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I Mombao negli hanno trasformato ogni palco – dai piccoli spazi DIY ai palcoscenici dei festival – in un
rituale, portando in scena centinaia di performance in tutta Italia, oltre che in Europa e nel Nord Africa, e affermandosi come una delle realtà live più iconiche e originali della propria generazione. “LIVE?” più che un disco registrato dal vivo, diventa una sorta di portale – come amano definirlo – un’esperienza di ascolto immersiva che va oltre la performance musicale.
Con “LIVE?”, uscito a fine febbraio su Electric Carpet Records, i Mombao hanno scelto di interrogarsi apertamente su cosa significa pubblicare musica nel 2026, e quali modalità abbia davvero senso intraprendere per un progetto che trova la sua massima espressione nell’esperienza dal vivo. La risposta è una presa di posizione netta: “LIVE?” privilegia canali diretti e modalità di ascolto condivise, ponendo al centro la relazione fisica tra la band e il proprio pubblico. Il disco circolerà innanzitutto nei contesti in cui questa relazione prende forma: durante un primo ciclo di concerti e in una selezione di negozi di dischi . Parallelamente, “LIVE?” sarà acquistabile sul loro sito e reso disponibile solo su alcune piattaforme di streaming selezionate, in linea con l’identità e i valori del progetto.
I Mombao nascono come duo di base fra l’Italia e New York, formato da Damon Arabsolgar (IT/IR/GER) e Anselmo Luisi (Le Luci della Centrale Elettrica, Selton, Giovanni Falzone, Virtuosi del Carso). Sono un progetto potente e unico, a metà tra un rituale, una performance artistica e un concerto. Si esibiscono al centro dello spazio, circondati dal pubblico e ricoperti di argilla, esplorando il confine tra musica e performance art e creando rituali collettivi e ipnotici. Mescolano canzoni inedite in linguaggi asemici a canti popolari provenienti da diverse culture, rielaborandoli in chiave techno/punk/pagana e usando solamente voci, percussioni e un sintetizzatore. Le loro performance non sono solo concerti ma situazioni: esperienze collettive in cui la percezione e il senso del tempo vengono alterati, usando la musica come strumento per indurre la trance e stati alterati di coscienza tramite la ripetizione ossessiva, l’improvvisazione totale e un approccio estremamente partecipativo.
Queste le 7 ispirazioni che hanno forgiato il loro immaginario e questo nuovo progetto “LIVE?”
1. Le urla
Anselmo: Le prime volte che ascoltavamo le registrazioni dei concerti non avevamo idea che stavamo per imbarcarci in un’epopea e che ne sarebbe venuto fuori un album ibrido tra registrazioni live rimaneggiate come un patchwork e overdub in studio di voci e altri strumenti. Abbiamo semplicemente ascoltato le registrazioni e abbiamo pensato: “che botta!” Si sentiva una magia particolare, impossibile da riprodurre in studio: la presenza del pubblico, le urla, gli applausi, le grida di liberazione, di gioia. Questo dava un carattere unico a quelle registrazioni, c’era una tridimensionalità e una qualità immersiva particolarissima. E’ così che abbiamo deciso di lavorare ad alcune take perché più di altre facevano emergere le voci del pubblico, in certi casi riconoscendo le voci di persone specifiche della nostra comunità. Sicuramente è un album che per il 50% è fatto dall’energia creata ai live, con il pubblico, con la nostra comunità, con quella relazione impalpabile che si crea dal vivo.
