Share This Article
Il 25 luglio l’Annibale Fest Vol. 2 ha trasformato il Garden Stage del Lumen di Firenze in un crocevia dalle sonorità mutevoli. L’evento inserito nel cartellone del progetto Urban Pulse di Estate Fiorentina 2026 è stato ideato e curato Annibale Booking, realtà italiana che da anni porta la musica indipendente internazionale sui palchi di tutta Europa. La serata ha preso la forma di un viaggio in quattro atti, ciascuno con il proprio universo e la capacità di lasciare un’impronta distinta. L’apertura è affidata ai Glimmer, che entrano in scena con un impatto immediato, un richiamo netto che cattura l’attenzione del pubblico fin dal primo istante. Formatisi nella primavera del 2023, i quattro newyorkesi hanno già percorso un tragitto sorprendente, tra singoli finiti nelle playlist editoriali di Spotify e una lunga serie di concerti tra Stati Uniti ed Europa. Sul palco fiorentino portano la potenza emotiva del loro album d’esordio “Get Weak” e del nuovo singolo “Someday Sunshine”, muovendosi tra saturazioni grunge e aperture shoegaze che alternano energia e sospensione. La loro forza sta proprio nella capacità di far convivere impatto e delicatezza, creando brani che graffiano e allo stesso tempo avvolgono, lasciando un’impressione che resta anche quando il volume si spegne.




Il passaggio ai Crocodiles è un cambio di ritmo che non spezza, ma rilancia. La band di San Diego deve comprimere in un’ora una storia che ha attraversato indie rock, post‑punk, shoegaze e noise pop, bilanciando passato e presente con una naturalezza che appartiene solo a chi ha costruito un’identità sonora solida. Le loro melodie luminose, immerse in un’estetica lo‑fi e volutamente ruvida, richiamano certe atmosfere degli anni ’80, ma è la loro sensibilità attuale a trasformare tutto in qualcosa di più viscerale, immediato, capace di arrivare dritto al pubblico. Sul Garden Stage il pubblico non ascolta: vive. Le chitarre saturate di riverbero, i ritmi essenziali, gli hook immediati creano un flusso continuo che trascina e smuove. I brani del nuovo album, più ruvidi e diretti, aggiungono una tensione ulteriore, una fisicità che rende la performance ancora più intensa, con quell’estetica che unisce romanticismo oscuro, rumore e melodia in un’unica scossa.





Quando arrivano i Dead Meadow, l’atmosfera cambia di nuovo, come se il palco si aprisse su un’altra dimensione. La band di Los Angeles, attiva dalla fine degli anni ’90 e riconosciuta come una delle realtà più influenti dello stoner e del psychedelic rock contemporaneo, porta con sé un’aura da culto che si percepisce immediatamente. Il loro suono è un equilibrio ipnotico: riff pesanti e sabbathiani convivono con atmosfere dilatate e sognanti, sospese tra doom, folk e space rock. Ogni nota sembra aprire un varco, ogni frase musicale trascina il pubblico in un gorgo emotivo da cui non si vuole uscire. Attraversano i propri album come capitoli di una narrazione psichedelica consolidata, un flusso magnetico che trova nel palco la sua cassa di risonanza ideale. Il loro groove, lontano da qualsiasi logica mainstream, è radicato nella cultura psichedelica più pura e avvolge chi ascolta in una performance immersiva che non concede appigli, solo abbandono. E quando il Garden Stage si spegne, l’Annibale Fest Vol. 2 continua a respirare dentro la Serra Nera del Jungle Stage. L’aftershow di DJ Ines Felicienne prosegue fino a tarda notte, guidando i naufraghi notturni attraverso elettronica sperimentale, industrial e minimal che si intreccia con beat lenti e venature post‑punk, creando una deriva scintillante e distorta, una navigazione che non accompagna ma trasporta, fino a un lento risveglio che chiude la serata come l’ultima onda di un viaggio onirico.







