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Lo scorso 8 maggio è uscito l’album d’esordio omonimo degli Angel Names, su Dischi Sotterranei. L’impostazione è quella di un indie-rock “alla vecchia maniera” (oramai si può dire anche così), sporco e obliquo il giusto. Riferimenti? Dei Blonde Redhead (usano le due voci, maschile e femminile) con Melissa Auf Der Maur al basso, e crediamo di essere stati precisi in questa analisi.
Chiara Amalia Bernardini e Nicola Mora compongono musica insieme da molti anni, durante i quali il loro rapporto interpersonale e quello musicale hanno assunto varie sembianze, tra cui KICK.
Prodotto insieme a Elmer Hallsby (Isolated Youth, Dead Vibrations), l’album Angel Names è stato registrato presso lo studio Big Tree di Brescia e successivamente mixato da Martin “Konie” Ehrencrona (ex Viagra Boys).
Dal vivo il duo bresciano diviene un quintetto, con voce, batteria, basso, chitarra e bass VI. Chiara e Nicola hanno condiviso il palco con artisti quali Elias Rønnenfelt, DAIISTAR, Molly Nilsson, e hanno suonato presso festival di rilievo, da Synästhesie (Germania) a Ypsigrock (Italia).
Siccome Angel Names è un bell’album, ecco che allora abbiamo chiesto ai due le 7 ispirazioni che si celano dietro ad esso, ricevendo risposte alternate.
1. John Carpenter e l’horror fantascientifico
Per quanto riguarda l’immaginario visivo, soprattutto l’artwork del disco, credo di essere stata inconsapevolmente influenzata dall’horror fantascientifico di Carpenter. Una sera di qualche tempo fa guardai “La Cosa”, e fu amore a prima vista. Prima di quel momento conoscevo il regista solo di nome. Da allora ho sviluppato una piccola ossessione per i suoi film, e sto andando a recuperarmeli uno a uno. Dei suoi lavori, che amo perché totalmente immersivi, apprezzo molto anche l’aspetto di critica al sistema. Si prenda ad esempio “Essi Vivono”: è un film del 1988, ma per via del suo sfacciato anticapitalismo è ancora molto attuale. Non potrei essere più d’accordo: fare arte è un gesto politico. (Chiara)
2. Le sbornie e i giorni neri
I giorni neri dopo una sbronza che avrebbe dovuto risolvere tutto e che invece non ha risolto un bel nulla. (Nicola)
3. L’Imperatrice della Storia Infinita
Un’immagine che mi ha profondamente suggestionata e che ho sempre custodito nella memoria è quella dell’Imperatrice Bambina nella versione cinematografica de “La Storia Infinita”. Da piccola adorai quel film, e per qualche strano motivo mi immedesimai moltissimo in lei. Credo che il lato malinconico, celestiale, e “candido” del disco derivi anche da lì. (Chiara)
4. Il Digitech Whammy
Digitech Whammy. Con questo pedale puoi scrivere per due chitarre anche se ne hai solo una. L’ho usato in vari brani del disco, come Soaked in Starlight, All You Can Eat, Rollercoaster, ma anche per le armonie vocali di Turn Into a Bird. (Nicola)
5. I Linkin Park
Mi sono resa conto solo recentemente che l’idea di cantare il ritornello di Sugar Crush, che di fatto rende la canzone un duetto, è stata ispirata dalla dinamica vocale dei primi Linkin Park. Sono cresciuta con Hybrid Theory e Meteora, che riascolto spesso ancora oggi e per me rappresentano un luogo sicuro. A mio parere, la voce di Bennington rimane una delle più oneste del rock, e le sue linee melodiche tra le più evocative. Non riesco a non emozionarmi quando li ascolto, anche se li conosco a memoria. (Chiara)
6. Il rock diretto e popolare
La musica sfacciatamente rock, semplice e popolare, al di là del cringe e altre cazzate di questo tipo. (Nicola)
7. Bagolino
L’ultima influenza è comune a entrambi, e si tratta di un piccolo paese di montagna in provincia di Brescia, chiamato Bagolino. È il luogo dove sono nati Nicola e gran parte della mia famiglia. È il nostro posto del cuore, il sangue che ci scorre nelle vene, e in quanto tale parte fondante di ciò che siamo. È qui che ci siamo conosciuti, un’estate di molti anni fa. (Chiara)
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