LEONARD COHEN, Songs Of Leonard Cohen (Columbia, 1968)

Leonard Cohen è uno scrittore canadese, apprezzato per la delicatezza del suo tocco e per la capacità di rivoluzionare l’inglese, quando esordisce sulla ribalta musicale con quest’album composto da semplici e scarne ballate d’amore. Ed entra subito nel mito. Pur avvicinandosi al folk tanto di moda all’epoca grazie a gente del calibro di Bob Dylan, Jackson Browne, Buffy St. Mary e Joan Baez, Leonard Cohen si discosta da loro, creando una nicchia protettiva dove prendono forma tenebra e dolore, malinconia e amore disperato.

L’album si apre subito con la canzone manifesto, quella che lo accompagnerà per tutta la vita: “Suzanne”, ripresa più tardi anche da Fabrizio De Andrè, è, nella sua splendida forma e nella rarefatta calma, un capolavoro assoluto della musica d’autore, punto di partenza per un’intera generazione di cantautori (gli esordi di De Gregori si adagiano perfettamente fra l’impegno politico di Dylan e la mesta delicatezza di Cohen). Ma non è l’unico capolavoro di un album perfetto: la perfetta cadenza di “Master Song”, la pacificante e calda “Winter Lady”, la splendida coesione fra voce e chitarra in “The Stranger Song”.

Spesso è solo la chitarra ad accompagnare la profonda voce di Cohen, che non ha bisogno di sovrastrutture musicali per regalarci le sue parole, per avvolgerci nella sua coperta e lasciarci sognare un sogno dolce, meraviglioso, fedele, come nella semplice perfezione di “Sisters of Mercy”. A volte, certo, si affida anche alla batteria e al violino, come in “So Long, Marianne”, dal ritornello trascinante, ma torna presto a mostrarci un universo scarno eppure così ricco, così sincero, fragile in durezze assolute e fermo nella sua fragilità affascinante. Cerca di raccontare “Stories of the Street” ma anche in questa sua veste vagamente underground parla con devastante realismo di se stesso e della sua mente. E quando la puntina abbandona il solco e si ferma, appare chiara la dimensione del sogno che ha invaso l’aria e ha lasciato al suo posto un freddo invernale. Non più protetti, ora che la sua voce ha smesso di danzare, da tutti mali del mondo. Moltissimi saranno i suoi seguaci e i suoi ammiratori, moltissimi coloro che si ispireranno a lui, taluni riprendendolo e omaggiandolo (Nick Cave, Jeff Buckley) altri citandolo (Kurt Cobain, Eddie Vedder, Thom Yorke).

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