Ormai è cosa certa, i Cure sono un gruppo
fatto apposta per spiazzare il proprio uditorio.
Quando ormai la vena pop sembra nettamente consolidata
da album come "The Top"
e "Kiss
Me Kiss Me Kiss Me", la band di Robert
Smith torna alla carica con un album che dimostra
i suoi intenti fin dalla cover: una tenebrosa
atmosfera contornata da fiori e con al centro
il volto spettrale del cantante. Smith sembra
quindi volersi riappropriare dell'icona dark che
lo aveva contraddistinto. Grande spazio va alle
tastiere (suonate dallo stesso Smith, da Simon
Gallup e da Roger O'Donnell), a cui viene affidato
il compito di costruire la perfetta opera decadente,
capace di dare vita agli ectoplasmi mentali che
da sempre ossessionano Smith.
"Plainsong" e soprattutto "Pictures
of You" sono i brani con cui si da vita all'avventura:
profonde, cupe, universali, si spandono fino a
raggiungere la rotondità perfetta e si
incurvano, strisciano sottopelle e si dissolvono
all'improvviso, ballate del mondo dei ricordi,
del mondo dei rimpianti, del mondo della mente.
La grandezza di Smith nel mettere in scena questo
suo spettacolo risiede proprio nel fondere i dolori
della mente a quelli del cuore e nel rendere il
particolare universale, e viceversa. Il suono
è talmente compatto da dare adito all'idea
di trovarsi di fronte ad un concept-album, opera
omnia e al contempo episodio di un gruppo che
ha attraversato le ceneri della propria memoria.
E i punti più elevati di questa opera sono
l'elegante "Lovesong", la squarciante
e devastante "Prayers for Rain", la
dolce e malinconica "Homesick". Ma neanche
queste tre canzoni riescono a competere con l'estro,
la creatività, la bellezza estatica di
"Lullaby": ninnananna terrorizzante
e angosciosa ("On Candystripe Legs the Spiderman
Comes"), cupa e allo stesso tempo elettrizzante,
apogeo di un individuo ormai maturo e consapevole
della propria condizione, della propria sofferenza,
culmine di una disintegrazione apparente pronta
a svanire di fronte alla luce della mattina, anche
se "the Spiderman is always hungry".
I Cure ci regalano un altro capolavoro, ultimo
album della loro storia negli anni '80, e (dis)integrazione
di essi. Gli anni '80 se ne vanno con la disperazione
("Disintegration"), gli anni '90 esordiranno
con la speranza ("Wish").
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