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Un outsider della scena newyorkese al debutto da solista
C’erano una volta i Regal Degal, poi vennero i CMON (Confusing Mix Of Nations) e oggi è la volta di Josh da Costa solista. Eppure la sostanza, per fortuna, non cambia. Quelle elencate sono le (intrinsecamente coerenti) versioni del lavoro del musicista newyorchese dai primi anni 10 ad oggi. I Regal Degal erano in tre (lui insieme a Josiah Wolfson e Jamen Whitelock), i CMON in due (con il solo Whitelock) e oggi da Costa sembra preferisca fare i conti con se stesso e la sua storia. Stiamo parlando di un personaggio dallo spessore creativo inversamente proporzionale alla fama. Come lui dichiara, “New Wave Graveyard” sembra una specie di best of, sebbene sia tutto materiale inedito. In effetti è un excursus tra il rock indipendente e un po’ irregolare della prima band, il pop più smussato dei secondi e l’eclettismo del da Costa dj (suo l’appuntamento con il “Confusing Mix” su NTS). Una vena psichedelica e una peculiare predilezione per le melodie non banali fanno da trait d’union tra tutte queste diverse esperienze.
Pop stralunato e ballabile, ma da valere un Questo Spacca!
Le coordinate del debutto solista di Josh possono essere cercate dalle parti di MGMT, Ariel Pink, Grizzly Bear e la scrittura obliqua di Jorge Elbrecht. Tutte cose che immancabilmente rimandano agli anni che precedono di poco il 2010 e alla rilettura che in quel momento si faceva di new wave, psichedelia, glam rock, shoegaze e mettiamoci pure gli Smiths. Suoni che, nel caso di “New Wave Graveyard” sono asciugati ben bene e frullati anche tutti insieme. Di quel recente periodo che è già storia, da Costa sa conservare benissimo l’entusiasmo DIY e l’attenzione a un bagaglio art pop grande così. Oggi, come sempre, con l’immancabile pettinatura asimmetrica.
Si spazia tra momenti vellutati con richiami ad atmosfere vicine ai Japan come in “Tissues” al jangle pop di “Shireen” e il suo video horror grottesco. “Slip By” è un altro pezzo da novanta che sembra figlio della fase CMON. Traccia dopo traccia aumenta la sensazione che questo lavoro sia la vera quadratura del cerchio per da Costa. “Proving Me Right”, subito dopo l’iniziale “Skygirl” è un miracolo di canzone nata in un evidente stato di grazia: è credibile e trascinante perfino un ritornello caricato a molla dal bridge e lanciato in volo con un flanger esagerato. Tra la simbologia un po’ parodistica di un decollo e un salto in un altrove (di spazio e anche di tempo) che, del resto, con la sua musica è sempre riuscito a evocare.
82/100
(Marco Bachini)

