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Tyler Ballgame (+ Nico Arezzo) @ Rocca Malatestiana, Cesena, acieloaperto, 08/07/2026
Un esordio, discografico e live, scoppiettante
Era chiaro che il fulgido raggio che aveva accompagnato le prime manifestazioni artistiche di Tyler Perry avrebbe continuato a brillare. Il cantautore, nato e cresciuto nel Rhode Island, che ora si esibisce con il nome di Tyler Ballgame, ha deciso di pubblicare il suo disco d’esordio solamente quest’anno dopo un lungo periodo a cercare e a perfezionare il sound che più lo rappresentasse. Da Nick Drake a Roy Orbison passando per i beat e per le melodie di Elvis, dai ritmi polverosi e sfiancanti del rock delle origini a un “nuovo vintage” sonoro capace di scardinare i riferimenti a cui guarda per dire e costruire qualcosa di originale. Perry sembra provenire dalla Los Angeles degli Anni Sessanta o Settanta e non certo dal Rhode Island degli Anni Novanta e Duemila nel quale è cresciuto prima di raggiungere proprio Los Angeles, città nel quale adesso vive, dove nel 2022 adottò per la prima volta questo nome d’arte.
Ancora giovane, ma non più così acerbo, ormai più verso i 40 che i 30, Perry ha pubblicato nel gennaio del 2026 il suo album d’esordio, For The First Time, Again, le cui canzoni includono numerosi linguaggi sonori e testuali. Il rock classico emerge dalle sue venature come un sottofondo continuo, un background culturale che è punto di partenza e mai luogo di arrivo. I brani trattano di speranza, di amore e di crescita personale con una sensibilità lirica niente affatto banale.
Prodotto da Jonathan Rado e Ryan Pollie, il disco è riuscito a conquistare una non piccola nicchia di appassionati, alcuni dei quali lo ritengono uno dei più brillanti debut album di questo decennio. Perry, dal canto suo, prosegue un cammino pienamente in linea con il percorso che aveva imboccato fino a oggi, caratterizzato da performance dal vivo solide e intense, come quella che ha sfoderato a Cesena nella splendida cornice della Rocca Malatestiana, e da una forte volontà di non lasciarsi troppo lusingare da quella piccola ramificazione di mainstream che lo sta cullando lentamente. Quella cesenate è la sua prima esibizione in Italia e il suo è uno dei nomi di punta della quattordicesima edizione dell’affascinante e sempre variegato festival acieloaperto.
Piacevoli certezze: Nico Arezzo
Prima dell’arrivo sul palco di Tyler a esibirsi è Nico Arezzo con la sua band. Il cantautore, originario di Ragusa ma che vive e opera a Bologna, ha al suo fianco un gruppo affiatato, competente e particolarmente coinvolto nei brani eseguiti. Trascinate dalle pennate chitarristiche fragorose – a tratti jazzate, a tratti funkeggianti – di Arezzo, un chitarrista dalle notevoli qualità sia ritmiche che melodiche, le composizioni del gruppo sono davvero difficili da etichettare: ritmi vicini a quelli dei Talking Heads intrecciano progressioni melodiche e falsetti degni di Prince, anche se le liriche, certi passaggi e alcune attitudini sonore e degli arrangiamenti radicano comunque la loro esperienza nell’indie-rock nostrano, pur – finalmente! – calato in un contesto musicale più colto, più raffinato e, in definitiva, più “pensato”.

Si nota, infatti, che la base culturale e oserei dire filosofica della performance di Arezzo si deve ricercare in generi e in autori di alta qualità: è un approccio il loro, quindi, che non fa il verso a, e non cerca di rivaleggiare con, il più bieco indie-pop nostrano. A riprova di ciò è il riuscito e intrigante mix di italiano e di siciliano presente in alcuni pezzi di Arezzo, come anche la sua decisione di eseguire una cover, resa in una performance davvero emozionante, di “Lu pisce spada” di Domenico Modugno, preceduta da un’approfondita spiegazione del brano da parte di Arezzo. Sia i brani più funky, come la prorompente “da dio”, sia quelli più vicini al mondo indie-pop e indie-rock, come le divertenti e brillanti “vorrei mi offrissi la colazione e “sempri ‘a stissa”, scritta insieme ad Anna Castiglia e impreziosita da un vivace dialogo tra voce maschile e voce femminile, risultano particolarmente efficaci, dando prova, in uno show di circa 45 minuti, che il progetto musicale di Arezzo ha una caratura e un valore niente affatto trascurabili.

