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Liana Flores + Março – Circolo Arci Bellezza, Milano –14 novembre 2025
Una serata tutta al femminile, il 14 novembre scorso il double bill al circolo Arci Bellezza di Milano sette musiciste hanno dato vita a due set all’insegna della contaminazione e della libertà.
Ad aprire sono le Março, sorprendente terzetto acustico formato da Marta Frigo, Sofia Zavaglia e Martina Campi. Innamorate del Brasile e delle sue infinite sfumature, le tre musiciste portano sul palco un progetto che vive di armonie e contrappunti: chitarre, voci, percussioni leggere, flauto e fisarmonica si intrecciano equilibrate.
Il loro repertorio, che spazia tra jazz, pop, musica brasiliana e composizioni originali, è fatto di atmosfere sognanti, un’apertura che prepara nel modo migliore il terreno al set principale.

Quando sale sul palco Liana Flores, la sua è prima volta, l’artista anglo-brasiliana in Italia con la sua voce, pulita e cristallina fatta di sogno e malinconia che incarna un equilibrio tra delicatezza e competenza musicale.
Lo stile, come ama sottolineare lei stessa è “freak-folk britannico” contaminato da jazz e bossa nova anni ’60 senza disdegnare riferimenti contemporanei come Laufey e Faye Webster.
Il concerto scorre il suo ultimo LP, “Flower of the soul” tra “Orange-coloured day”, di cui Liana accentua il carattere solare alla più soffusa “I Wish for the Rain” e “Hello Again”, curate negli arrangiamenti e sostenute dalle sue compagne di viaggio assolutamente dentro al suo suono.
Con “Hey, Who Really Cares?” e “Now and Then” si entra nel cuore emotivo del live, tra sospensioni armoniche e liriche quasi sussurrate, mentre “Nightvisions” e “Halfway Heart” mostrano la componente più jazzata del suo repertorio.

Il momento più atteso arriva con “Rises the Moon”, la canzone che ha portato Flores al successo globale. Per l’occasione invita nuovamente sul palco le Março, che aggiungono trame vocali morbide e colori brasiliani al brano, trasformandolo in un piccolo coro collettivo.
Chiude “Butterflies”, lieve e luminosa, perfetta come epilogo di un concerto che non punta mai all’impatto, ma alla suggestione.
Al termine resta la sensazione di aver assistito a qualcosa di prezioso: un live costruito sulla finezza e su una visione musicale che guarda indietro senza nostalgia e avanti senza urgenza.
