THE SHINS, Oh, Inverted World (Sub Pop, 2001)

Son già passati cinque anni dall’esordio degli Shins. Un lustro nel quale il gruppo di James Mercer ha saputo costruirsi una delle più solide reputazioni dell’indie-pop attraverso due dischi di straordinaria bellezza, capaci di unire l’intensità della scuola americana dei cantautori e il fascino irresistibile del jangle-pop tipico degli stati del sud (Albuquerque è nel New Mexico. Vicino ad una Athens che noi tutti conosciamo bene). “Oh, Inverted World” definisce le coordinate del progetto attraverso una manciata di canzoni straordinarie – su tutte, l’opener “Caring is Creepy” e “Girl on the Wing” – e delle intuizioni melodiche davvero notevoli, che preferiscono lo scintillio degli arpeggi di chitarra elettrica piuttosto che un uso dell’elettronica che da pochi mesi a quella parte sarebbe diventato un marchio di fabbrica di certo indie (su tutti: Pinback, Death Cab For Cutie e gli ultimi Modest Mouse). L’unico neo di questo album è quello di non avere ancora la decisiva identità di “Chutes Too Narrow”. E’ un’ottima dichiarazione di intenti e le canzoni sono lì a dimostrarlo. Ma manca il guizzo decisivo che solo la maturità riesce a dare. E’ il primo vagito di una carriera straordinaria oltre alla scoperta di un grandissimo talento del songwriting come può esserlo James Mercer.

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