WILCO, Wilco (The Album) (Nonesuch, 2009)

Ci sono quelli che dicono che i Wilco, col tempo, si sono imborghesiti, hanno sposato la paraculaggine di una musica formalmente ineccepibile ma di maniera, che ammicca eccessivamente al classic rock che si trova nelle discografie dei genitori (“dad rock” è la definizione ultrasnob di Pitchfork). Si finisce così per scadere nella triste equazione sofferenza uguale arte vera, quasi si volesse augurare a Jeff Tweedy di essere ancora preda di demoni esistenziali nella speranza di sentire un nuovo “Yankee Hotel Foxtrot”, onnipresente in tutte le classifiche e le adunate del meglio degli anni zero.

Per la fortuna di tutti gli altri, invece, Jeff sta bene, così come la sua musica, la quale anzi non è mai stata così bene proprio dai tempi del capolavoro pubblicato nel 2002. Nei Wilco che si affacciano alla nuova decade c’è una raggiunta maturità, fatta di perfetta padronanza di un vocabolario rock che si è andato ad arricchire sempre più negli anni; ci sono i frutti di quella che è probabilmente la loro migliore formazione di sempre, ormai rodatissima, con Glenn Kotche e Nels Cline nei panni di formidabili luogotenenti che lasciano mano libera e leggera alla scrittura del capo.

Trovano così spazio ed equilibrio le rimurginazioni sul rock classico di “A Ghost is Born” assieme alla morbidezza di “Sky Blue Sky”; balenano lampi melodici che potrebbero venire direttamente da “Summerteeth”. Due almeno i brani capolavoro, messi uno di seguito all’altro: “One Wing”, in cui l’introspezione dolente di Tweedy si lascia trascinare dal vortice delle chitarre nervose di Nels Cline, e la massiccia “Bull Black Nova”, che con ostinatezza teutonica spinge avanti accordi dissonanti fino quasi a spezzarsi. “Country Disappeared” e “Everlasting Everything” sono pregne della fragilità accorata che Jeff sa infondere alle sue canzoni, ma a fare da contraltare ci sono brani carichi di energia pop come “You Never Know” e “I’ll Fight”. Ciliegina sulla torta il duetto fra Tweedy e la sempre più prezzemolina Feist sull’incantevole “You And I”.

C’è chi ha paura che i Wilco stiano diventando una specie di Eagles della loro generazione. Se “Country Disappeared” diventerà la nostra “I Can’t Tell You Why” direi che, una volta tanto, siamo noi quelli fortunati.

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