• NILS PETTER MOLVAER, Khmer (ECM, 1997)

    Nils Petter Molvaer è un trombettista nordico innamorato del “caldo” sound di Miles Davis. Questo disco ha lanciato Molvaer a livello mondiale, facendo conoscere la sua sua morbida e suadente tromba. La partenza è dunque lo storico “Bitches Brew” di Davis: il più classico dei classici per chi voglia fare jazz elettrico. “Khmer” però va…

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  • CRAIG DAVID, Born To Do It (Edel, 2000)

    Leggero, suadente, conturbante… “Born To Do It” di Craig David sembra ereditare lo stile che ha reso celebri artisti del calibro di Marvin Gaye. La sua voce sensuale e vellutata accompagnata da una rielaborazione elettronica di soul music, con una chitarra acustica che segue come un’ombra le doti canore di questo inglesino, ci sembra funzionare…

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  • GIANMARIA TESTA con PIER MARIO GIOVANNONE, Valzer di un giorno (Elle U Multimedia, 2000)

    Cantautore amatissimo dai nostri cugini francesi e da essi prontamente adottato, Gianmaria Testa è un caso a parte nel panorama italiano, se non altro per il fatto di non avere avuto, in tutti questi anni, una distribuzione ufficiale nel nostro mercato così ricco e pieno di grandi artisti e capolavori inestimabili. Le copie arrivate nello…

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  • GIANMARIA TESTA CON PIER MARIO GIOVANNONE, Valzer di un giorno (Elle U Multimedia, 2000)

    Cantautore amatissimo dai nostri cugini francesi e da essi prontamente adottato, Gianmaria Testa è un caso a parte nel panorama italiano, se non altro per il fatto di non avere avuto, in tutti questi anni, una distribuzione ufficiale nel nostro mercato così ricco e pieno di grandi artisti e capolavori inestimabili. Le copie arrivate nello…

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  • GENTLE GIANT, Octopus (Columbia, 1972)

    Quarto disco del gruppo inglese e di grande qualità. In evidenza l’abilità strumentale dei musicisti. Canzoni mai banali, cambi di ritmo, uso brillante di uno strumento come il vibrafono (in “Knots”), bella sezione vocale. Insomma, grande progressive. In “Raconteur, troubadour” è di bell’effetto il violino di Ray Shulman sovrainciso più volte, possente è “A cry…

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  • FAMILY, Fearless (United Artists, 1971)

    Un disco che non ha veri e propri punti deboli. Le prime cinque tracce in particolare, a partire dalla bella “Between blue and me”, non perdono un colpo. L’originalissima voce di Roger Chapman, grintosa o delicata a seconda del bisogno, è inconfondibile: a riprova della grande varietà musicale esistente all’interno del cosiddetto progressive rock, una…

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  • CAT STEVENS, Mona Bone Jakon (A&M, 1970)

    Non è considerato generalmente il miglior disco di Cat Stevens, ma è innegabilmente assai piacevole da ascoltare. Pur non mantenendosi sempre allo stesso livello, canzoni come “Maybe you’re right”, “Trouble”, “Katmandu” (dove fa capolino il flauto di Peter Gabriel), “Fill my eyes” e “Lillywhite”, unitamente alla sempre espressiva voce nasale di Cat Stevens, giustificano, a…

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  • COLOSSEUM, Valentyne Suite (Vertigo, 1969, Castle 1972)

    Seconda e più nota opera dei Colosseum, formazione del rock-jazz inglese, dopo l’esordio di “Those who are about to die salute you”, nello stesso anno. Nato per iniziativa del batterista Jon Hiseman e del sassofonista Dick Heckstall-Smith, il gruppo comprese, sino alla realizzazione di questo album, Dave Greenslade alle tastiere, James Litherland alla chitarra e…

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  • FRANCESCO DE GREGORI, Bufalo Bill (RCA, 1976)

    Ci perdoneranno i patiti di De Gregori, ma noi, personalmente, non ne siamo entusiasti, non riusciamo proprio a farcelo piacere del tutto. O meglio, ci piace a spizzico, un po’ qua, un po’ là, a macchia di leopardo. E spesso ad attirare maggiormente la nostra attenzione sono canzoni generalmente considerate “minori”, o comunque non di…

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  • MAXIM, Hell’s Kitchen (Xl-Recordings, 2000)

    Maxim si mette in proprio. Dai Prodigy e dalla techno all’hip hop come non ci si crede. “Hell’s Kitchen” costituisce il riscatto della musica elettronica, o la sua morte. Dipende da cosa pensiate dell’hip hop, perché “Hell’s Kitchen” è un album rap. Molto molto molto estremo, proprio molto. E ora che l’ho in heavy rotation…

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Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo. Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai. (Matteo Marconi) Le puntate precedenti Back To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla più Back To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85 Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!” Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV) Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta Vega Back To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2 Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom Yorke Back To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89) Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster 14 settembre 2010