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Musica Eterea. Una storia d’amore, streaming e distrazioni
Un libro sullo streaming pubblicato a puntate ogni martedì qui su Kalporz. Questa è la nona puntata, all’interno del 2° capitolo, “L’ECONOMIA MUSICALE AI TEMPI DELLO STREAMING“.
Recap delle puntate precedenti
Primo Capitolo – “DALLA MUSICA LIQUIDA ALLA MUSICA ETEREA”
1.1. Ci sono troppi panini nel deserto
1.2. Ascoltatori Interessati
1.3. Cinema e libri, la mancata “spotifizzazione”
1.4. Lo streaming ci sarà per sempre?
1.5. Il completismo dello streaming ha resuscitato la musica vecchia
1.6. L’immaterialità della musica contagia le copertine
Secondo Capitolo – “L’ECONOMIA MUSICALE AI TEMPI DELLO STREAMING“
2.1. L’illegalità precede la legalità
2.2. “The Winner Takes It All”
2.3. L’Europa vuole regolamentare lo streaming
Per tutti questi squilibri che abbiamo visto fino ad ora si moltiplicano le critiche alle piattaforme di streaming e le iniziative volte a voler cambiarne le regole. L’Europa è in prima linea. Ha studiato il fenomeno, analizzato le questioni e poi, nel gennaio 2024, il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione non vincolante (la proposta è la numero A9-0388/2023) per chiedere nuove regole. Non si tratta ancora di norme in vigore, ma di un percorso che potrebbe obbligare le case di streaming a cambiare metodi di remunerazione degli artisti, aumentando le entrate degli autori e degli esecutori “in modo da tenere conto della reale entità del loro contributo”, e rendere più trasparenti i loro algoritmi (8). Quali sono state le analisi? Innanzitutto uno studio del settembre 2022 curato dal Legrand Network (9), una società francese di consulenza interessata dalla Commissione per la cultura e l’istruzione europea, è partita da due considerazioni: la prima era che il prezzo degli abbonamenti non era mai stato aumentato dall’introduzione degli abbonamenti streaming ad allora, quindi dagli € 9,99 dell’inizio, come a dire che c’era spazio per un aumento degli stessi per reperire più risorse per gli artisti. Peraltro, quasi come se fosse una risposta “preventiva” a questa contestazione, il prezzo degli abbonamenti è stato ritoccato a metà del 2023 e poi nel 2025, ad esempio a € 10,99 e poi € 11,99 per Spotify. Il secondo punto è più interessante: partendo dalla constatazione, che anche noi abbiamo visto nel primo capitolo, che sono utilizzati più ampiamente i servizi gratuiti (con pubblicità) rispetto più ai servizi a pagamento (la percentuale, ricorderete, è nella quota 60/40), lo studio criticava le società di streaming di non avere una strategia valida per trasformare quegli utenti gratis in abbonati premium. Il che è in effetti un’entrata a gamba tesa in logiche e programmazioni di aziende private, ma il ragionamento sotteso è fondamentale: il risultato finale di questo approccio benevolo con gli ascoltatori “a sbafo” è una diminuzione complessiva del valore della musica, nonostante la crescita della base utenti, il che rende difficile aumentare la torta dei ricavi, che è e rimane una delle richieste principali degli esecutori ma anche e soprattutto degli autori e compositori. E qui in effetti occorre differenziare le posizioni di chi, anche precedentemente in queste pagine, si è definito genericamente “artisti”, in quanto quelli a cui pensiamo sempre sono gli esecutori, coloro che pubblicano le canzoni, ma dietro – ovviamente – ci sono gli autori e compositori (di musica e testo) che possono coincidere o meno con gli esecutori. In questo contesto lo studio del Lagrand Network tende a sottolineare che sono soprattutto gli autori a lamentarsi. È una guerra fra poveri, aggiungo io. In ogni caso: la richiesta è quella di maggiore visibilità e maggiori informazioni su autori e compositori nell’offerta dei servizi di streaming musicale. A dire il vero tutte queste informazioni ci sono già, nel box “Riconoscimenti” in fondo al pezzo, ma si sta parlando più propriamente di playlist specifiche che mettano in evidenza gli autori fino ad arrivare alla presa in carico della prospettiva autoriale da parte degli algoritmi in modo che offrano una più ampia scelta agli ascoltatori in base ai loro autori preferiti, che magari sono a loro bellamente sconosciuti. Del resto questo magari l’algoritmo lo fa già ma noi non lo sappiamo, e siamo nel campo della trasparenza degli algoritmi che però tratteremo nel prossimo capitolo.

Un altro punto dello studio è molto semplice e chiaro: è vero che il mercato complessivo dello streaming è aumentato a poco a poco e per anni, come abbiamo visto, non è riuscito a replicare i risultati di fine millennio/inizi 2000, ma in tutto questo tempo gli introiti degli esecutori e compositori non sono mai cambiati. La torta dello streaming musicale dovrebbe crescere in linea con quanto offre ai consumatori sul mercato. Mentre sulle vendite fisiche storicamente le etichette di solito prendevano l’85% e gli editori il 15%, attualmente le piattaforme di streaming guadagnano in media il 30% del ricavo, mentre le etichette ne prendono circa il 55% e gli editori il 15%. Quindi è evidente che le piattaforme hanno eroso una parte di introiti delle etichette ma sono le piattaforme che ora fanno tutto a livello di sviluppo informatico, mentre le case discografiche prima sopportavano i costi elevati di stampa e distribuzione, ora non fanno (quasi) nulla, caricano dei file sulle piattaforme come farebbe qualsiasi artista indipendente. Come a dire che il 55% odierno per loro offre molto più guadagno dell’85% precedente. Pensavate diversamente, vero? Il mondo è cambiato, ma in meglio per le case discografiche. Non vi soggiunga mai il pensiero che oggi se la passino male. Le etichette danno poi il 12,7% in media agli esecutori (e ciò vuol dire che rimane loro in tasca il 42,3%), mentre gli editori redistribuiscono il 9,7% agli autori – cantautori e compositori (10).

Dopo l’approvazione della risoluzione A9-0388/2023, non ci sono stati sviluppi concreti: ora la palla è in mano alla Commissione Europea, che ha il compito di valutare le richieste del Parlamento e decidere se proporre una legge vincolante: solo la Commissione può avviare un iter legislativo formale, che seguirà poi la discussione e approvazione da Parlamento e Consiglio.
Il prossimo martedì la 10a puntata di “Musica Eterea”, dal titolo “Oltre il payola”
(Paolo Bardelli)
Note:
(8) RELAZIONE A9-0388/2023 sulla diversità culturale e le condizioni per gli autori nel mercato dello streaming di musica europeo, Relatore: Ibán García Del Blanco, https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-9-2023-0388_IT.html#_section2, 4 dicembre 2023
(9) LEGRAND NETWORK, Study on the place and role of authors and composers in the European music streaming market, settembre 2022, https://authorsocieties.eu/content/uploads/2022/09/music-streaming-study-28-9-2022.pdf
(10) EUROPEAN PARLIAMENT, Research for CULT Committee: Cultural diversity and the conditions for authors in the European music streaming market: a bibliographical review (2023) https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2023/747252/IPOL_BRI(2023)747252_EN.pdf
