• AFRICA FOR AFRICA No. 3

    AFRICA FOR AFRICA No. 3

    “I’ve wrestled with alligators, I’ve tussled with a whale. I done handcuffed lightning, And throw thunder in jail. You know I’m bad. Just last week, I murdered a rock, Injured a stone, hospitalized a brick. I’m so mean, I make medicine sick.” Muhammad Ali (1942-2016) GYEDU-BLAY AMBOLLEY, “The Message” (Analog Africa, 2018) Imperdibile pubblicazione su…

    Read More

  • DAVID PEEL, Have A Marijuana (Elektra, 1968)

    Il Lower East Side fu, per la New York degli anni ’60, l’Inferno e il Paradiso: per quelle vie si agitavano freaks, drogati, folli colti da allucinazioni mistiche, dissidenti politici. Tra questi residui di una società fagocitante trovarono sbocco naturale le ramificazioni della scena underground che era sorta ai piedi dell’avanguardia pop, spirito/Warhol e carne/Morrissey…

    Read More

  • SPIRIT, Spirit (Columbia Sony, 1968)

    Senza dubbio tra le migliori bands americane di rock, gli Spirit si formano a Los Angeles nel 1967. I componenti portano in dote una grande etereogenità di stili: il batterista Ed Cassidy e il tastierista John Locke (che si proclama discendente dell’omonimo filosofo inglese…) possiedono un forte background jazz, mentre il vocalist Jay Ferguson ed…

    Read More

  • THE PRETTY THINGS, S.F. Sorrow (Repertoire, 1968)

    “S.F. Sorrow is Born”: inizia con un’affermazione inequivocabile l’album che segnerà l’ingresso dei Pretty Things di Phil May e compagnia. La strumentazione usata, la circolarità acida dei suoni, i riflessi policromi della loro musica sono segnali altrettanto inequivocabili del salotto culturale che la band era solita frequentare: “Bracelets of Fingers” si apre con i “Love,…

    Read More

  • VAN DYKE PARKS, Song Cycle (Sundazed, 1968)

    Van Dyke Parks è una figura fondamentale della scena pop statunitense degli anni ’60: celebre soprattutto per aver collaborato con Brian Wilson e i Beach Boys a “Smile” l’album mai nato, perduto, la perla nascosta di quel decennio – si parla da tempo di una sua stampa, chissà se arriverà mai -, il musicista di…

    Read More

  • CREAM, Wheels Of Fire (Polydor, 1968)

    Questo disco, pur continuando a pagare un tributo importante al blues, è tradizionalmente riconosciuto come uno dei capisaldi della cosiddetta musica psichedelica ed è forse il più completo, strutturato e curato dell’intera discografia del gruppo. Il primo lp, in studio, si compone di un pugno di splendide canzoni scritte da Jack Bruce in collaborazione ora…

    Read More

  • SILVER APPLES, Silver Apples (Kapp, 1968)

    Difficile riuscire a trovare, nella storia della musica rock, un caso come quello dei Silver Apples, capaci di sfornare nel 1968 un album a dir poco rivoluzionario. L’esordio omonimo del duo newyorchese (Simeon alla voce e ai suoni e Dan Taylor agli strumenti percussivi) ha in sé, con dieci e più anni di anticipo la…

    Read More

  • BOB DYLAN, John Wesley Harding (Columbia, 1968)

    Due anni soltanto: questo il tempo intercorso dalla pubblicazione di “Blonde on Blonde”, album che ha consacrato Dylan come il massimo compositore rock, all’uscita di questo “John Wesley Harding”. Due anni soltanto, eppure tutto appare stravolto; di mezzo c’è stato un grave incidente motociclistico, che ha portato il menestrello ad un isolamento fisico e mentale,…

    Read More

  • THE INCREDIBLE STRING BAND, The Hangman’s Beautiful Daughter (Elektra, 1968)

    Se si vuole ricercare il disco manifesto del breve e magico periodo del folk psichedelico britannico, non si può fare a meno di imbattersi in questo duo geniale. Dietro il nome Incredible String Band si muovevano infatti le personalità eccentriche e stralunate di Robin Williamson e Mike Heron – in principio la band era un…

    Read More

  • JETHRO TULL, This Was (Chrisalis, 1968)

    L’esordio discografico dei Jethro Tull è all’insegna del blues, nella cui direzione spingeva soprattutto Mick Abrahams. La voglia di Anderson di esplorare nuove vie sarà poi fra le ragioni della precoce rottura con il chitarrista. Nel suo genere, e considerato singolarmente, “This Was” è opera già pienamente matura, benché non lo sia in senso assoluto…

    Read More