PAUL WELLER, “Sonik Kicks” (Island, 2012)

Paul Weller continua il percorso inaugurato da “22 Dreams” all’insegna di un eclettismo musicale che spazia tra territori familiari al personaggio e lidi pressoché inesplorati. Diamo un po’ i numeri (impressionanti) del Modfather: 35 anni di onorata carriera, di cui 20 da solista, di cui gli ultimi 5 hanno prodotto qualcosa come una cinquantina di pezzi originali. Uno stakanovista del music business che deve fare i conti con una vita privata intensa, da un lato minata dalla perdita del padre manager, dall’altro compensata dalla recente nascita di due gemelli.

In “Sonik Kicks” come già accennato ritroviamo gli ingredienti che avevano fatto la fortuna degli ultimi due album di Weller: robusti r’n’r (“Kling I Klang”), atmosfere bucoliche (“By The Waters”) e un sound innovativo e psichedelico supportato dall’elettronica, che produce l’ottima “Drifters”. “That Dangerous Age” è efficace al primo ascolto con i suoi coretti sixties mentre “Study In Blue”, in duetto con la moglie Hannah Andrews, sembra uscire da “Sandinista” dei Clash o da un disco dei Dub Syndicate. Immancabili le special guests made in Britain, Noel Gallagher e Graham Coxon, oltre al collaboratore di sempre Steve Cradock.

Qualche episodio che sa di già sentito come “Paperchase” non rovina un disco nel complesso godibile ma senza i vertici di “22 Dreams” e “Wake Up The Nation”. Più quantità che qualità, per questo “Sonik Kicks”.

71/100

(Matteo Maioli)

21 aprile 2012

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