[ di Eloisa Franchi ] I fuoriclasse non hanno bisogno di trucchi da quattro soldi. Sono onesti. E i Broken Social Scene spaccano. Sempre e comunque.
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[ di Gloria Annovi ] Essere delle cantautrici di musica rock è una delle cose più difficili in assoluto: Giulia Villari ha grinta, suoni asciutti, onesti, un viso pulito.
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[ di Stefania Italiano ] I Black Mountain divengono più acid folk e meno stoner, più indie-pop e meno psych, un modo più addomesticato per farci assaporare con gusto personale la loro qualità performativa, come sfogliando l’album dei ricordi migliori.
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[ di Lorenzo Centini ] L’estremo, disperato rigurgito hardcore portato avanti dai triestini The Secret assume forme intransigenti e devastanti con l’ultima prova chiamata programmaticamente “Solve Et Coagula”.
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[ di Francesco Giordani ] Paul Smith si presenta arzillo e saltellante, vestito come un drugo benevolo nello sguardo, sormontato dall’immancabile borsalino a tesa corta. Da seguaci della prima ora dei Maximo Park non potevamo certo esimerci dal presenziare la tappa nell’urbe di Paul Smith.
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[ di Francesco Melis ] La band belga ci parla della ricerca della “melodia forte” e dell’”atmosfera nostalgica”, del lavoro su “Synrise” e dei riferimenti sottostanti. Magari scontati ma magari anche no.
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[ di Eleonora Ferri ] La musica scattosa, nevrotica, l’innovazione, la critica sociale nei testi, quella dei Devo di “Satisfaction” o “Mongoloid”, appare qui come una versione imbellettata di quei classici che hanno fatto storia.
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[ di Francesco Giordani ] Un composito immaginario new-wave di inizio anni Ottanta che la band varesina ha assimilato attraverso le derivazioni postmoderne dei più recenti act britannici legati al revival post-punk. Un ep che ci si sente di raccomandare.
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[ di Lorenzo Centini ] Chitarre dritte, melodie insolenti e coretti spastici: l’ultimo lavoro della band di San Francisco sembrerebbe una versione primordiale degli ultimi Wavves e invece è puro garage rotondo e antico.
