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Un mio amico mi ha raccontato che suo padre gli ha detto, poco tempo fa, un giorno come gli altri: “Ohité, béda mò… incò saresa po’ al mé cumpleàn!” (traduzione: “Ehi, guarda bene… oggi sarebbe poi il mio compleanno!”). E lui: “Ti iscrivi poi su Facebook se vuoi che mi ricordi il tuo compleanno!”.
Insomma, oggi va così. Facebook ci rammenta i compleanni.
E se vogliamo festeggiare l’anniversario di un disco? Bisogna andare a ravanare!
Il primo per cui vale la pena tirare fuori addobbi e festoni a più non posso è l’indimenticabile primo, omonimo album degli Stone Roses: quest’anno compie 20 anni. È uscita una Deluxe Edition con due cd da 59 e 64 minuti e un dvd con spezzoni dal vivo del 1989 e 6 video, oppure un’edizione del ventesimo anniversario rimasterizzata con in più “Fool Gold”. Che disco pazzesco, “Stone Roses”.
Ma nell’89 uscì anche un disco che cambiò la giovinezza di molti, alimentando una generazione di eterni sognatori malinconici: “Disintegration” dei Cure. Credo che quell’album sia il mio disco da isola deserta: bruciatemi tutto, toglietemi tutte le registrazioni che ho in casa… se devo sceglierne solo uno, sarà quello!
E che dire dei 20 anni di “Doolittle” dei Pixies?… Tutti e tre gli album finora ricordati sono usciti tra il marzo e i primissimi giorni del maggio del 1989… una bella primavera, no?
Personalmente festeggerei anche Mike Patton e i suoi Faith No More… “The Real Thing” (1989) era un disco che cambiava il modo di considerare il crossover, un esempio di come i “miscugli” di generi sarebbero stati all’ordine del giorno. Alle volte mi sogno ancora il pesce morente sul finire del video di “Epic”.
Sono invece ormai dei maturi trentenni dei dischi che sembrano la storia del rock da sempre, perché non si potrebbe immaginare la musica senza “The Wall” dei Pink Floyd (uscito il 30 novembre 1979) e “London Calling” dei Clash (uscito in Inghilterra il 14 dicembre 1979).
Sui 40 anni di “Abbey Road” dei Beatles se n’è parlato, e anche troppo, per cui pare più originale usare le trombette modello péppéppépeppepeppépeppépeéééé per “Tommy” degli Who, un’imponente rock opera che ancora oggi è uno dei concept-album per eccelenza.
E poi, basta. Sono troppi questi compleanni. Quelli di 10 anni non li festeggiamo neanche, ci siamo stancati e poi sono troppo piccoli: le torte finirebbero subito.
(Paolo Bardelli)

