Share This Article
Continuando un weekend estremamente intenso qui a Minneapolis, mi sono diretto all’Uptown Theater per una serata di indie pop rock al femminile con King Princess come headliner.

SASAMI
Ad aprire la serata è stata SASAMI (nome completo Sasami Ashworth), che avevamo già visto da headliner al Turf Club nel maggio 2025. Con l’album Blood on the Silver Screen ancora fresco, ero curioso di capire come avrebbero condensato quel sound nella durata ridotta di un set d’apertura. Il primo brano è stato Honeycrush, e SASAMI si è dimostrata subito molto professionale, calcando il palco come su una sorta di “passerella punk”. SASAMI oscillava tra glamour e furia, un contrasto che si sposava alla perfezione con il mood del set. Lasciando per un momento la chitarra sul secondo brano, ci ha avvisati: “il palco è scivoloso, potrei spaccarmi il c**o stasera”. Il batterista Diego ha iniziato a scaldare il pubblico con degli interludi di batteria. Incoraggiando un “mosh pit lesbico”, Need It to Work ha mostrato un lato oscuro, industriale, facendo impazzire la folla durante l’assolo di chitarra lungo e rumoroso.
SASAMI è una performer formidabile; non c’è stato quasi un attimo in cui non girasse per il palco, con il braccio alzato o impegnata in stacchi di chitarra. Spiegando che questo sarebbe stato l’ultimo concerto per un po’ (dopo quasi due anni di tour quasi ininterrotto), ci ha regalato una grande versione di Call Me Home, con qualche graffio vocale sul ritornello e un cambio di tonalità finale che ha messo in risalto la disperazione del testo. Dopo una breve uscita, SASAMI è rientrata con un lungo monologo e, roteando sul palco, ha suonato il corno francese dando il via a un crescendo intenso che sfociava in Smoke (Banished from Eden). Quel tappeto sonoro, insieme alla batteria, aveva abbastanza profondità da sostenere le voci. Il set si è infine chiuso con Slugger: SASAMI ha terminato alla grande, con quel brano più indie pop, lasciando il palco tra forti applausi.





KING PRINCESS
La successiva, e anche headliner della serata, è stata King Princess (nome d’arte di Mikaela Straus). Ha tre album all’attivo, incluso Girl Violence, uscito a settembre 2025. La band era formata come un quintetto (voce/chitarra, chitarra, basso, tastiere/elettronica e batteria). L’opening è stato teatrale con King Princess che è apparsa su una piattaforma rialzata sul fondo del palco, iniziando con la cool Cherry. Il simpatico scambio tra chitarrista e bassista al centro del palco nei primi pezzi era il preludio del mood generale della serata. Ma, al di là di ciò che faceva la band, lo show era tutto di King Princess: il pubblico reagiva a ogni suo gesto, incluso il suo iconico atteggiamento nelle prime battute. Con il lento Girls, King Princess ha mostrato il suo lato più malinconico e romantico, catturando il pubblico, soprattutto nel finale quando si è inginocchiata sul palco, seguendo il mood della canzone.
Dopo aver ringraziato i tecnici, King Princess ha lanciato la ritmata Covers. Come aveva fatto SASAMI, alternava brani con la chitarra a momenti di maggiore libertà scenica senza strumento. Una piccola gag per introdurre P**y is God* ha fatto esplodere il pubblico, mentre la cantante virava verso un sound più soul e sensuale. In un momento divertente, è comparso sul palco un grande dado con una serie di canzoni: il lancio ha decretato Trust Nobody. L’aspetto performativo era al centro dello show, e King Princess ha gestito ogni dettaglio con precisione. Il brano scelto dal dado partiva con un verso dominato dalle tastiere, per poi esplodere in un funk/jazz rock pieno e coinvolgente. È stata poi la volta della title track del nuovo album, con sonorità elettroniche più marcate, cori di supporto e tappeti sintetici imponenti.
Guardando la scaletta sul palco, al quarantacinquesimo minuto ho realizzato che probabilmente eravamo solo a metà serata, e King Princess non mostrava segni di cedimento. Cry Cry Cry è stato un vero rock travolgente, con tutti gli strumenti al massimo nel finale. Dopo essere scesa nel pit e quasi tra il pubblico, si è presa una breve pausa, sedendosi con la chitarrista per Talia. Una fan è stata invitata sul palco a spruzzare il nome della città sul grande pannello dietro di loro, un momento divertente che ha segnato la fine del set principale.
Dopo una lunga pausa — che ha incluso persino una sessione di pulizia del palco (non sto scherzando) — e un breve intervento motivazionale del bassista, King Princess è finalmente tornata per l’encore: prima con 1950, poi con Let Us Die, la sua canzone preferita. La musica si è riversata fuori dal teatro, mentre il pubblico usciva accolto dai primi, piccoli fiocchi di neve della stagione.





( Thaddeus-WHM)

Il presente articolo è stato pubblicato originariamente su WeHeartMusic: le ragioni della collaborazione tra Kalporz e WeHeartMusic le puoi leggere qui.
