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La band fiorentina Le Pietre dei Giganti ha pubblicato Pastorale, il loro nuovo lavoro, il 10 aprile per Overdub Recordings. L’album mantiene il genere di riferimento in uno stoner psichedelico ma con nuove influenzeworld rispetto al precedente “Veti e Culti”.
Abbiamo chiesto alla band di indicarci quali sono le 7 ispirazioni dell’album, e ci ha risposto il batterista Francesco Nucci:
Mellotron
Da piccolo sentivo i suoni di questo strumento nei dischi dei Genesis senza sapere bene cosa fosse. Quando mi ci sono imbattuto per la prima volta è stata un’epifania. È un oggetto che via nastro utilizza dei campioni che vengono intonati gestendo la velocità di riproduzione. Qualcosa che è al contempo affascinante sia per il suo funzionamento che per il timbro e le corde che mi tocca quando lo sento suonare. Purtroppo possiamo permetterci di usarlo solo con emulatori software però, anche in questa modalità, come viene inserito comincia a fare girare bene il brano. (Francesco Utel)
Fantasia (The Rite of Spring by Igor Stravinsky)
È parte del noto film di animazione del 1940, dove storie o semplici immagini accompagnano composizioni eseguite da orchestra. Uno dei brani è The Rite of Spring, con l’animazione che progressivamente si addentra nella nostra galassia fino ad arrivare alla Terra. Il resto della storia va dalla formazione dei continenti fino all’estinzione dei dinosauri. Questa ispirazione era di certo in noi quando abbiamo deciso di aggiungere ai brani principali del disco le tracce di inizio e fine che parlano dell’origine dell’atomo e della nascita di elementi nelle stelle. (Francesco Utel)
Charles Darwin
Per quanto si parli di universo, al centro del disco c’è l’uomo. Visto da lontano, intento a sottrarsi alle leggi della natura e alle logiche istintive. Non ho letto per intero le pubblicazioni di Charles Darwin ma conosco le sue teorie che, come le più belle teorie scientifiche, sono semplici e intuitive. Una semplicità che permette di rispondere a molti perché e di comprendere il valore del sistema in cui viviamo. Non è un’influenza musicale ma entra appieno tra le ispirazioni del disco. (Francesco Utel)
Bembé
Il Bembé è un pattern ritmico, pilastro della tradizione musicale afro-cubana. Si crede abbia origine dal folklore religioso dell’Africa occidentale. Questo ritmo si basa su una struttura in 6/8 che si sviluppa su un ciclo di 12 pulsazioni. Suonandolo su un 4/4 diventa un poliritmo che, nonostante la semplicità, manifesta immediatamente l’origine geografica. Sulla Sequoia è il brano del disco in cui ne abbiamo fatto maggiormente uso. (Francesco Utel)
Opeth
Sono sempre stato un grande fan delle influenze musicali non immediatamente, o per nulla, delineabili all’interno di un disco. Penso che gli Opeth siano per noi una di queste. I salti di dinamica, i cambi di sonorità, l’alternare duro e morbido. Sono tutte cose che proviamo ad imparare da loro. (Francesco Utel)
Ermanno Rea
Il libro “Nostalgia” ha direttamente ispirato il testo di “La Nostra Sanità”. Due ragazzi, Felice e Oreste, crescono assieme nel rione Sanità a Napoli, compagni di scippi. Oreste sfonda la testa a un usurario e Felice, complice indiretto, si chiude in un silenzio pieno di angoscia finché uno zio non lo porta via lontano con sé. Dopo tanti anni, Felice torna nel rione Sanità, per riappropriarsi del quartiere. Sa fin dall’inizio che finirà ammazzato per mano di quello che in passato era stato il suo migliore amico, ma decide di restare. Il brano ripercorre le varie emozioni: l’ansia dell’instabilità, la tensione dell’attesa, la tenerezza dei ricordi, il panico, il tragico epilogo finale. (Lorenzo Marsili)
Nosferatu vs Dario Argento
Ci sono pellicole cinematografiche che sono riuscite a creare un immaginario estetico molto definito, pensiamo ad alcune pellicole del cinema anni ’70 di Dario Argento o ai primi esperimenti d’avanguardia in bianco e nero degli anni ’20, come “Nosferatu” di Friedrich Wilhelm Murnau. In molti di questi casi la bellezza delle immagini e le sensazioni che rimandavano nascevano da un artigianato che, in assenza di effetti digitali, cercava di tradurre alcune idee con i mezzi fisici dell’epoca. Spesso proprio la natura primitiva di alcuni di questi mezzi contribuiva a rendere particolari e iconiche alcune atmosfere, dove la suspence e la tensione venivano generate unicamente dalla fotografia e dalla scenografia. Questi riferimenti sono per noi molto importanti quando andiamo a pensare delle situazioni o delle atmosfere sonore. Ci guidano anche nel ricordarci che, nel processo compositivo, a volte l’assenza di mezzi o il porsi un limite tecnologico possono diventare il punto di forza nel tratto distintivo di una produzione.
Credits
Musica e testi: Le Pietre dei Giganti
Lorenzo Marsili: voce, chitarre
Francesco Utel: chitarre, synth & samples, voci, percussioni
Niccolò Pizzamano: basso
Francesco Nucci: batteria, percussioni
Angelo Tomaiuolo: sassofono
Marco Bellafiore: contrabasso
Andrea Re: synth, pianoforte
Registrato, mixato e masterizzato da Leonardo Magnolfi, El-Sop Recording Studio
Artwork cover: Morgan Sorensen (See Machine)
Grafiche vinile: Ketty Galli