2. Il punto di domanda
Damon: LIVE? ha il punto di domanda perchè è un disco live ma anche no, perchè sfuma i confini del possibile. Perchè lascia un’ambiguità, ti chiedi se eri presente, se è un concerto solo o più di uno, come sia possibile che ci sia un coro così vicino ai microfoni durante un concerto, da dove viene quella fisarmonica e perchè prima c’era il pubblico che ballava e ora è tutto silenzioso? Dove era il pianoforte prima? É indubbiamente un disco live ma è anche indubbiamente un disco in studio. Non documenta un solo concerto ma l’idea stessa di partecipare all’esperienza MOMBAO. Il punto di domanda non è un elemento unicamente legato alla musica, è un simbolo grafico che ci ha permesso un passaggio concettuale ulteriore. Quando ci siamo accorti che era l’ennesimo progetto che sembrava non avere genere o categoria, abbiamo capito che avrebbe avuto bisogno di essere distribuito in una maniera alternativa. Ci siamo così posti la domanda: “quale è il modo MOMBAO di distribuire la sua musica?”. Questa domanda è diventata una questione politica. Partendo dal presupposto che avevamo un conflitto con le piattaforme di streaming, visto che non re-distribuiscono in maniera equa i proventi agli artisti, investono in armi e riempiono di nascosto le playlist di musica fatta con AI detenendone i diritti, abbiamo deciso di provare una strada alternativa, una “distribuzione rivoluzionaria”. Il disco non è sulle piattaforme di streaming, o meglio, sulle piattaforme c’è un troll, una voce in AI su musica in AI che invita a boicottare le piattaforme e ad andare ai concerti, occupando lo spazio con il proprio corpo. Il disco è infatti distribuito principalmente ai concerti, in formato fisico, oppure direttamente da noi al nostro pubblico senza intermediari. Inoltre stiamo facendo un tour di listening parties nelle case della nostra comunità, per incontrarci tutti davvero e distribuire il disco senza intermediari.
3. Le formule magiche
Anselmo: Byung-Chul Han ne “La scomparsa dei riti” parla delle formule magiche come parole di puro significante, prive di alcun significato. Evocano senza indicare nulla. E questa dimensione si ritrova anche nel mondo dei bambini, nelle filastrocche; abracadabra e simsalabim hanno lo stesso potere di ambarabaciccicoccò, ovvero quello di evocare mondi senza dire niente di specifico, proprio perché in entrambi questi due universi – quello dei maghi e quello dei bambini – il potere magico della parola esprime tutta la sua potenza. Di questo ci siamo resi conto solo dopo aver scritto il testo di Hissum Kissum, che poi è anche il testo di Makki Arram: abbiamo preso la frase “il mio cuore è pieno di gioia”, l’abbiamo fatta tradurre da Chat gpt in greco, serbo, farsi, arabo, estone, abbiamo storpiato le parole per adattarle alla metrica e le abbiamo intersecate con una filastrocca finlandese ed una calabrese. Il risultato è stato appunto una formula magica, un melting pot di lingue il cui senso si è rivelato a noi solo dopo averlo formulato. Ed è così che abbiamo deciso di adattarlo a più di una canzone, al punto che oggi è diventato una forma di canovaccio testuale che usiamo nelle improvvisazioni dal vivo. Sono diventate le parole da cui partire per improvvisare melodie e armonizzazioni.
4. I limiti
Damon: Questo disco è basato sui limiti e sull’idea che ogni ostacolo è un’opportunità per giungere altrove. Il processo che ha portato a scrivere un disco live ma anche in studio, fatto di patchwork, collage, overdub, cori, percussioni è completamente folle da un punto di vista tecnico e deriva principalmente dai limiti del materiale di partenza. Le registrazioni catturavano qualcosa di irraggiungibile in studio ma erano piene di difetti: alcune erano completamente distorte, altre erano state registrate “post FX” ovvero a posteriori della processazione necessaria per il concerto, altre avevano le linee di basso sommate alle melodie, c’erano i fischi dei microfoni nell’impianto, c’erano i baristi che rompevano i bicchieri di vetro e mancavano completamente i microfoni ambientali, davvero utili per “incollare” il suono degli strumenti. Era come avere in mano qualcosa di molto prezioso ma completamente marcio. Abbiamo dovuto usare programmi di riparazione di file audio, intelligenze artificiali, soluzioni creative al limite del legale, è un disco completamente esagerato e senza criteri sotto ogni punto di vista. E’ un disco illusionista, tramite la finzione, la prestigiazione, l’irrealtà e processi assolutamente non “puri” riesce a rappresentare il reale meglio di tanti altri processi. Mi ha insegnato che la musicalità è oltre ogni tipo di limite o regola. Qualsiasi sound engineer, se sapesse cosa abbiamo fatto, perderebbe i capelli. Eppure, alla fine, arriva dove deve arrivare. Ha permesso a me e Ricky di fare un lavoro enorme su noi stessi e su ciò in cui credevamo. Ci ha permesso di cambiare prospettiva.
