Riuscire a scegliere, nella straordinaria discografia degli Who, l’album più significativo o quantomeno quello in cui si può identificare il volto della band è faccenda tutt’altro che semplice. C’è ovviamente lo storico esordio “The Who Sings My Generation” nel quale l’irruenza mod esplode come un germe distruttore, c’è l’epica operistica di “Tommy”, la perfezione live…
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Raramente un lavoro musicale ha dovuto subire le pene distributive che hanno accompagnato l’ultima fatica dei Fall: come prima cosa l’oramai celebre ritardo nell’uscita del materiale, voluto da Mark E. Smith stesso in seguito all’indebita apparizione online dei brani dell’album prima della pubblicazione ufficiale. Il leader della band, indispettito, è ritornato in studio a remixare…
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La filosofia delle creature ferrettiane che nel corso degli anni si sono succedute (dai CCCP ai CSI ai PGR passando per episodi solisti quali “Codex” o scritture per altri quali le collaborazioni con gli Ustmamò) è oramai quella di adattarsi al soffio del mondo. L’ardore filosovietico si è trasformato in progressismo, in terzomondismo e infine,…
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Ha ancora un senso nel 2004 cercare catalogazioni e restrizioni agli elementi musicali che, dispersi nell’aria, vanno a formare quell’organismo composito che chiamiamo per assuefazione “rock”? Quest’interrogativo rischia di divenire indispensabile nel momento stesso in cui ci si viene a scontrare con la musica degli Anatrofobia, terzetto torinese con più di dieci anni di vita…
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Mettiamola così: se questo lavoro omonimo, il quattordicesimo in studio (considerando “Three Imaginary Boys” e “Boys Don’t Cry” anime separate), fosse uscito come singolo e avesse contenuto solo i primi due brani staremmo parlando di un piccolo capolavoro. Purtroppo ci troviamo di fronte a un album sulla lunga distanza, e questo finisce per influire negativamente…
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Da ateo non mi capita praticamente mai di soffermarmi a pensare alla vita ultraterrena, al Paradiso, alla conformazione delle ali degli angeli. Eppure se dovessi, costretto con le spalle al muro, concentrarmi su una visione celeste penso che identificherei senza problemi il canto dei cherubini nelle note di “Rejoicing in the Hands”, seconda fatica sulla…
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David Bazan torna sulle scene, dopo aver sorpreso tutti grazie allo splendido “It’s Hard to Find a Friend”, essersi confermato con “Winners Never Quit” e aver iniziato a mostrare maledettamente la corda nel pur buono “Control”. Ennesimo One Man Band a cavallo tra due millenni – come Pajo/Papa M, Merritt/Magnetic Fields, Elvrum/Micophones, Oldham/Palace -, Bazan…
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Ho avuto sempre modo di lanciare peana, durante gli incontri recensori con le band prodotte dalla Wallace Records, verso il progetto musicale portato avanti negli anni da Mirko Spino. Grazie a lui tutte quelle band solitamente ghettizzate in termine di rapporto con il pubblico per via dello scomodo nome “avanguardia” hanno avuto modo di raggiungere…
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C’erano una volta i Nation of Ulysses, il cui “Plays Pretty for Baby” rimane a distanza di dodici anni uno dei capisaldi del catalogo Dischord. Il leader della band era Ian Svenonius. Vennero poi i Make Up, capitanati da Svenonius e Michelle Mae i quali, insieme all’ex Royal Trux Neil Hagerty, pensarono bene nel 2001…
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Il ventunesimo secolo sarà il secolo del meticcio portato alle estreme conseguenze, e i Tv On the Radio possono tranquillamente candidarsi a band simbolo di questa urgenza nel campo musicale. Per cercare di rendere chiaro il suono che il terzetto composto da Tunde Adebimpe alla voce, Kyp Malone ai cori, alla chitarra e ai loops…
