JAY DEE aka J DILLA, Welcome 2 Detroit (bbe, 2001)

Prima copertina per Jay Dee. Grazie al buon servigio della BBE, un produttore diviene prima firma di un album. Solo che qui non parliamo di Dr. Dre, Timbaland, Tony Touch. Niente superstar. Jay Dee è puro underground di Detroit. Famoso, stimato, desiderato, ma sottotraccia. Qui su Kalporz abbiamo già incrociato i suoi skill. E’ quel signore che ha curato il suono di Common, è l’elemento più notevole degli Slum Village. Poi, ha partecipato agli ultimi due lavori dei De La Soul, sotto il nome di The Ummah. Il curriculum c’è, e ora c’è anche l’album. Un buon album, se sapete cosa vi aspetta.
Vi aspetta una valanga di beat. Di ogni tipo, senza scampo. Potrebbe essere il disco più strano della vostra collezione. Di solito un produttore fa un mixtape, o fa un “2001”. Chiama degli mc per rappare sulle sue basi, e alla fine ne viene un’antologia. O un mixtape, appunto. Questo “Welcome 2 Detroit” invece è un’altra cosa. Jay Dee ha fatto degli mc e delle parti rappate dei passeggeri. Lui è il pilota, dirige e guida, e gli altri appresso. E allora potrete trovare un “Rico Suave Bossa Nova”, un po’ di old school (“Shake It Down”), un po’ di R&B, e perché no del puro (e sconcertante) drum’n’bass (“B.B.E.”). Un’esperienza musicale, alla fine. I bravi rapper al seguito fanno bene, intendiamoci. Detroit ha schierato i suoi campioni, ma la stella è Jay Dee. In un album che non gli darà notorietà, non ancora. Okay, è una prova di talento, un’altra. E okay che la fama passa per altre vie, ma questo è un pezzo di bravura. Un saggio di cultura musicale.

Vi stupirà la semplicità. Lo stile è asciutto, poco appariscente. Difficile un amore al primo ascolto. Addirittura sembra uno fra i tanti, un produttore qualsiasi, un buon operaio del mixer. Non cascateci! C’è dell’altro, credete. Siamo più sensibili al virtuoso, questo è certo, e di certo Jay Dee non è un virtuoso. Senza chiasso fa girare le sue creazioni, perfette. Perfette e non piatte. Varie, ma in modo discreto. Ascoltate bene, e vedrete che non c’è un passaggio uguale all’altro. Eppure il linguaggio di Jay Dee è chiaro, parla pacato, ma è inesorabile. Violento, a modo suo. Dedicato, non riservato, agli intenditori.

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