i Tame Impala di inizi anni 10 e che lo surclassa. Allorché ci si dice che, sì, Parker è davvero bollito.
WET LEG
Personalmente le trovo insopportabili (a me il primo disco piaceva molto, eh), quando avevo ascoltato l’album per la recensione mi ci ero messo con impegno, e ci avevo trovato anche qualcosa di passabile, ma ora – a mente fredda – dico che le Wet Leg di oggi sono davvero tutta fuffa e tutta moda. Niente sostanza, solo posa.
L’artwork 2025

La copertina del singolo dei Lithia, “The Mire“, per me è particolarmente evocativa, come un quadro. La protagonista, di cui non si vede il viso, dovrebbe essere la cantante Sylvia Koch-Weser, mentre la fotografia dovrebbe essere opera di @meganborhart.
La copertina più brutta del 2025
Non c’è gara, i Black Country, New Road vincono a mani basse. È davvero tremenda. Una roba inguardabile. Ogni volta che la vedo mi vado subito a rimirare un disegno di mia figlia di 5 anni, così, tanto sono più o meno la stessa cosa ma mia figlia, in confronto, pare Monet.
(si vede che non ne capisco nulla di arte, l’artista è Jordan Kee e la copertina è stata anche nominata tra migliori dell’anno da Art Vinyl Art).

Il personaggio dell’anno 2025
E’ lui: è Daniel che ha creato quel semplice foglio excel che tutti abbiamo consultato sulle scalette dei Radiohead. Utilissimo e molto vintage: alla fine sembravano quasi i mostri di Space Invaders!

La serie Tv 2025
Pluribus
Era da tempo che una serie non mi prendeva così tanto, ma non nel momento in cui la si guarda, dopo. È come per i film più belli, ho capito a 20 anni che la chiave non sta tutta nella visione in sé ma in quello che ti lasciano, per cui se dopo hai bisogno di discuterne per due ore con un tuo amico all’uscita del cinema, ecco che allora quel film ha colpito nel segno. La nuova serie di Vince Gilligan è così: oltre alla fotografia strepitosa, marchio di fabbrica anche di BB e soprattutto di BCS, del resto, sparge semi di domande filosofiche. Il mondo degli “altri” che sono così buoni e rispettosi è una critica a un futuro dominato dall’intelligenza artificiale politically correct? Ai cambiamenti bisogna reagire o adattarsi? Il mondo senza il male non sarebbe più lo stesso? La libertà e l’individualità sono sacre o è meglio la comunità e l’aiuto reciproco? Fino a quanto bisogna essere intransigenti circa i propri ideali e quanto bisogna negoziarli? E sappiate che potrei continuare fino a domattina sui dubbi che instilla “Pluribus”.
Il più bel quadro visto dal vivo

Giovanni Fattori, “In vedetta” (1874), in mostra a Piacenza, Giovanni Fattori 1825-1908. Il “genio” dei Macchiaioli.
Le soddisfazioni del 2025
Il mio nuovo libro, “Musica Eterea”

Come ho già scritto, ero fermo da tempo con la scrittura del mio terzo libro, “Musica Eterea – Una storia d’amore, streaming e distrazioni”. Per cui l’idea della pubblicazione a puntate qui su Kalporz è stata salvifica perché mi ha fatto affrontare il blocco cercando soluzioni alternative. Che si sono materializzate, per cui in questo periodo sono riuscito persino a finirlo. E nel 2026 me lo autopubblicherò, credo che sia giusto così. Anche perché ho già un’altra idea per cui mi ci devo buttare a capofitto.
(Paolo Bardelli)
Collegamenti su Kalporz:
Paolo Bardelli Awards 2023
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