HORMONAS, “A Belly Full O’Tears” (Billy’s Bones Records, 2010)

Sarebbe finalmente ora di dare a Cesare quel che è suo di diritto, ma a parlare dell’ultimo prodotto di casa Hormonas senza citare i due misconosciuti precedenti si farebbe comunque un torto. Basti ai lettori sapere che il genere del primo “Dead Love Blues” è completamente descritto dal titolo di uno dei suoi brani migliori (“Iggy Diddley”), mentre il secondo, solo su vinile, “Why Did You Leave Me?” era un piccolo vaso di pandora di violenza esasperatamente stoogesiana dove però l’alcool aveva preso il posto dell’eroina. A qualcuno basterà sapere questo. I più avveduti provvederanno a contattare la Billy’s Bones per convincerla a ristampare due dischi di r’n’r come se ne sentono pochi in giro.

La doverosa precisazione di cui sopra è resa necessaria dal mutamento di pelle della banda veneta, incarnatasi questa volta in un quintetto elettroacustico che usa country, blues e western per costruire piccole epopee struggenti figlie di Nick Cave, Screaming Jay Hawkins e Jeffrey Lee Pierce.

Registrato in via analogica all’ Outside Inside Studio da Emanuele Baratto (Vermillion Sands), il suono lascia da parte le asperità del disco precedente e veste in maniera più adeguata le dieci murder ballads del disco, cui si aggiunge la struggente rilettura di “Amara Terra Mia” di Domenico Modugno, ricostruita con una naturalezza tale da far sembrare le campagne del meridione una terra di frontiera (che poi, in fondo, è pura verità).

Se ancora non siamo riusciti a convincervi del valore dell’album, vi invitiamo allora a prestare ascolto alla cavalcata di “Nation of Equal Rights”, alll’epicità da Ok-Corral di “Cat’s Paw” e soprattutto alla disperazione di “Southbound Train”. Io l’ho sentita per la prima volta dal vivo tre anni fa e vi assicuro di non averne mai dimenticato la melodia fino al giorno in cui l’ho risentita su disco. Qualcosa vorrà dire.

A proposito, non perdete assolutamente l’occasione di sentire dal vivo una banda in grado su un palco di risvegliare demoni e appetiti carnali tanto quanto compagni di merende del calibro di Rippers, Bone Machine, Mojomatics e Movie Star Junkies.

(Lorenzo Centini)

Collegamenti su Kalporz:
Nick Cave And The Bad Seeds
Caspiterina! – Movie Star Junkies, dei tarantolati all’Arti Vive Festival

05 agosto 2010

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