• AA.VV., Exit Music – Songs With Radio Heads (BBE / Audioglobe, 2006)

    Chi scrive ritiene i Radiohead una delle venti cose per cui vale la pena vivere, dunque la recensione di un tributo alla band di Thom Yorke potrebbe essere falsata in un senso o in un altro. “Reato di lesa maestà!”, potrebbe subito denunciare il purista intransigente. “Evviva sempre e comunque la radioheadività!”, esulterebbe il drogato…

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  • GRAHAM COXON, Love Travels At Illegal Speed (Emi/Parlophone, 2006)

    Non so perché ma la storia Coxon/Blur mi sembra meglio di una telenovela argentina modello “Anche I Ricchi Piangono”, con Damon Albarn nel ruolo che fu di Veronica Castro, quello da primadonna: sempre pronto a fare e a disfare a piacimento. E’ notizia di questi giorni che il biondo ex ragazzino avrebbe dichiarato che gli…

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  • ARCTIC MONKEYS, “Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not” (Domino / Self, 2006)

    Freschezza. Questa parola mi risuona in testa sempre quando ascolto gli Arctic Monkeys. La freschezza potrebbe chiamare l’immaturità, sono un po’ i diversi lati della stessa medaglia come succede di solito negli album di debutto, in maniera quasi fisiologica se l’età dei componenti del gruppo si attesta sotto i vent’anni come in questo caso. Sarebbe…

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  • ROBERTO DURKOVIC, Semplicemente vita (Storie di note / Suonimusic, 2006)

    Facile scorgere la forza della melodia italiana e la sfrontatezza della musica balcanica in Durkovic. E’ facile perché basta pensare che ha radici mitteleuropee (il padre è ceco) e che è il terzo album che incide in compagnia di tre tzigani che conobbe orgogliosi buskers. E poi lo si sente subito quando si mette su…

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  • SOCRATIC, Lunch For The Sky (Drive-Thru/NMR, 2005)

    Se credete che si possa essere originali unendo un’attitudine commercial-punk alla Blink 182 ad un pianoforte, strumento inusuale in tale contesto, beh, allora questo quintetto del New Jersey potrebbe interessarvi. Altrimenti, alla larga. Siamo troppo tranchant e lo sappiamo, ma non ci convince questo abbinamento che nei Socratic non riesce ad essere coerente e coeso…

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  • TIGA, Sexor (PIAS / Self, 2006)

    Per una serie fortunata di eventi, Tiga si è trovato ad essere un alfiere inossidabile della house attuale con gli stessi strumenti del mestiere di vent’anni fa. La sua prima prova sulla lunga distanza, questo “Sexor”, dopo una serie oculata di singoli, gli ha fatto conquistare i dance floor della domenica pomeriggio e – contemporaneamente…

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  • RADAR BROS, The Fallen Leaf Pages (Chemikal Underground / Audioglobe, 2006)

    Niente di nuovo sotto il sole, però è una bella giornata. Potrebbe essere riassunto così il nuovo, quarto album dei Fratelli Radar. Niente di nuovo perché i Radar Bros. più che fratelli fra di loro sembrano fratelli dei Pink Floyd, e se i Pink Floyd fossero già morti ne sarebbero la reincarnazione. Per cui: che…

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  • HALMA, Back To Pascal (Sunday Service, 2006)

    Halma è il buio totale, è la notte che bussa alla porta. Facile aprire, il combo tedesco suona dello slowcore fascinoso che esplora gli anfratti più reconditi di ogni profondità: come rinunciare a tale intensità? Musica strumentale, musica da film, i suoni degli Halma nascono proprio con questa specie di missione notturna, come per fare…

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  • ANT, Footprints Through The Snow (Homesleep / Audioglobe, 2006)

    ANT, Footprints Through The Snow (Homesleep / Audioglobe, 2006)

    Quello che colpisce immediatamente nell’ascoltare “Footprints Through The Snow” è la capacità di scrittura di Ant. Una scrittura pop semplice, inattaccabile, talmente immediata da sembrare quasi buttata lì. E invece non bisogna compiere l’errore – possibile – di liquidare il cd di Anthony Harding come un’accozzaglia di idee mezze abbozzate, di sottrazione per necessità, di…

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  • SLUGS, Bob Berdella Bizarre Bordello (Black Candy / Audioglobe, 2005)

    Non sono mai stati molto accomodanti od omologabili, gli Slugs, ma in questo secondo lavoro “Bob Berdella Bizarre Bordello” hanno superato loro stessi. A partire ovviamente dal titolo, già strano di per sé, per svariare poi musicalmente dove più li portava il loro approccio maudit e il loro infinitesimale carattere. Sì perché si potrà dire…

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Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo. Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai. (Matteo Marconi) Le puntate precedenti Back To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla più Back To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85 Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!” Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV) Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta Vega Back To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2 Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom Yorke Back To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89) Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster 14 settembre 2010