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PINK FLOYD
The Wall (2LP, EMI, 1979)
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di Andrea Presciuttini scrivi un'email

Pink Floyd - Saucerful Of Secrets

Difficile parlare di questo album. Si tratta indubbiamente di una pietra miliare, una sorta di fascio, in parte incoerente, di forza e crudeltà, vita e disperazione; un insieme complesso di rock e tematiche rock dalle mille sfaccettature.

"The Wall" è il primo disco dei Pink Floyd di cui Roger Waters è il dittatore, grandioso cantautore padre del "concept" come di tutti i testi e della maggior parte delle musiche. Ma il resto del gruppo non è assente, per cui "The Wall" suona inconfondibilmente Pink Floyd (a differenza, forse, del successivo "The Final Cut", quasi un album solista di Waters). Musicalmente questo album racchiude tutto ciò che di buono il quartetto ha fatto nei '70, apportando a dire il vero poco di nuovo. Gilmour dona un valore aggiunto notevole all'opera, cantando come sempre molti pezzi e firmando anche alcune composizioni memorabili (soprattutto "Comfortably Numb" e "Run Like Hell"), dimostrandosi così ancora valido chitarrista - stupendi gli assoli - ed arrangiatore. Nick Mason, musicista forse non troppo brillante ma molto misurato, fornisce il suo solido apporto con una batteria tutto sommato impeccabile come sempre. E' Rick Wright che risulta un po' assente; molte parti di tastiera sono suonate da altri, e l'orchestra - accompagnamento 'operistico' gestito con grande intelligenza - riempie alcuni di quegli spazi che proprio lui in passato aveva saputo splendidamente arricchire. Difatti, Wright avrebbe lasciato di lì a poco il gruppo e sarebbe tornato stabilmente solo nel 1994, in occasione di "The Division Bell". Dal canto suo Waters svolge egregiamente il suo compito di bassista suonando talvolta in modo memorabile (irresistibili alcune sue linee di basso), e regalandoci la sua voce inglese, splendidamente assurda. La musica, nel complesso, accompagna ed esprime magnificamente, con un sound pieno e limpido, le tematiche dell'album, rispecchiandone anche l'intensità emotiva e la violenza di fondo. E' anzi il primo disco, nella storia dei Pink Floyd, in cui le musiche ed i colori si sbilanciano con decisione in direzione dei contenuti.

La storia narrata in "The Wall" è prima di tutto una storia personale, composta in parte da esperienze autobiografiche di Roger Waters ed in parte dalla storia di quel Syd Barrett, il folle 'pifferaio' lisergico dei primissimi Floyd che così spesso ha ispirato le canzoni del gruppo. L'isolamento in cui cade il protagonista - la rockstar 'Pink' - i traumi subiti a causa della morte del padre in guerra (come accadde realmente a Waters), la madre possessiva, la scuola omologante ed oppressiva, l'inevitabile falsità dei rapporti di chi è celebre nel mondo del rock: Pink si barrica dietro al Muro perdendo la capacità di rapportarsi agli altri e all'altro sesso (in cui vede la madre, distruttiva), soffrendone. Disumanizzato, arriva ad immaginarsi un Hitler sanguinario davanti al proprio odiato ed inutile stupido pubblico. Il tutto cresce in assurdità fino a che, grazie ad un processo (interiore, ma con tanto di giudice) Pink si libera, riuscendo ad abbattere il Muro. Questo Muro è quindi la barriera che isola il protagonista dal resto del mondo, una tragedia personale. Ma può e deve essere anche visto come il simbolo di ogni barriera che imprigiona l'uomo ed il suo spirito (e come chiave di lettura solo secondaria, quindi, anche come il muro di Berlino).

Forse quest'opera rock è criticabile da vari punti di vista (come è stato fatto), ma il successo di "The Wall" e la sua potenza nell'imprimersi nella testa dell'ascoltatore sono innegabili. A ben guardare, la storia di fondo non è particolarmente originale, ma è certamente segnata da una vivida vena di pazzia, oltre che sufficientemente articolata e profonda da prestarsi a molteplici interpretazioni, in chiave simbolica, pacifista, politica, sociale, psicologica… oltre che ad interpretazioni esagerate o fuori luogo. Molti episodi lasciano che l'ascoltatore si immedesimi facilmente nel protagonista, e vi è la forza delle immagini, sia di quelle crude evocate da testi e musica ("The Worms", i vermi, e molti altri 'mostri') che di quelle rese esplicite dalla penna di Gerard Scarfe, talentuoso disegnatore padre di tutta la grafica del packaging e dei celebri disegni, animati poi nel film omonimo di Alan Parker. Il disco è coinvolgente, stilisticamente ricco, ed i momenti memorabili sono parecchi. Si spazia da rock ballads marcatamente Floydiane, a pezzi carichi di lugubri leit-motiv, ad intimiste song d'autore accompagnate dal pianoforte. Un lungo viaggio straniato che ha accompagnato molti in ore ed ore di 'quiet desperation', e che ancora oggi continua ad esercitare un fascino violento. I famosi mattoni da anni ormai figurano sugli zaini di chissà quanti ragazzi assieme alle scritte inneggianti a Jim Morrison: il Muro è diventato un simbolo carico di significati, a prescindere da ciò che era in origine. E per i Pink Floyd questo album doppio ha segnato con evidenza l'inizio della fine, con Roger Waters assurto a leader assoluto, cieco e solitario fautore delle proprie paranoie, e che pochi anni dopo, tentando di sciogliere il gruppo, se ne sarebbe separato.