Romantico, coinvolgente e fragile: Tyler Ballgame al suo top
Tyler sale sul palco alle 22 in punto, dando vita a una performance, che durerà un’ora precisa, convincente e trascinante. Quello che mantiene sul palco è un mood molto intimista e riflessivo, tipico del carattere che ci pare abbia per natura, ma non per questo non risulta coinvolgente: cerca, anzi, di far precipitare il pubblico nelle sue canzoni e narrazioni, nei ritmi spesso pulsanti e avvolgenti dei suoi brani e in quelle pieghe dolci ma graffianti che le canzoni che esegue riescono a tracciare. Risulta, anzi, particolarmente contento di scambiare qualche sguardo o qualche parola con noi spettatori: ringrazia spesso il pubblico, talvolta anche in italiano, elogia il festival e spende bellissime parole per la splendida location nella quale siamo immersi. A un certo punto dello show, inoltre, celebra l’Italia e la sua lingua eseguendo una performance mozzafiato di “Caruso” accompagnato solo dai delicati arpeggi del suo tastierista: con una pronuncia assolutamente discreta, interpreta il pezzo di Lucio Dalla con un’intensità e una convinzione ragguardevoli, scatenando negli spettatori un applauso lunghissimo.

Accompagnato da cinque elementi – chitarra acustica, chitarra elettrica, basso, tastiere e synth e batteria – Tyler riesce a costruire un’impalcatura sonora profondamente radicata nelle sue fonti di ispirazioni e nella storia del rock statunitense più tradizionale – i riferimenti musicali, nello stile e nell’umore, sono a Elvis e a Roy Orbison, ma anche a John Denver e a John Prine nelle ballate più emozionali e personali – che il cantautore e la sua band rileggono con profondità e saggezza, riuscendo a dar vita a un suono molto curato e originale che non è mai una semplice rilettura del passato ma è piuttosto un tentativo di calarlo, rivisitato e riletto, nella contemporaneità più stretta, sia per quanto riguarda i testi, dal sapore fragile e confessionale, sinceri e in un certo senso “contemporanei”, sia per quanto riguarda le scelte sonore e degli arrangiamenti, che non cercano mai di imitare o far rivivere i punti di riferimento del passato ma piuttosto di “aggiornarli” o declinarli in un sound più vicino a quello dei dischi e degli artisti degli ultimi vent’anni.
Un altro mondo a cui Tyler sa guardare è quello del blues e del soul del Sud degli Stati Uniti, quello degli Alabama Shakes, dei Black Keys e dei Tedeschi Trucks Band, sfumature forse meno evidenti rispetto a quelle citate poco sopra, ma che in ogni caso attraversano molti dei pezzi presenti in scaletta, in particolare quelli più esplosivi e vivaci, contraddistinti da ritmi ipnotici e da nervature tese e labirintiche. Le solide “For the First Time, Again”, “Got a New Car” e “Waiting So Long” corrono come treni merci in mezzo a pianure bruciate e abbandonate e colpiscono sia per la qualità del suono che il gruppo è in grado di creare sia per le performance vocali di Tyler, sempre in bilico tra potenti e vulcaniche deflagrazioni e levigati e accomodanti falsetti, con un talento straordinario nel saper alternare questi due aspetti e nel farli convivere nel medesimo brano in un equilibrio tanto precario quanto strepitoso.

Le riflessive e romantiche “Matter of Taste” e “Goodbye My Love” portano al silenzio più totale e quasi religioso il pubblico: immerse, come si diceva già prima, in un turbinante e nebuloso incedere “Southern” e unendo a questo aspetto testi poetici e profondi, arrangiamenti codificati all’interno dell’alt-rock contemporaneo e una delivery vocale stratosferica, affiancano la loro natura country-rock “a la maniera Nashville” a venature folk degne di Woody Guthrie e dei Wilco, creando un mix sonoro e lirico particolarmente efficace. Dal Rhode Island alla California, dal New England a Los Angeles, il percorso artistico di Tyler Perry ha seguito una direzione coerente e lineare col suo modo di intendere la musica, consentendogli di dar sfogo in maniera ancor più libera e autentica alla sua vena creativa, tutti aspetti che sono evidenti e tangibili anche nella sua dimensione live. La maturità compositiva e performativa che il cantautore ha raggiunto negli ultimi mesi sembra rappresentare un apice dal quale è lecito aspettarsi nuove mosse estremamente interessanti. Restiamo, quindi, sintonizzati con occhi e orecchie bene aperti.

(Live report e foto di Samuele Conficoni)

