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Express, da vent’anni una certezza del panorama concertistico bolognese
Express Festival nasce contemporaneamente alla venue da cui è promosso, il Locomotiv Club, nel 2007. Da allora si sono succeduti, nelle locations più disparate del capoluogo emiliano, una serie di performance dal respiro internazionale in cui la varietà di proposta facesse rima con l’intrinseca e grande qualità delle stesse.
I nomi del resto non lasciano indifferenti, attraversando una buona fetta della nostra vita: Savages, Bombino (al parco Cavaticcio), Sunn O ))) , Notwist, Jamie Lidell, Four Tet, Caribou, These New Puritans, James Blake, ma anche il sound più ricercato e “altro” di Mulatu Astatke, Fatoumata Diawara Tortoise e The Comet Is Coming, o le grandi band prese un attimo prima dell’esplosione planetaria, come i Fontaines D.C.
Questo giovedì 21 Maggio 2026 il Locomotiv si trasforma in un teatro per ospitare i Califone da Chicago, nell’occasione il mastermind Tim Rutili insieme al chitarrista Max Knouse, vecchio compagno di avventure nei Red Red Meat e oggi titolare di un percorso solista.
La decostruzione del folk secondo Tim Rutili
In una generosa ora e mezza di set i Califone ripercorrono le tappe di una lunga storia nata negli anni novanta proprio con i Red Red Meat, votato all’alt-country come evidenziato da “There’s A Star Aboove The Manger Tonight”, dall’ominimo Lp uscito per Sub Pop nel 1997.
Ma la cartolina del mondo di Rutili la offre l’abbrivio dato da “Funeral Singers”: ironia, disillusione, una vita in equilibrio tra dolore – la fidanzata storica morta di AIDS – e amore delle cose semplici (negli intermezzi parlati tira fuori spesso birra e cibo, meglio italiano…).
Vengono eseguiti brani anche dagli esordi di Califone, tra i più noti di tutta la scena americana, da “Fisherman’s Wife” su Roomsound (2001, ristampato negli ultimi anni dalla Dead Oceans) a “Michigan Girls” contenuta in Quicksand/Cradlesnakes (Thrill Jockey, 2003), accolti con gioia da un pubblico seduto in devoto silenzio.

I due musicisti sono poi incredibili nel tirare fuori da tre chitarre – Tim Rutili utilizza una acustica e una Rickenbacker, Max Knouse una Stratocaster – suoni ambientali, polvere immaginaria del Far West e ronzii di campagna e lavori frugali. L’effetto tratto dall’utilizzo di Knouse di un archetto sulla chitarra resta una scoperta meravigliosa, diventando un’armonica, o un vecchio pianoforte da saloon. Un picco emozionale di serata viene da “Snow Angel”, canzone pubblicata nel 2020 su Echo Mine e colonna sonora nei primi duri tempi di pandemia.
I Califone restano una testimonianza preziosa di un certo modo di intendere il folk, accostandolo a un certo blues visionario ma anche sfociando senza timori nel post-rock: basta essere in due.


