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Un po’ di recap dei Wolf Alice dagli inizi ad oggi
Nel 2014 con il video di “Moaning Lisa Smile” furono un vero flash: chitarre grungy, classica dicotomia strofa suonata piano e pari e ritornello con tanto sbrang!, la band di Londra si candidò subito ad essere una vera next big thing il che – si sa – è un’ottima cosa ma anche un’etichetta che ti si appiccica e non ti lascia più. Se continui, perché capita anche che diventi sinonimo di “meteora”. Invece i Wolf Alice fecero l’album di esordio che ci si aspettava, “My Love Is Cool” (2015), con qualche canzone ultramemorabile come “Giant Peach”, e un paio di anni dopo smussarono certi peccati di derivatività sviluppando una gustosa componente eterea con “Visions Of A Life” (2017), quello che è – a detta del sottoscritto – il loro lavoro migliore. Mi capitò di vederli dal vivo agli inizi del 2018 in quella che fu la loro prima venuta in Italia, e li trovai forti, un po’ misurati nella riproposizione abbastanza fedele dei loro pezzi, ma con una voglia di arrivare che rendeva certa la loro permanenza nell’olimpo del rock inglese anche per il prosieguo. Poi si presero il loro tempo (4 anni, che poi è diventata loro finestra temporale standard, essendo quanto ci è voluto per arrivare all’ultimo album) per la terza prova, “Blue Weekend” (2021), che definì direi in maniera plastica il loro stile: conferma della primigenia potenza rock (“Smile”) e della loro contemporanea capacità di creare ballad sospese a mezz’aria tra il pop e il rock (“How Can I Make It OK?”). E con il pianoforte che per la prima volta faceva capolino in “Feeling Myself” e in “The Last Man on Earth”.
Soft-rock, pianoforte e citazioni anni ’70: la nuova identità della band londinese
Ecco si parte da lì per raccontare questo “The Clearing”: “Thorns” inizia proprio con un pianoforte molto classico sia nel suono che nell’arpeggio e sottolinea che i Wolf Alice sono diventati adulti. Perché non hanno timore di guardare sfacciatamente agli anni ’70, evidentemente un loro background importante, buttandosi a capofitto in certo soft-rock (“Just Two Girls”, “Bread Butter Tea Sugar”, “The Soda”) che è davvero all’antitesi di certo gusto indie-rock di stile britannico mai uscito del tutto dal necessario rimando ai Joy Division e dintorni. In “The Clearing” invece siamo più a un citazionismo quasi americano sulla scia delle scelte fatte ad esempio dalle ultime Clairo e Faye Webster, a una produzione ammiccante per certe radio rock nostalgiche, all’ormai abbandono della chitarra elettrica come strumento portante del loro sound (ascoltarsi “Passenger Seat” dove la fa da padrone la chitarra acustica ma che sarebbe potuto benissimo essere elettrica). Non è una brutta scelta, solo è abbastanza disorientante perché non ce la si aspettava e perché eravamo abituati a che l’energia fosse una componente indissolubile della proposta dei Wolf Alice. E invece anche i quattro hanno fatto i conti con il necessario cambiamento (non saremo noi a dire se è evoluzione o involuzione) e si sono presi tanto tempo a Los Angeles per confezionare questo album adulto:“The Clearing è una meditazione sulla prima fase del processo di invecchiamento, un momento in cui la “frenetica” lotta per affrontare la vita adulta inizia ad attenuarsi”, ha affermato la Rowsell, mai così in palla vocalmente e questo probabilmente perché ha raggiunto vera consapevolezza dei propri mezzi. In passato la cantante faceva alle volte fatica a riempire con la sua vocalità sottile il suono potente della band, ora invece è particolarmente duttile e sfoggia grandi performance.
In ultimo, i pezzi sono ben scritti e ci sono diverse potenziali hit. Certo l’uscita del primo singolo “Bloom Baby Bloom” aveva ingannato, perché non ci sono altre canzoni di questa caratura, con quel riff quasi caraibico che sfocia in un rock per una volta realmente vigoroso.
Diventare adulti vuol dire perdere qualcosa e guadagnare qualcos’altro
Se non cambi c’è chi ti critica perché fai sempre lo stesso album, se modifichi la tua proposta invece c’è chi rimane insoddisfatto perché “non sei più quello di una volta”: beh, i Wolf Alice si sono disinteressati di questi problemi e hanno fatto quello che volevano. Il che certamente avrà delle conseguenze e un cambio di pubblico, perché ne perderanno di vecchio e ne acquisteranno (tanto) dalle radio e dalle classifiche. “The Clearing” è partito infatti bene e ha conquistato subito la vetta della classifica ufficiale degli album del Regno Unito. Certo, anche “Blue Weekend” arrivò al n. 1 (e i primi due album il 2° posto), a dimostrazione che è da tempo che i Wolf Alice sono amati nel Paese natale, ma questa è indubitabilmente una svolta da cui non torneranno indietro: saranno più riconosciuti al grande pubblico, i biglietti dei loro concerti andranno a ruba, la loro musica sarà suonata sempre di più nelle radio. Un processo che è capitato a tutti i grandi che si sono istituzionalizzati.
Finché manterranno questo livello di scrittura, non ci sarà problema alcuno, dovranno solo sopportare qualcuno che dirà “i Wolf Alice mi piacevano fino al terzo album”.
74/100
(Paolo Bardelli)

