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MOGWAI
Concerto al Marea Festival (Fucecchio - FI) (26 giugno 2007)
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di Piero Merola scrivi un'email

Va bene che, per usare una facile citazione, essere scozzesi è una merda, ma nessuno si sarebbe aspettato da una band della loro esuberanza una “Mi porti un bacione a Firenze” introduttiva. A Fucecchio, poi, che senza nulla togliere, con Firenze ha ben poco in comune se non la provincia e la propria rassegna estiva, il Marea Festival, che ha in questa unica data italiana dei Mogwai strappata a decine di concorrenti, il vero motivo d’orgoglio.

Tornando a loro, è bene precisare come il sottoscritto non pretenda da ogni band scozzese, mi viene da pensare agli ormai compianti Arab Strap, kilt, orgoglio nazionale e canti tradizionali a base di cornamuse in apertura, ma neanche segnali d’affetto (eufemismo di leccate di culo?) così smisurati al nostro paese. Come una sciarpa viola sulla batteria dei colori del Celtic – identità calcistica, almeno quella, che stasera non rinnegano - e inequivocabili magliette “No Dal Molin” che troneggiano su amplificatori e casse come se ormai, dopo l’avvicendamento di questi giorni tra due loro connazionali, Tony Blair e Gordon Brown, considerassero una lotta più dura e impegnativa quella per lo smantellamento delle basi-Usa rispetto all’annosa questione dell’indipendenza scozzese. Eppure la serata era iniziata con un respiro tutt’altro che provinciale. Due band locali sì, i promettenti May I Refuse e i più rinomati Velvet Score, ma che tuttavia dimostrano, rari esempi nostrani, come si possa essere italiani senza quelle banalizzazioni provinciali – termine ricorrente - che ci fanno dire “questa band all’estero sarebbe presa a pesci in faccia”. Quando si scorge poi lo stesso Barry, durante l’allestimento del palco, con addosso una delle suddette magliette a sorseggiare una Moretti, si capisce che non c’è solo la logica da turisti britannici in vacanza in Toscana dietro, ma vera solidarietà e affetto. Mi convinco, insomma, e il concerto non può che avere inizio. E ci sta, a questo punto, che la stessa band ineffabile e imprevedibile che in altri tempi sfoggiava magliette altrettanto spiazzanti (per chi ha la memoria corta, BLUR IS SHIT), scelga di iniziare con una b-side, il gelido post-rock dalle venature elettroniche di “Superheroes of BMX”, ripescata dall’ottimo “EP+6” del 1999.

I Mogwai sono una band affiatata, la cui resa sul palco è quasi una certezza. La curiosità ricade più che altro sulla setlist e sul tono che intendono dare alla serata. Inaspettatamente l’inizio è pacato. Tra il propedeutico e il propiziatorio. Seguono, infatti, due dei brani in cui è il piano più delle chitarre a fare da protagonista, i vibranti panorami notturni di “Friend Of The Night” e “I Know You Are But What Am I”. Il suono è avvolgente. Un continuo rincorrersi di riverberi, effetti e delay (notevole quello sul rullante della batteria) che colorano l’inconfondibile tappeto sonoro dei cinque protagonisti – se non si fosse intuito - meno freddi e taciturni del solito. Non solo risate e sorrisi, persino il glaciale Stuart dispensa qualche “Thank you very much” tra una canzone e l’altra. A rompere questo clima di relativa rilassatezza arriva “Ratts Of The Capital” che ha con sé un mood più aggressivo rispetto alla versione contenuta in “Happy Songs For Happy People”. E, ciò che più conta, uno dei crescendo più impetuosi dell’ormai decennale carriera del quintetto di Glasgow. Con quelle chitarre che danno l’idea di un mare in tempesta, dai primi sinistri presagi nei riff che si intrecciano salendo d’intensità, fino alla tempesta vera e propria che culmina nel luciferino riff distorto che si spegne gradualmente lasciando vivo l’incubo. Muoversi è difficile. I Mogwai dal vivo vanno subiti.

Il loro marchio di fabbrica, sul palco come su disco, si salda sull’alternanza di atmosfere. Non solo all’interno dello stesso brano (la cinica rielaborazione dell’unico brano da “Come On Die Young”, “Ex-Cowboy” o un’altra b-side di lusso, “Small Children In The Background”), com’è logico aspettarsi dalla band post-rock per antonomasia, ma nell’accurata selezione della sequenza dei brani in scaletta.

Non mancano le lievi “Kids Will Be Skeletons” e “New Paths To Helicon part 1” ideali colonne sonore di ogni risveglio o l’inedita “7:25” tratta dalla colonna sonora scritta per il film dedicato a Zidane, “A 21st Century Portrait”.

Né mancano le cavalcate più implacabili, la cantata “Travel Is Dangerous” e il terrificante assalto chitarristico di “Glasgow Mega-Snake” sospinto da una sezione ritmica letteralmente indemoniata. L’effetto di frastornamento e stordimento è paragonabile a uno stato di shock. Riduttivo da descrivere a parole. Bisognerebbe allegare i flash delle espressioni stampate sul viso di chi prova a resistere all’impatto ad occhi aperti. Come nella folgorante reprise di “Mogwai Fear Satan” resistere all’impatto è un’impresa per pochi eletti. Chiude, secondo regalo del bis, il brano che chiude l’ultimo LP “Mr.Beast”, con quelle saturazioni che sconfinano nello shoegaze più estremo e soprattutto con quei feedback piacevolmente molesti che si prolungano mentre cinque sono già nel backstage. “We’re No Here”, la chiusura ideale, insomma.

Perché quando si assiste a un concerto dei Mogwai, se non prevalesse la volontà di riconoscersi orgogliosi testimoni di uno spettacolo del genere, dello spettacolo di una delle band più significative del nostro tempo, sarebbe più adeguato ammettere “Noi non siamo qui”.

O forse non ci siamo mai stati.

SETLIST
Superheroes of BMX
Friend Of The Night
I Know You Are But What Am I?
Ratts Of The Capital
7:25
New Paths To Helicon Pt.1
Kids Will Be Skeletons
Travel Is Dangerous
Stop Coming To My House
Ex-Cowboy
Small Children In The Background
Mogwai Fear Satan
--------------------------
Glasgow-Mega Snake
We’re No Here

 

collegamenti su MusiKàl!
News > L'unica data italiana dei Mogwai al Marea festival
Mogwai - Concerto al Nuovo Estragon (Bologna)
Mogwai - Mr. Beast
Mogwai - Government Commissions (BBC Sessions: 1996-2003)
Blur - la Kalporzgrafia

 



28 giugno 2007




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