Siamo reduci dell’ultima edizione da record di C2C Festival, che vi abbiamo raccontato nel report di Piero Merola e attraverso le bellissime foto di Andrea Pagano, ed è già tempo di programmare almeno mentalmente i propri piani per l’edizione numero ventiquattro. Lo staff del festival di Torino ha appena annunciato che la prossima edizione, la ventiquattresima della sua storia, si terrà da giovedì 29 ottobre a domenica 1° novembre 2026.
Sabato 22 novembre a mezzogiorno verrà messa in vendita su DICE.FM la release super early bird di Passport e Golden Pass per C2C Festival 2026. Il prezzo per coloro che acquisteranno questi speciali abbonamenti è di oltre il 50% inferiore rispetto a quello finale, confermando ancora una volta l’impegno di C2C Festival nel proporre un’esperienza tra le più inclusive e accessibili d’Europa. C2C Festival registra da quattro anni il sold out, nel 2025 con un mese e mezzo d’anticipo rispetto all’evento. La release è in disponibilità estremamente limitata e comprende entrambe le formule di biglietteria: Passport include tutte le giornate di C2C Festival 2026, ad OGR e Lingotto; Golden Pass garantisce l’accesso agli eventi di venerdì 30 e sabato 31 ottobre al Lingotto.
Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo.
Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai.
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14 settembre 2010
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