Mogwai, Concerto all’Estragon, Bologna (9 marzo 2011)

Difficile poter scegliere di mancare ad un concerto dei Mogwai in zona: la loro musica, verrebbe da dire, nasce appositamente per poter essere eseguita dal vivo. Poi una band può essere più o meno in serata, si sa, e ad esempio un loro concerto bolognese del 2006 lasciò un po’ di amaro in bocca ma fu controbilanciato dall’ultima passata emiliana nel febbraio 2009 in cui i Mogwai ricrearono l’atmosfera giusta.
Questa volta, con un album in saccoccia (“Hardcore Will Never Die, But You Will”) leggermente meno “in palla”, come ci ha raccontato il nostro Merola, gli alfieri di Glascow hanno saputo plasmare un’ora e mezza gustosissima di suoni, delicatezze e ruvidezze, per poi rovinare praticamente tutto con 20-minuti-20 finali di innesco globale, urticante e mortificante per i padiglioni auricolari, di cui sinceramente si è faticato a capire bene il senso (la coda di “My Father My King”, che su disco è di 3 già sufficientemente lunghi minuti…). Sappiamo che se si va a vedere i Mogwai mica ci si aspetta una chiusura sussurrata, però le domande sono: che cosa volevano trasmettere i Mogwai? Superare la barriera del suono? Quella della sopportazione del pubblico? Aiutare la lobby degli otorinolaringoiatri? In quei venti minuti si faceva in tempo ad andare a fare un salto sotto le due torri e tornare, ritrovando il simpatico amico Feedback ancora sul palco.
Del resto la sera dopo, a Milano, la chiusura è stata affidata a “Batcat” e nulla di tutto ciò è successo, segno che John Cummings, l’unico a rimanere sul palco in più di metà di quegli interminabili 20 minuti, doveva essere in serata-sfogo.

Dunque, come buttare in vacca un concerto. Che prima era stato costellato da discreti picchi, come “”How to Be a Werewolf” suonata con il video alle spalle, quello con le immagini del ciclista James Bowthorpe che corre lungo scorci naturalistici che ammutoliscono, oppure le intrippanti “I’m Jim Morrison I’m Dead” e “Friend Of The Night”, senza contare lo zenith assoluto di “Hunted By A Freak” (per il sottoscritto la canzone per antonomasia del Mogwai dal vivo) e “New Paths To Helicon part 1”, momento di catarsi collettivo in cui il pubblico si era zittito per cercare di entrare in contatto mentale con quelle note che fluttuavano senza una meta definita.

Poi, lo sappiamo, dopo una “George Square Thatcher Death Party” un po’ ingabbiata (che canta Luke Sutherland, una specie di membro aggiunto già era salito sul palco come ulteriore chitarra in “You’re Lionel Richie”), arriva il momento della chiusa di cui sopra. Che magari qualcuno potrà definire esaltante, mentre per me è stata solamente inutile e fastidiosa, e mi ha tolto le buone vibrazioni che avevo serbato a poco a poco durante la precedente ora e mezza
E’ potente la lobby degli otorinolaringoiatri.

Scaletta:
White Noise
Killing All The Flies
Death Rays
How To Be A Werewolf
San Pedro
I’m Jim Morrison, I’m Dead
New Paths to Helicon pt. 1
Rano Pano
Friend Of The Night
You’re Lionel Richie
Hunted By A Freak
Mexican Grand Prix

Encore:
George Square Thatcher Death Party
My Father My King

(Paolo Bardelli)

Collegamenti su Kalporz:
Mogwai Hardcore Will Never Die, But You Will
Mogwai – The Hawk Is Hawling
Mogwai– Concerto al Marea Festival (Fucecchio – FI)
Mogwai– Concerto al Nuovo Estragon (Bologna)
Mogwai– Mr. Beast
Mogwai– Government Commissions (BBC Sessions: 1996-2003)

foto in home di Alan Dunlop

13 marzo 2011

2 Comments

  1. Piero Merola

    20/03/2011 at 18:47

    Sei proprio anti-shoegaze, comunque 🙂

  2. Paolo Bardelli

    20/03/2011 at 23:19

    Assolutamente sì!
    Grazie per il complimento 🙂

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