Paolo Bardelli Awards 2020

Top-10 Albums 2020

1. MAC MILLER, “Circles”

Questa cosa che scopro artisti dopo la loro morte deve finire: o forse è meglio per non soffrire come quando successe per Kurt e Jeff? L’indolenza di questo lavoro davvero fa sembrare questo album un regalo dall’aldilà, dove peraltro Mac ha trovato l’equilibrio giusto tra hip-hop, elettronica minimale, trap e rock, il tutto shakerato con gusto jazzy. Peccato davvero che se ne sia andato, era una grande mente musicale.

2. DOVES, “The Universal Want”

Ovvero la voglia di suonare. Insieme.

3. FONTAINES D.C., “A Hero’s Death”

È vero, sono un po’ una band da ultratrentenni ma perché scandalizzarsi quando un gruppo non ha paura di confrontarsi con tutto quello che è venuto prima? Hanno perso un po’ d’impatto rispetto al debut-album al fulmicotone ma guadagnato in scrittura. Il prossimo devono cambiare per non implodere, ma intanto ci godiamo questo scatto dell’Irlanda che amiamo.

4. FLEET FOXES, “Shore”

Ero molto dubbioso sul ritorno dei Fleet Foxes (“Crack-Up” del 2017 non mi era piaciuto), poi “Shore” ha iniziato a entrarmi dentro, a poco a poco. Del resto, anche se oramai è una faccenda solista di Robin Pecknold, è un connotato del folk delle vecchie volpi di Seattle, questa molto molto pop, a fare breccia nei nostri cuori a piccoli passi, come un’amica che si trasforma in fidanzata.

5. EMPRESS OF, “I’m Your Empress Of”

A me Lorely Rodriguez piace così sanguigna all’interno di un’elettronica asciutta, e non con le sbrodolature tra il nu-soul e il pop di “Us” che l’appiattivano a miliardi di altre proposte.

6. SAULT, “Untitled (Black Is)”

Sembra di essere tornati ai bei tempi del trip-hop, ma con una consapevolezza afroamericana ancora più convinta.

7. BC CAMPLIGHT, “Shortly After Takeoff”

Che personaggione, Brian Christinzio. Qui ha scritto un album fuori dal tempo che cita Eels, Grandaddy, Air e barocchismi anni settanta in un perfetto mélange. Che anche quando è eccessivo si traveste di un kitsch intelligente che diventa la chiave di lettura per non farsi sopraffare da un po’ di esibizionismo.

8. YVES TUMOR, “Heaven To A Tortured Mind”

È un pop che inquieta, quello di Tumor: destrutturato al punto giusto, deviato verso una parte opposta come in uno specchio, il pop muta per diventare ostile e poi tornare ad essere ammiccante. O, meglio, suadente, anche se in una modalità oscura.

9. MOSES SUMNEY, “græ”

Ammetto che Sumney è talmente un caleidoscopio di sfaccettature che faccio fatica ad approcciarlo, alle volte. Ma con quella sua voce può fare tutto, e soprattutto fa sempre qualcosa di emozionante.

10. EMILIANO MAZZONI, “Emiliano Mazzoni”

Un album così delicato non si sentiva da tempo.

11. DRAB CITY, “Good Songs For Bad People”
12. MURA MASA, “R.Y.C”
13. HELENA DELAND, “Someone New”
14. KELLY LEE OWENS, “Inner Song”
15. U.S. GIRLS, “Heavy Light”
16. ANNA BURCH, “If You’re Dreaming”
17. 070 SHAKE, “Modus Vivendi”
18. LESNEU, “Girls Night”
19. OLD SMILE, ““Glued”
20. EoB, “Earth”

Top-60 Songs 2020

1. MAC MILLER, “Circles”

Disco e canzone, Mac Miller quest’anno mi ha proprio commosso. Faccio fatica a ricordarmi di un brano così classico fin dal primo momento in cui lo senti, potrebbe essere stato scritto a New York in un jazz club nel ’58, così come da Lou Reed nel ’75 o da un rapper morto, dall’aldilà, nel 2020.

