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Musica Eterea. Una storia d’amore, streaming e distrazioni
Un libro sullo streaming pubblicato a puntate ogni martedì qui su Kalporz. Questa è la undicesima puntata, all’interno del 2° capitolo, “L’ECONOMIA MUSICALE AI TEMPI DELLO STREAMING“.
Recap delle puntate precedenti
Primo Capitolo – “DALLA MUSICA LIQUIDA ALLA MUSICA ETEREA”
1.1. Ci sono troppi panini nel deserto
1.2. Ascoltatori Interessati
1.3. Cinema e libri, la mancata “spotifizzazione”
1.4. Lo streaming ci sarà per sempre?
1.5. Il completismo dello streaming ha resuscitato la musica vecchia
1.6. L’immaterialità della musica contagia le copertine
Secondo Capitolo – “L’ECONOMIA MUSICALE AI TEMPI DELLO STREAMING“
2.1. L’illegalità precede la legalità
2.2. “The Winner Takes It All”
2.3. L’Europa vuole regolamentare lo streaming
2.4. Oltre il “payola”
2.5. Nel sistema di ripartizione dei ricavi gli ascoltatori contano poco
L’Europa suggerisce anche un’evoluzione al sistema di ripartizione dei ricavi, attualmente basato sulle cosiddette “tariffe pro-rata”, il che significa che l’importo totale dei ricavi della pubblicità e degli abbonamenti viene diviso tra ogni brano in base al numero totale di volte in cui viene riprodotto. Così facendo, si fa notare, il sistema è troppo favorevole agli artisti più popolari, per la logica del “the winner takes it all”. Se Taylor Swift ottiene il 3% degli stream in un dato periodo periodo, le sue royalties sono il 3% del totale. Ma ciò significa anche che essenzialmente il 3% delle royalties generate da ogni singolo abbonato va alla musica di Taylor Swift, anche se non l’ha ascoltata affatto. È stato quindi proposto un nuovo modello alternativo “incentrato sull’utente” chiamato più precisamente “User Centric Payment System” (UCPS), che suddividerebbe il reddito prodotto dagli utenti individuali tra i loro stream personali. Se cioè in un mese ascolti solo Radiohead, i soldi dell’intero tuo abbonamento vanno a Thom Yorke e soci e a nessun altro. A livello ideologico la modalità di redistribuzione sembra più equa, ma se lo sia o meno occorre fare studi più approfonditi vedendo come davvero cambiano le ripartizioni in uno e nell’altro caso. I risultati non sono così chiari.

Alcuni commentatori, come David Hesmondhalgh dell’Università di Leeds, sottolineano senza ombra di dubbio che questo modello consentirebbe agli utenti individuali di essere certi di remunerare gli artisti che effettivamente ascoltano e garantirebbe anche una migliore condivisione dei ricavi tra gli artisti, poiché gli artisti mainstream non catturerebbero più una parte del fatturato, e cioè quella degli utenti che non li ascoltano (14). Il ricercatore cita una rapporto di Digital Media Finland (15), che è stato commissionato per testare i due modelli e che ha concluso che i brani dei top artisti (lo 0,4% del totale) ricevono quasi il 10% dei ricavi con il sistema pro-rata e incasserebbero il 5,6% con lo “user centric”. Inoltre il modello “incentrato sull’utente” faciliterebbe la vita agli artisti locali, molto forti nella propria Nazione. Questa ottica non è rimasta solo nelle stanze della ricerca, ma è arrivata anche al business vero e proprio. In primis Emmanuel De Buretel, il capo di Because Music (etichetta che ha suo rooster Christine & The Queens, Django Django, Charlotte Gainsbourg, Justice, Major Lazer e i Metronomy) ha affermato nel luglio 2019 che il modello “pro-rata” “può causare un prosciugamento delle entrate per molti artisti… e l’irrilevanza di generi musicali come alcuni segmenti della musica francese, classica, world music o jazz” (16).

