BLACK REBEL MOTORCYCLE CLUB, Howl (Echo, 2005)

Howl è il titolo della famosa poesia scritta da Allen Ginsberg nel 1956, che gli procurò numerosi problemi di censura per il linguaggio esplicito e che venne immediatamente eletta a manifesto della beat generation. Se per “essere beat” intendiamo far parte delle voci fuori dal coro, farsi promotori di un’arte provocatoria, diretta e di rottura, allora “Howl”, terzo album dei Black Rebel Motorcycle Club, è profondamente legato a quella cultura. Non solo per la citazione diretta del titolo, ma anche per la travagliata genesi: interrotto il contratto con la Virgin, i tre di San Francisco registrano il disco senza nessuna casa discografica alle spalle. Soltanto l’inglese e indipendente Echo decide di investire su di loro.

Ma il vero elemento di rottura rispetto ai precedenti due album sono le canzoni stesse, un bel passo in avanti in direzione della sostanza a discapito della forma. In linea di massima overdrive e distorsioni tacciono, emergono come non mai le chitarre acustiche. Sia che si tratti di un blues terroso e scalpitante (“Shuffle your feet”, “Ain’t no easy way”, “Sympathetic noose”, “Complicated situation”), sia di ballate polverose e suonate in punta di dita degne di un Robert Johnson o un Bob Dylan (“Devil’s waitin’”, “Fault line”, “Restless sinner”), i BRMC dimostrano di essersi emancipati dalla frettolosa etichetta di emuli dei Jesus and Mary Chain, e di saper plasmare in modo del tutto personale le tradizioni musicali del loro paese. “Weight of the world” e “The line” sono i pezzi più in linea con il loro sound precedente, “Still suspicion holds you tight” e “Promise” sono splendide intuizioni melodiche. “Howl” però spicca su tutte, per l’organetto che emerge per la prima volta in una loro canzone, per l’originalissima linea discendente di basso.

L’equazione imposta dal mercato sembra ormai essere questa: più coerenza e maggiore qualità implicano calo di fans e di successo. Ma il cambiamento brusco di rotta, il coraggio di voler puntare sulla propria musica e non sulle entrate economiche, e soprattutto il cristallino valore di questo album fanno dei Black Rebel Motorcycle Club uno dei pochi fari rimasti nel mare tempestoso dello showbiz.

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