Alla presentazione del video di “Intern (trailer)” facevamo un (piccolo) parallelismo tra Angel Olsen e Sharon Van Etten.
Ascoltando l’ulteriore estratto dal nuovo album in uscita di Angel Olsen, “Shut Up Kiss Me”, emerge anche una ulteriore (piccola) vicinanza dell’artista della Jagjaguwar ad un’altra cantante americana fondamentale dell’ultimo decennio, la prima St. Vincent (oltre una qualche eco di Arcade Fire). Insomma, paragoni lusinghieri e forieri di responsabilità che accendono un vero e proprio faro sull’uscita, il 2 settembre 2016, di “My Woman”, seguito di quel ‘Burn Your Fire For No Witness’ del 2014 che qui su Kalporz prese un gran 85/100.
E abbiamo aspettative altissime anche questa volta.
ANGEL OLSEN – ‘My Woman’
Jagjaguwar Records / Goodfellas
Tracklist:
01. Intern / 02. Never Be Mine / 03. Shut Up Kiss Me / 04. Give It Up / 05. Not Gonna Kill You
06. Heart Shaped Face / 07. Sister / 08. Those Were The Days / 09. Woman / 10. Pops
Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo.
Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai.
(Matteo Marconi)Le puntate precedentiBack To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla piùBack To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!”
Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV)
Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta VegaBack To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2
Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom YorkeBack To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89)Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster
14 settembre 2010
Log in to your account
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare l'esperienza di navigazione e per inviare pubblicità in linea con le tue preferenze. Continuando la navigazione acconsenti all’uso dei cookie.
Puoi revocare il tuo consenso in qualsiasi momento utilizzando il pulsante Revoca il consenso.