Share This Article
The Veils, Monk, Roma, 9 Febbraio 2025
Il ritorno dei The Veils con “Asphodels”
La band di Finn Andrews (figlio d’arte di Barry Andrews degli XTC) è tornata dopo due anni di silenzio discografico con il settimo studio album, “Asphodels”, e con il tour conseguente. Rispetto alle sonorità più graffianti di lavori amati dal pubblico come “Total Depravity”, “Asphodels” segna un cambio di rotta, proseguendo il percorso già intrapreso con “…And Out of the Void Came Love”, con un’attenzione ancora maggiore al pianoforte e agli archi. Il risultato è un disco intimo ed evocativo, con testi che si avvicinano più alla poesia che al tradizionale cantautorato rock. Il tour di presentazione di “Asphodels” ha portato i The Veils a esibirsi in quattro date italiane, tra cui Roma, dove abbiamo assistito al loro spettacolo.
Già prima dell’inizio del concerto, Finn Andrews era fuori dal locale a scambiare chiacchiere e scattare foto con i fan. Ad aprire la serata, però, è stato il cantautore napoletano Dario Sansone, che con il suo set ha iniziato a scaldare il pubblico in attesa di Andrews & co.
Lentezza ed energia
Il concerto si è articolato in tre momenti distinti. La prima parte ha visto protagonisti i brani più lenti e caldi tratti dal “Asphodels”, con il pianoforte al centro della scena. La scaletta ha preso poi una piega più energica: Andrews ha imbracciato la chitarra e il concerto si è acceso, attingendo anche dal suo repertorio passato, con sonorità più rock e folk. Infine, l’Encore ha visto eseguire i suoi pezzi forti come “Nux Vomica”, “Axolotl” e “Lavinia”, a chiudere la serata.
A differenza di molti frontman che si impongono con una presenza forte e talvolta esuberante, Andrews non sembra cercare l’attenzione che di certo non gli mancherebbe. È di poche parole, quasi nessuna. Per gran parte del concerto, infatti, l’interazione con il pubblico è ridotta al minimo, lasciando la musica a parlare. La vera sorpresa da questo punto di vista, è stata la presenza del violino, che insieme al piano ha dato vita a momenti di puro incanto. Un’intesa che si è ripresentata più volte nel corso della serata, tanto da far dimenticare quasi la presenza del resto della band.
Finn Andrews: intensità e raffinatezza
Spesso paragonato a Nick Cave, da cui ha dichiarato di aver tratto ispirazione (anche nel look forse, vista la tenuta noir con giacca e cappello scuro), Andrews forse non raggiungerà mai certe vette; forse neanche gli interessa farlo. Tuttavia, in alcuni momenti, è riuscito a evocare un’intensità emotiva che richiama quella della leggenda australiana. L’esibizione romana, infatti, ha messo in luce la versatilità del musicista britannico-neozelandese e la capacità dei The Veils di trasportare il pubblico in un viaggio emozionale, alternando energia, introspezione e passaggi rock più graffianti.
Un ritorno sulle scene di grande spessore, che ha ribadito il fascino e la raffinatezza di una band che non a caso ha saputo conquistare, tra i tanti, anche l’attenzione di giganti del cinema come Tim Burton, Paolo Sorrentino e David Lynch.
(Aureliano Petrucci)

