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“Transparencies Vol. 1” è il nuovo album dei Mood Transparencies”, uscito il 9 gennaio 2026 su Transition Totem.
Sembra passata una vita e in parte è proprio così, da quel promettente esordio del giovanissimo duo formato da Daniele Maini e Francesco Molinari. Era il 2015 e con un granitico math-rock strumentale dalle reminiscenze psichedeliche i due talentuosi musicisti emiliani si erano fatti notare con l’album di debutto omonimo per Upupa e Produzioni e Fooltribe che avevano portato ovunque in giro per l’Italia. Poco più di un decennio più tardi i due sono tornati in una nuova veste molto più elettronica per il nuovo album. «Trasparenza è per noi un punto di partenza per immaginare e costruire una nuova realtà, in grado di influenzare positivamente le persone e il mondo che ci circonda» hanno spiegato i due per presentare questo racconto molto intrigante che fonde elementi di matrice elettronica – dance, techno, house, downtempo, glitch, big beat e break beat – con l’attitudine performativa di matricerock DIY del duo modenese.
A testimoniare questa svolta compositiva erano arrivati il primo estratto “New Son Don”, che ha anticipato il disco, arricchito dal featuring della cantante toscana Brida. E poi “Rejune”, terzo singolo di matrice “black” mid-tempo, con suggestioni oniriche orchestrali accolte da ritmiche elettroniche e hip-hop, con la voce di Anna Bassy a colorare di nuove tinte il sound dei Mood.
I due hanno raccontato la gestazione di “Transparencies” attraverso 7 ispirazioni, a partire proprio dalla parola chiave della loro nuova dimensione.
1. IL CAMBIAMENTO
Il cambiamento non è stata una scelta estetica, ma una nostra necessità. Ci siamo accorti che qualcosa attorno a noi era cambiato o forse, più semplicemente, eravamo noi ad essere cambiati. In quella sorta di disequilibrio abbiamo maturato l’idea che restare fermi ci avrebbe, alla lunga, logorato. Senza cambiamento saremmo rimasti in una comfort zone che non ci apparteneva più.
2. LA PROVINCIA E LA SALA PROVE
Siamo cresciuti in provincia e la provincia ci ha insegnato due cose: a fare i conti con la staticità e ad andare oltre. Il nostro “oltre” però affonda le radici nel nostro territorio e più specificatamente nella sala prove più grande della bassa, il Lato B. Il Lato B è il nostro “laboratorio”: un luogo sospeso dove possiamo sperimentare, fallire e ricominciare senza avvertirne mai il peso. È lo spazio in cui il tempo rallenta e l’identità prende forma, un errore alla volta.
3. GLI AMICI
“Transparencies” ci ha insegnato che da soli non si va lontano.Abbiamo incontrato persone che hanno creduto in noi quando noi stessi eravamo pieni di dubbi. Raffo (aka Raffaele Marchetti), in particolare, è stato centrale: ci ha aiutato a mettere ordine, a distinguere l’essenziale dal superfluo, a guardare le cose da angolazioni diverse e nei momenti di tensione ci ha riportati al punto: l’obiettivo. E sì, ci ha anche evitato qualche litigio.Trasition Totem, nelle vesti di Arianna, Giacomo, Stefano e Raffo, è stata ed è parte concreta della nostra crescita.
4. LE PLAYLIST
Abbiamo gusti diversi. A volte molto lontani. Invece di viverla come una distanza, l’abbiamo trasformata in metodo: playlist condivise, brani mandati a qualsiasi ora, ascolti incrociati. Così abbiamo imparato a leggere il gusto dell’altro, a capirne e assimilarne i dettagli. È stato un esercizio di fiducia e di sintonia e ha definito la direzione del nostro ultimo lavoro.
5. IL MINILOGUE
Il primo sintetizzatore lo abbiamo comprato quasi per gioco e ci sembrava un oggetto “alieno”. Fino a quel momento quei suoni li avevamo solo ascoltati nei dischi degli altri. Così come con ogni oggetto curioso ma estraneo abbiamo iniziato a “spippolare”, senza sapere davvero cosa stessimo facendo, guidati soprattutto da un forte istinto. Col tempo, le dovute ricerche e i confronti del caso, abbiamo capito che lì stava nascendo qualcosa. Un cambio di linguaggio, un passaggio più radicale di quanto immaginassimo.
6. IL MOVIMENTO
I concerti e i festival a cui abbiamo partecipato ci hanno portati a una evoluzione. Guardando certi show abbiamo capito che volevamo scrivere musica che si “muovesse” e che facesse muovere.Durante la lavorazione di Transparencies Vol. 1 ci siamo imposti una regola: ogni brano era un corpo da dover muovere. Quindi abbiamo cercato una forma che potesse contenere complessità e stratificazione, ma che fosse al contempo capace di comunicare in modo diretto e spingere al movimento.
7. CARIBOU
Caribou è uno dei nostri riferimenti più forti. Quattro anni fa abbiamo preso un permesso dal lavoro e siamo andati fino a Lubiana per vederlo live. Prima fila. Nessuna distrazione. Solo musica. Quel concerto ci ha fatto capire cosa significa portare in tour un progetto di elettronica “suonata”. È stata un’esperienza“semplice” che si è tradotta per noi in una netta apertura mentale. Da lì abbiamo iniziato a immaginare il nostro modo di stare sul palco e, forse, anche il nostro modo di scrivere.

