Share This Article
Musica Eterea. Una storia d’amore, streaming e distrazioni
Un libro sullo streaming pubblicato a puntate ogni martedì qui su Kalporz. Questa è la dodicesima puntata, all’interno del 2° capitolo, “L’ECONOMIA MUSICALE AI TEMPI DELLO STREAMING“.
Recap delle puntate precedenti
Primo Capitolo – “DALLA MUSICA LIQUIDA ALLA MUSICA ETEREA”
1.1. Ci sono troppi panini nel deserto
1.2. Ascoltatori Interessati
1.3. Cinema e libri, la mancata “spotifizzazione”
1.4. Lo streaming ci sarà per sempre?
1.5. Il completismo dello streaming ha resuscitato la musica vecchia
1.6. L’immaterialità della musica contagia le copertine
Secondo Capitolo – “L’ECONOMIA MUSICALE AI TEMPI DELLO STREAMING“
2.1. L’illegalità precede la legalità
2.2. “The Winner Takes It All”
2.3. L’Europa vuole regolamentare lo streaming
2.4. Oltre il “payola”
2.5. Nel sistema di ripartizione dei ricavi gli ascoltatori contano poco
2.6. La vendita dei cataloghi: il lato finanziario dello streaming
Chissà se le tasche degli artisti vedranno un miglioramento dai cambiamenti nel sistema di distribuzione dei ricavi che abbiamo visto nello scorso paragrafo. Quello che deve essere chiaro è che ci si preoccupa del sostentamento dei musicisti in epoca di musica liquida ed eterea, perché gli altri artisti – quelli balzati al successo nei tempi delle vendite fisiche – non hanno molto da preoccuparsi. Già proprietari di buoni patrimoni derivanti appunto da quei tempi di introiti ben direzionati dai propri fans, questi “artisti pre-Napster” hanno dimostrato negli ultimi anni di poter incassare anche sotto altra forma: la vendita dei loro cataloghi alle major. Una capitalizzazione definitiva. È successo dal 2020 in poi: ha iniziato Bob Dylan e poi molti altri a seguire. C’è chi pare averlo fatto per scelta, chi per necessità. Si deve ricordare che eravamo proprio in epoca Covid e qualcuno affermava proprio che il non poter suonare dal vivo era la ragione per cui si trovava di fronte alla possibilità di vendere i diritti delle proprie canzoni. Come David Crosby, che il 7 dicembre 2020 sull’allora Twitter, ora X, scriveva: “Anch’io sto vendendo il mio… non posso lavorare… e lo streaming mi ha rubato i soldi dei dischi… ho una famiglia e un mutuo e devo prendermi cura di loro quindi è la mia unica opzione… sono sicuro che gli altri si sentono allo stesso modo”.
Gli accordi in questo senso vengono in ogni caso considerati soddisfacenti per entrambe le parti, sia per chi vende che per chi acquista. Questo mercato è un’occasione per gli artisti che hanno avuto successo negli anni Settanta, Ottanta e Novanta per vendere i propri diritti, perché questi accordi “vengono fatti a 17, 18, 19, 20 volte il valore dei profitti” (19). Bob Dylan, ad esempio, per i diritti di pubblicazione di 600 delle sue canzoni, ha incassato più di 300 milioni di dollari. Nel 2020 hanno venduto i propri diritti la cantante dei Fleetwood Mac Stevie Nicks, i Blondie, i Killers, gli Imagine Dragons, Chrissie Hynde dei Pretenders e Dave Stewart degli Eurythmics. Nel frattempo, nel 2022 i diritti di pubblicazione del catalogo di canzoni di David Bowie sono stati venduti dalla sua proprietà a Warner Chappell Music (WCM), il braccio editoriale di Warner Music Group, in un accordo del valore di almeno 250 milioni di dollari. Lì il valore è stato determinato moltiplicando i profitti lordi per un moltiplicatore tra 31 e 36, il massimo mai raggiunto. Il prezzo si calcola in maniera similare all’acquisto di un’azienda e alla sua capacità di generare profitti, con un moltiplicatore del NPS (Net Publisher Share, cioè il profitto lordo), come per una società si utilizzano multipli dell’EBITDA che è l’acronimo di Earnings Before Interests Taxes Depreciation and Amortization, il che – come si vede – si riferisce sempre a un profitto lordo. Negli ultimi anni ha venduto anche Cyndi Lauper, a febbraio 2024, a dimostrazione che questo trend continua in maniera florida. Ma a chi ha venduto la Lauper? Ha ceduto il suo catalogo alla Pophouse Entertainment Group, la società di intrattenimento svedese dietro ABBA Voyage, e ciò è particolarmente interessante da notare perché ABBA Voyage è l’esibizione permanente degli ABBA in versione olografica (20). Le versioni digitali degli ABBA si esibiscono infatti da maggio 2022 sette volte a settimana nella loro ABBA Arena da 3.000 posti appositamente costruita nell’East London. Quindi una società del genere è chiaro che sia interessata all’acquisto di cataloghi, perché in prospettiva futura potrà creare degli spettacoli appositi con ologrammi e richiamare pubblico utilizzando ologrammi di artisti vecchi o defunti. Per creare ABBA Voyage la Pophouse Entertainment ha lavorato con la Industrial Light & Magic, la società di effetti visivi fondata da George Lucas e di proprietà della Disney, famosa per aver lavorato a Star Wars e aver introdotto nella serie alcune innovazioni di rilievo (come la proiezione di Carrie Fisher, già defunta allora, in “Rogue One: A Star Wars Story” del 2016) (21).
