JOSE’ GONZALEZ, Veener (Hidden Agenda, 2005)

Un nome comune come José Gonzalez potrebbe far pensare ad un corrispettivo spagnoleggiante del nostrano Mario Rossi. Si tratta invece di uno svedese di origini argentine, titolare di “Venner”, un disco risalente ad inizio millennio che ha avuto un buon successo in patria e più lentamente fuori, grazie anche all’inserimento del brano “Stay in the shade” nella colonna sonora della serie “The O.C.”. Sappiamo benissimo quanto le lande nordiche si stiano rivelando sempre più grandi fucine di talenti, sempre più attente, lungimiranti e dotate di buon gusto, e anche in questo caso c’è da fidarsi. La formula è di un minimalismo disarmante: chitarra classica e voce. Si raggiunge il massimo grado di barocchismo in “Lovestain”, dove addirittura appaiono dei timidi battimani…in “Stay in the shade” si percepiscono delle percussioni, e “Broken arrow” viene chiusa da un fraseggio di tromba. Semplicità, dunque, che contribuisce a creare un flusso ipnotico altamente suggestivo. José è una sorta di Nick Drake latino (“Stay in the shade” e “Broken arrows” lo dimostrano ampiamente) con un pizzico di attitudine alla Elliott Smith, ma il risultato è ben più che originale: al massimo si può rilevare che non sempre la qualità degli intrecci vocali equivale a quella degli arpeggi, oppure che il tono malinconico delle composizioni potrebbe venire a noia se tirato per le lunghe. Ma José possiede anche il raro dono della brevitas, e in mezz’ora apre, sviluppa e chiude uno dei tanti gioellini nascosti della discografia internazionale passati inosservati subito per essere (ri)scoperti solo in seguito.

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