DAFT PUNK, Discovery (EMD/Virgin, 2001)

Data astrale 2001. I Daft Punk a quattro anni da “Homework” si presentano nel nuovo millennio come indiscussi protagonisti della scena pop internazionale, grazie ad un sound che funge da marchio di fabbrica immediatamente riconoscibile, e a uno stile che manipola e gioca con i diversi generi. “Discovery”, ultimo lavoro del duo parigino, offre infatti un’idea convincente di un insospettato eclettismo. Il disco apre con la hit single “One More Time”. Il pezzo è dignitoso, probabilmente destinato ad essere ballato sulle piste commerciali di mezza Europa, ma dal punto di vista puramente artistico poco appetibile, forse per quell’effetto vocoder sulla voce di Romanthony troppo simile a quello del tormentone di Cher di qualche anno fa che all’altro cavallo di battaglia “Around The World”.

Il gioco robotico continua, e trova episodi anche più interessanti. “Harder, Better, Faster, Stronger”, con il suo secchissimo ritmo funky, è sicuramente uno di questi. Ma i Daft Punk dimostrano di saper fare anche altro. La prima parte del disco offre anche brani più marcatamente pop, come “Digital Love”, che sembra uscita da un disco dei Buggles, o “Nightvision”, vero e proprio “lentone”, episodio insolito in un disco simile. Con “Aerodynamic” sfioriamo l’hard rock, tutto per colpa di un ossessivo riff di chitarra “tapping” che ricorda paurosamente le cavalcate di Eddie Van Halen (nulla da stupirsi se si trattasse di un sample “rubato”!).

Bisogna riconoscere che la seconda parte del disco non presenta il medesimo “tiro” della prima, e i brani più interessanti non sono quelli più palesemente dance, bensì quelli più ricchi di “contaminazioni”. “Something About Us” è uno splendido “easy tempo” più vicino a Jamiroquai che agli Eiffel 65. Allo stesso modo, brani come “Voyager” o “Veridis Quo” mettono in maggior risalto l’ispirazione elettronica dei due francesi che in questi pezzi si rivelano grandi debitori di maestri come Tangerine Dream o Jean Michel Jarre.

Un disco estremamente piacevole e un buon passaporto per il nuovo millennio e per le nuove frontiere del pop elettronico.

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