Il mercato della vendita dei cataloghi è similare quindi a un mercato finanziario: i diritti vengono acquistati da fondi che quindi sviluppano un portafoglio che poi possono rivendere ad altri fondi. Non sorprende che la musica generi questo tipo di interessi economici, colpisce però che i diritti musicali acquistino nel tempo un valore al pari di un vero e proprio titolo azionario e quindi suscettibile di essere gestito in ottica finanziaria. La “finanziarizzazione” della musica è un’accusa che viene girata anche a Spotify, in quanto società quotata alla Borsa di New York. Se guardiamo bene, Spotify è ancora principalmente di proprietà dei suoi fondatori, Daniel Ek e Martin Lorenzon, ma naturalmente anche di fondi azionari. A partire dal 2023, Daniel Ek detiene il 15,3% di proprietà delle azioni ordinarie e il 30,5% del diritto di voto, mentre Lorentzon detiene il 10,9% delle azioni ordinarie e il 42,7% dei diritti di voto. Un altro azionista chiave è Baillie Gifford & Co, una società finanziaria scozzese (12% di proprietà), seguita da Tencent, azienda tecnologica cinese (8,4% di proprietà) (22).
C’è persino chi contesta a Spotify un “peccato finanziario originale”: Damon Krukowski, già batterista dei Galaxie 500 e con Damon and Naomi, ha affermato sul suo blog che “Spotify non è un’azienda musicale”. Lo ha fatto richiamando lo studio accademico svedese Spotify Teardown: Inside the Black Box of Streaming Music che abbiamo visto ad inizio capitolo e in particolare l’aspetto secondo cui Spotify avrebbe all’inizio sviluppato la piattaforma su una collezione di musica su cui non deteneva diritti: “Spotify ha utilizzato il modello finanziario dell’arbitraggio per ottenere un prodotto economico di fatto gratuito – la musica digitale – e rivenderlo in un nuovo contesto per realizzare profitti. In altre parole, il profitto di Spotify richiede che la musica digitale non abbia valore”. Il ragionamento è quindi di avere “speculato” sulla musica, così come potrebbero fare delle società finanziarie, e infatti Krukoswki continua sostenendo la mancanza di investimenti nella musica da parte dell’azienda svedese: “La cosa più significativa è che non investono nulla nella musica. A differenza di un’etichetta discografica, di un editore o di chiunque altro nell’industria musicale, Spotify non dedica nessuno dei suoi profitti allo sviluppo di nuove registrazioni” (23). È evidente il parallelismo di fondo con le accuse che vengono mosse spesso al mondo finanziario, reo di non produrre nulla e anzi di speculare su chi produce beni o servizi.
Il prossimo martedì la 13a puntata di “Musica Eterea”, dal titolo “I provider di streaming diventeranno delle case discografiche?“
(Paolo Bardelli)
Note:
(19) M. SWENEY, Going for a song: why music legends are lining up to sell their rights, «The Guardian», 11 dicembre 2020, https://www.theguardian.com/business/2020/dec/11/going-for-a-song-why-music-legends-are-lining-up-to-sell-their-rights
(20) M. STASSEN, Cyndi Lauper sells publishing catalog and master recording revenue to Pophouse Entertainment, the company behind Abba Voyage, Music Business Wordwide, 29 febbraio 2024, https://www.musicbusinessworldwide.com/abba-voyage-cyndi-lauper-sells-publishing-catalog-and-master-recording-revenue-to-pophouse-entertainment/
(21) M. STASSEN, Abba Voyage had a $400M+ economic impact in London in its first year, Music Business Wordwide, 21 dicembre 2023, https://www.musicbusinessworldwide.com/abba-voyage-had-a-400m-economic-impact-in-london-in-its-first-year/
(22) G. CUOFANO, Chi Possiede Spotify?, FourWeekMBA, 8 febbraio 2024, https://fourweekmba.com/it/chi-possiede-Spotify/
(23) D. KRUKOWSKI, The Big Short of Streaming, Dada Drummer Almanach, 1 febbraio 2022, https://dadadrummer.substack.com/p/spotify-is-misinformation