2. FONTAINES D.C., “Televised Mind”
3. THE AVALANCES, “Running Red Lights”
4. KING PRINCESS, “PAIN”
5. HELENA DELAND, “Pale”
6. EMILIANO MAZZONI, “Ecco l’impossibile”
7. DRAB CITY, “Working For The Men”
8. SPARK O, “אתה בא אלי” (feat. Zoe Polanski)
9. DJANGO DJANGO, “Spirals”
10. DOVES, “Mother Silverlake”

11. FLEET FOXES, “Maestranza”
12. MUZZ, “Summer Love”
13. SUFJAN STEVENS, “Die Happy”
14. SAULT, “Hard Life”
15. PROTOMARTYR, “Processed By The Boys”
16. FONTAINES D.C., “No”
17. WASHED OUT, “Time To Walk Away”
18. DOVES, “Carousels”
19. YVES TUMOR, “Kerosene!”
20. MURA MASA, “In My Mind”

21. 070 SHAKE, “The Pines”
22. SVEN WUNDER, “Yūgen”
23. PRINCESS NOKIA, “Sunday Best”
24. KELLY LEE OWENS, “On”
25. MURA MASA, “No Hope Generation”
26. MOSES SUMNEY, “Neither/Nor”
27. ULTRAISTA, “Save It ‘til Later”
28. EoB, “Brasil”
29. FONTAINES D.C., “Love Is The Main Thing”
30. FLEET FOXES, “Jara”
31. JAMES BLAKE, “Are You Even Real?”
32. KERO KERO BONITO, “It’s Bugsnax!”
33. NICOLAS GODIN, “The Border”
34. LESNEU, “Shocked”
35 .DREAM SYNDICATE, “The Regulator”
36. ANNA BURCH, “Tell Me What’s True”
37. ALEXA MELO, “Digital”
38. KELLY LEE OWENS, “Night”
39. ARLO PARKS, “Eugene”
40. CARLITA, “Electric Highway”

41. TAME IMPALA, “One More Year”
42. JUICE WRLD, “Righteous”
43. XENIA RUBINOS, “Who Shot Ya?”
44. RIVER INTO LAKE, “The Crossing”
45. BC CAMPLIGHT, “Cemetery After Takeoff”
46. U.S. GIRLS, “Overtime”
47. WAXAHATCHEE, “Fire”
48. THE DELAY IN THE UNIVERSAL LOOP, “Prosper Street”
49. RAVEN, “Saint”
50. SHYGIRL, “FREAK”
51. PURITY RING, “stardew”
52. SHARON VAN ETTEN, “Beaten Down”
53. ARLO PARKS, “Green Eyes”
54. BUGO, “Sincero”
55. EMMY THE GREAT, “Dandelions/Liminal”
56. EELS, “Are We Alright Again”
57. R O N I A, “Trapped”
58. WIDOWSPEAK, “Plum”
59. CHASTITY, “Drain The Bloodbath”
60. MAYA HAWKE, “By Myself”

Best Cover 2020 

ALVA NOTO, “A Forest”

Alva Noto ha immerso ancor più la canzone dei Cure al centro della foresta. Nebbiosa, per di più.

Best Video 2020 

STEVEN WILSON, “Personal Shopper”

Lucretia Taormina, la regista, avrà a mio parere una fulgida carriera. Argentina, di stanza a Londra, ha già vinto il Kinsale Shark Award e gli UKMVA Awards, e qui nel video per Steven Wilson riesce a rimanere nel limbo tra l’amore e la tragedia del consumismo. Atmosfera: “Black Hole Sun” degli indimenticati Soundgarden, quando cioè l’inquietudine corre inesorabile sullo schermo.

Best Artwork 2020 

DOVES, “The Universal Want”

È Maria Lax la bravissima fotografa che ha fatto arrivare gli UFO in un quadro di Hopper. Comunque ne ho già parlato qui.

Il Carrello dei Bolliti 2020 

TAMA IMPALA, “The Slow Rush”

Là dove c’è molto amore ci può essere anche molto odio. Oddio, non odio questo lavoro di Kevin Parker, ma lo trovo terribilmente noioso (a parte l’iniziale “One More Year”). È per fortuna arrivato al capolinea della sua svolta pop iniziata con “Currents” (2015), la prossima volta cambierà di nuovo e ci sorprenderà.

Miglior libro musicale 2020

“This isn’t happening. La storia di Kid A”

Mi è piaciuto il linguaggio colloquiale di Steven Hyden, come se stesse raccontando ad un amico. E una mia soddisfazione è stato intervistare lui e il traduttore del libro, Giuseppe Manuel Brescia.

La soddisfazione del 2020

Il nuovo ep dei Mustek, “Nuvole”.

Person of the year 2020 

Celeste

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