A seguito di prese di posizione come queste, Deezer ha dichiarato fin dal 2019 di essere interessata a passare a una remunerazione secondo UCPS, ribadendolo nel 2020 (17) e poi mettendolo in pratica nel 2023. Il tempo è stato necessario per rinegoziare gli accordi con le etichette, non essendo evidentemente facile passare dall’uno all’altro. Però alla fine Deezer non ha esattamente scelto l’UCPS, ma un altro sistema. Ha infatti lanciato il suo nuovo “Artist Centric Payment System” (ACPS), sviluppato con Universal Music Group, per convogliare i diritti agli artisti che sono stati concretamente ascoltati, e dando inoltre la priorità alla ricompensa dei contenuti coinvolgenti, alla demonetizzazione del “rumore non artistico” e al monitoraggio delle frodi. Come si vede è un’evoluzione della logica che mette al centro l’utente: Deezer ribalta la prospettiva al singolo artista, ma è l’altra faccia della stessa medaglia perché si tratta pur sempre di monetizzare gli ascolti concreti nel rapporto utente-artista. In effetti quello che colpisce a livello ideale nel sistema “pro-rata” è l’irrilevanza della decisione del singolo cliente: quando compravo un cd gli euro che spendevo andavano per la strada di quel cd, e cioè alla casa discografica che l’aveva pubblicato, all’esecutore il cui nome era sulla copertina, e agli autori e compositori indicati pezzo per pezzo. Il mio abbonamento invece non va agli artisti che ascolto, ma ci può andare solo a livello indiretto perché i miei ascolti vengono sommati e vanno nel calderone di ciascun esecutore, per cui l’utente viene spodestato della sua capacità di finanziare direttamente i suoi gruppi o cantanti del cuore. Lo fa solo indirettamente, è a livello etico-decisionale, se la prospettiva è quella del consumatore, non è il massimo.
Ma concretamente com’è questo modello ACPS di Deezer? La piattaforma streaming francese attribuisce una doppia spinta a quelli che definisce “artisti professionisti”, individuati come coloro che hanno un minimo di 1.000 stream al mese da un minimo di 500 ascoltatori unici, al fine di premiarli in modo più equo per la qualità e l’engagement che portano alle piattaforme e ai fan. Inoltre afferma di premiare i “contenuti coinvolgenti”, assegnando una doppia spinta alle canzoni con cui i fan si impegnano attivamente, riducendo l’influenza economica della programmazione algoritmica (18).

1.000 streaming: non vi dice qualcosa? È lo stesso limite annuale individuato da Spotify, come abbiamo visto nel paragrafo 2.2., quale franchigia per il pagamento delle royalties. Ora possiamo dunque inquadrare meglio la mossa dell’azienda svedese annunciata sul finire del 2023, che è proprio da leggersi nell’ottica di non stare con le mani in mano rispetto all’annuncio di Deezer e di manifestare una uguale volontà di migliore distribuzione delle royalties, a suo dire sempre “artista-centrica”, ma in un modo diverso. Sì perché la somma globale rappresentata dai piccoli pagamenti “sotto i 1.000 streaming” è dal 2024 redistribuita agli altri artisti che invece ne totalizzano di più. Quindi: a parole entrambe le scelte, sia quella di Deezer che quella di Spotify, sono sussunte sotto il cappello di “mettere l’artista al centro”, ma l’ottica di premiare chi totalizza più streaming (Deezer) e quella di penalizzare chi non li raggiunge (Spotify) non sono esattamente la stessa cosa. Se vogliamo tagliare la testa al toro si può notare che in entrambe si è persa la logica e lo spirito “utente-centrico”: comunque la si veda, nella distribuzione dei soldi della musica il cliente finale, quello che paga, non ha più molta voce in capitolo.
Il prossimo martedì la 12a puntata di “Musica Eterea”, dal titolo “La vendita dei cataloghi: il lato finanziario dello streaming”
(Paolo Bardelli)
Note:
(14) D. HESMONDHALGH, Is music streaming bad for musicians? Problems of evidence and argument, 19 settembre 2020, https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1461444820953541
(15) DIGITAL MEDIA FINLAND, Pro Rata and User Centric Distribution Models: A Comparative Study, 30 novembre 2017, https://www.fim-musicians.org/wp-content/uploads/prorata-vs-user-centric-models-study-2018.pdf
(16) M. STASSEN, Because music boss Emmanuel De Buretel calls for Spotify and rivals to adopt ‘user-centric’ licensing, Music Business Wordwide, 4 luglio 2019, https://www.musicbusinessworldwide.com/because-music-boss-emmanuel-de-buretel-calls-for-spotify-and-rivals-to-adopt-user-centric-licensing/
(17) S. DREDGE, Deezer still pushing for user-centric payouts: ‘We will continue fighting…’, Musically, 1 ottobre 2020, https://musically.com/2020/10/01/deezer-still-pushing-for-user-centric-payouts-we-will-continue-fighting/
(18) J. WENDEL, Universal Music Group and Deezer to launch the first comprehensive artist-centric music streaming model, Deezer Newsroom, https://newsroom-deezer.com/2023/09/universal-music-group-and-deezer-to-launch-the-first-comprehensive-artist-centric-music-streaming-model/
