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L’arte di essere Cate Le Bon
Lo stile di Cate Le Bon ormai è riconoscibilissimo, e in un mondo dominato dal conformismo e dall’omologazione questa è una bellissima cosa. L’artista gallese ha definito una propria cifra stilistica in un ambiente sognante e stagnante allo stesso tempo, suoni e clangori che sfidano il concetto di bello in quanto si posizionano dalla parte di quello che è “brutto ma bello”.
Un linguaggio più complicato
Anche “Michelangelo Dying” non cambia la sua prospettiva art-pop, ma va ulteriormente a complicare il linguaggio dell’ultimo “Pompeii”: se là c’erano brani molto riconoscibili, quantomeno nelle melodie, e arrangiati in maniera tale da far emergere la forma-canzone, qui nel disco uscito a fine settembre 2025 Cate Le Bon sembra passare un momento più complicato e infatti intreccia le cose anche a livello musicale. Nelle interviste ha dichiarato che l’album nasce come risposta a un periodo di difficoltà dovuto alla fine di una relazione, ma anche “Pompeii” affrontava il tema del dolore quindi direi che non ci sono approcci totalmente diversi. C’è solo una maggiore consapevolezza dei propri mezzi che portano Cate Le Bon a sperimentare un po’ di più, perdendo in immediatezza ma guadagnando (forse) in autorialità.
Il magenta desaturato del sudario
Ci sono momenti in ogni caso coinvolgenti e piuttosto diretti come la cadenzata “Mothers Of Riches” o l’accattivante “Heaven Is No Feeling” che dimostrano la capacità di Cate di essere anche un po’ accorta da un punto di vista d’impatto, mentre nel resto “Michelangelo Dying” mantiene una compattezza di fondo come un album dipinto con la stessa tinta. Che è poi il magenta desaturato del telo in copertina (ispirata dall’installazione “Recently Discovered Ruins of a Dream” dell’artista Colette Lumiere): un sudario, un telo che richiama un’idea di morte anche se al centro, come in un collage, c’è la Le Bon tra degli specchi e dell’acqua in una posa innaturale.
Cate Le Bon continua il suo percorso personale anche se forse con meno lucidità di “Pompeii”, ma questo non scalfisce il suo contributo fondamentale all’attuale mondo del pop-rock indipendente, tra la sua musica e le sue produzioni e collaborazioni, tra cui ricordiamo Horsegirl, Wilco, Deerhunter, St. Vincent.
Dite poco?
70/100
(Paolo Bardelli)