Recensioni Collegate:
Pink Floyd - la Kalporzgrafia
Syd Barrett - Barrett
Roger Waters
- In The Flesh



25 marzo 2002


Track list:


LP1
1. In The Flesh?
2. The Thin Ice
3. Another Brick In The Wall (Part I)
4. The Happiest Days Of Our Lives
5. Another Brick In The Wall (Part II)
6. Mother
7. Goodbye Blue Sky
8. Empty Spaces
9. Young Lust
10. One Of My Turns
11. Don't Leave Me Now
12. Another Brick In the Wall (Part III)
13. Goodbye Cruel World

LP2
1. Hey You
2. Is There Anybody Out There?
3. Nobody Home
4. Vera
5. Bring The Boys Back Home
6. Comfortably Numb
7. The Show Must Go On
8. In The Flesh
9. Run Like Hell
10. Waiting For The Worms
11. Stop
12. The Trial
13. Outside The Wall



I commenti
 
Charlie
27 luglio 2003
è un grande disco. Non riesco mai a spiegarmi come un mediocre musicista come Waters possa diventare uno strepitoso compositore!Sono fan dei P.F. da sempre, grazie anche a quest'album.


matrix
14 agosto 2002
Signore & Signori: siete di fronte all'opera più grande che sia mai stata realizzata.


Morengone
3 maggio 2002
Siete Grandi!!!!! Dico a voi che siete fans dei magici Pink
Floyd,senza mai aver dimenticato il Grande Syd e la separazione del
piu`grande : ROGER Waters.Ma chi ama i Floyd, e`destinato ad amare sempre
ogni piu`piccola creazione musicale che viene da ogni singolo componente. Io
li amo cosi`tanto che con un mio amico abbiamo fatto un PUB che si chiama
THE WALL Pub sul lago maggiore,rigorosamente in mattoni rossi e i dei
murales che richiamano il famoso doppio The Wall. Quindi potete immaginare
come aspetto Rogers a Zurigo e sono sicuro che sara`un`enessima super
emozione. Ciao a tutti i fans dei pink e buoni "Mattoni" a tutti. Morengone
pink@bluewin.ch
www.mypage.bluewin.ch/morengone/


Fripp
14 aprile 2002
Ne hanno dette di tutti i colori su questo album... "troppo
depressivo", "poca ironia", "troppo oscuro", "troppo pomposo" e via così.
Possibile che non ci si renda conto che è proprio ciò che vuole essere? Di
testi frivoli, insignificanti, leggeri e disimpegnati ne sono pieni gli
scaffali di qualsiasi negozio di musica, di sterile e ipocrita ottimismo
pure.
Waters & Co hanno voluto raccontare di una sofferenza innata nella persona,
non dipendente da un episodio triste nella vita, che fa soffrire ma poi
passa. Il piccolo Pink soffre dell'assenza del padre, della presenza
oppressiva della madre e della freddezza degli insegnanti; ma la sua vicenda
sembra segnata anche da qualcosa di più profondo (sarà mica l'unico bambino
della sua generazione ad aver perso il padre in guerra, no?), è
ipersensibile, e si aliena per non soffrire. Per questo lo considero non
soltanto una splendida opera rock, ma anche un ottimo manifesto per chi
soffre del 'male oscuro'.

la voce del padrone
12 aprile 2002
Che dire? Ho amato i Pink Floyd per la loro sperimentazione, ma
quest'Album non è di certo sperimentale. Eppure la voce stridula o irreale
di Waters (sempre più "Pink"), i continui e meravigliosi assoli di chitarra
di Gilmour nel più profondo stile rock (genere che in realtà non amo), i
lontani echi elettronici di Wright (come lontano dalla band egli era in quel
periodo), mi danno continui brividi ad ogni ascolto...davvero
meraviglioso!!! Ma ancora non capisco bene il perché...forse sono un
"WALLiano" e basta...



man-erg
12 aprile 2002
Waters e i Floyd hanno fatto un lavoro straordinario.
Certo The Wall è diverso se confrontato ad abum tipo atom heart mother o
dark side ma è un grande album rock.Canzoni come nobody home o one of my
turns fanno quasi commuovere e il modo di cantare di Waters non è affatto
inferiore a quello di Gilmour.Anzi certe canzoni sono fatte su misura per
Waters.Tematiche come disperazione o paranoia si fondono con la musica ed
ecco cosa sono riusciti a fare questi geni?
L?unica cosa che mi dispiace e che certe canzoni come brick in the wall sono
state un pocobanalizzate,
inserite invece nel contesto di The Wall assumono un significato più
importante.
Waters con quest?album e anche con successivi lavori come Amused To death
ha dimostrato di avere tanto talento e intanto non vedo l?ora che arrivi il
10 Maggio per vederlo dal vivo.

General Lee 2 aprile 2002

Questo capolavoro è a tutt'oggi il disco più bello che io abbia
ascoltato. Rispetto a TUTTO il resto ha qualcosa in più... Forse perché è la storia di tutti noi...



pigs 25 marzo 2002
"the wall" è sicuramente uno dei più grandi dischi di tutti i tempi e per rendersene conto basta ascoltarlo tutto d'un fiato per capire la genialità che traspare in ogni singolo brano."the wall"il disco,il tour e poi il film resteranno per sempre perche ancora oggi dopo 23 anni il muro.......è ancora in piedi.

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