5. Zikr
Anselmo: A volte trascritta come dhikr, è una parola araba che si può tradurre con ricordare o ripetizione, viene usata per indicare una tecnica di respirazione forzata usata nei rituali Sufi del misticismo islamico per l’induzione alla trance, spesso combinata assieme al whirling (la danza dei dervisci). L’anno scorso abbiamo partecipato ad alcuni rituali Sufi in cui la preparazione consiste appunto nel praticare lo Zikr; un coro di persone che respira all’unisono in modo sempre più intenso e concitato, quasi percussivo, facendo sfumare il confine tra individuo e collettivo in un crescendo parossistico. Abbiamo scelto prendere in prestito questa pratica come elemento musicale ed emotivo, inserendola nel finale Hissum Kissum; con un coro di amici e persone vicine a MOMBAO ci siamo indotti assieme un breve assaggio di trance e ne abbiamo registrato il suono al Waverec Studio; il nostro tentativo era quello di riportare sul supporto discografico questa nostra esperienza e di provare a tradurre attraverso il suono quello che può scatenarsi ai concerti a livello fisico-emotivo.
6. La SOMA PULSAR 23
Damon: La SOMA Pulsar 23 è uno strumento musicale boutique inventato da un russo-ucraino-polacco mattissimo di nome Vlad Kreimer. Tecnicamente è una batteria elettronica ma è completamente analogica e patchabile anche solo toccandola con le mani. E’ basata sul concetto della non riproducibilità. Di solito le aziende inventano strumenti che ti semplificano la vita e che fanno suoni con una palette eclettica, in modo da essere utilizzati in vari ambiti ma soprattutto capaci di fare cose riproducibili. La loro è idea è all’opposto. Sono strumenti imprevedibili, ingovernabili, con un’anima molto specifica e caratterizzante. Sembrerebbe che al centro della ricerca di Kreimer ci sia la volontà di costruire qualcosa che possa affascinare, per cui ti viene voglia di metterci le mani e in cui ti puoi perdere. Qualcosa che non puoi usare per fare quello che vuoi tu, ma ti accompagna per un viaggio inaspettato. Così è stato anche per me, dopo averla acquistata per usarla come “modulo sonoro” con cui dare i suoni di batteria tramite trigger e sensori sui fusti della batteria di Anselmo, abbiamo passato giorni interi a sorprenderci di cosa succedeva, senza poter però mai ripeterli. Ci ha costretto ad andare oltre il nostro paradigma. Quando stavamo producendo il disco con Ricky Carugati, ci siamo accorti che la sua distorsione era così viscerale che alla fine ci abbiamo passato dentro tutte le batterie. Il suono del disco è in gran parte dovuto a lei.
7. Mood Machine di Liz Pelly Damon
Liz Pelly è una giornalista americana che negli ultimi anni si è occupata di fare un’inchiesta sulle piattaforme di streaming, analizzando in maniera approfondita i rapporti fra piattaforme e major, e su come sono riusciti, nella fase contrattuale dei primi anni delle piattaforme, ad accaparrarsi la maggior parte delle revenue, mantenendo questi contratti nascosti. Ha studiato come Spotify introduce musica fatta con AI dentro alle playlist “mood”, detenendone i diritti e “auto-distribuendosi” i proventi. Fra le altre cose, ha posto delle questioni su come l’algoritmo influenza il nostro gusto e sulle conseguenze di questo sistema. Ha scritto un libro incredibile su questo argomento che si chiama MOOD MACHINE. Assolutamente consigliato. La soluzione? Ancora non la conosciamo, ma questo è il momento di sperimentare e porsi delle domande. E’ un’altro momento di crisi, ottimo per seminare!

