GINEVRA DI MARCO, Donna Ginevra (Materiali Sonori / Edel, 2009)

Sulla bellezza ineguagliata della voce di Ginevra di Marco ormai si è scritto tanto e, per fortuna, è cosa risaputa. Si sa pure della strada intrapresa dalla nostra con “Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre”, quella delle tradizioni ripescate, del folk che più parte dal basso e più ridona il vero spaccato di quei canti che si spargevano nei campi e davanti ai focolari.

In “Donna Ginevra” la Di Marco, come ci aveva detto nell’intervista del 2007, rimane a sguazzare ancora lì, a ballare attorno al fuoco con storie di mamme, di babbi, di figliole, di sorelle, insomma di storie tipicamente di famiglia. Il risultato è il medesimo, ben fatto ma forse il repetita iuvant non funziona in questo caso perché si aveva voglia di qualcosa di nuovo dalla cantante fiorentina, qualcosa che potesse partire dallo slancio dello scorso album con rinnovata ispirazione compositiva. La scelta dei pezzi, a dire il vero, è in alcuni casi veramente onorevole: andare a ripescare un canto che si riferisce allo scandalo della Banca Romana nel 1893 (“Il Crack Delle Banche”), così attuale in questo periodo storico, è probabilmente un modo per ridonare vita a qualcosa che non si sarebbe potuto conoscere.

Nonostante ciò, comunque, l’album appare più un disco preparatorio ad un’attività live che un disco di per sé, e ciò non è un bene. Le canzoni sono coinvolgenti, e in concerto lo sono ancora di più, ma il tutto a volte risulta un po’ troppo sopra le righe senza che si abbia un palco dove dimenarsi. Sono cambiate le prospettive, “Donna Ginevra” piacerà a più persone e regalerà a Ginevra grandi soddisfazioni da altre fette di pubblico, quelle che i PGR non sanno neanche chi sono, quelle con più anni sul groppone che forse comprano ancora i dischi, ma a noi sognatori del pop non farà nascere una voglia particolare di riascoltarlo.

Forse qualche brano: il folk macedone di “Usti Usti Baba” trasformato in un quasi reggae, la divertentissima ninna nanna toscana “La Malcontenta” e di certo l’incedere placido di “In Maremma”, quasi un tramonto in musica che sembra tratteggiato dal migliore Zucchero ma con in più la voce di Ginevra che si eleva sulla Maremma tutta e l’abbraccia.

Noi attendiamo però un abbraccio diverso dalla nostra cantante preferita, qualcosa che ci faccia sognare ancora. Lei è tenacemente attaccata alla terra, ma – si sa – “la terra è pesante, pesante da portare”.

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