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bar italia, Hacienda, Roma, 6 marzo 2026
L’ultima volta che i bar italia erano passati da Roma era stato per lo Spring Attitude 2024 e non era andata benissimo. Nina Cristante, voce principale del gruppo, aveva abbandonato il palco in anticipo prendendo di mira un tecnico delle luci, colpevole ai suoi occhi di muoverle con troppa insistenza. Sul palco dell’Hacienda, però, le cose sono andate in modo decisamente diverso.
Il trio si trasforma in quintetto. Nina al centro, Jezmi Tarik Fehmi alla sua destra e Sam Femton a sinistra, con Liam Toom alla batteria e Mathilde De Bataille al basso. Ad aprire il sipario ci pensa un campionamento di Marilyn Monroe, riferimento non casuale al nuovo album Some Like It Hot, di cui l’icona hollywoodiana è protagonista. La scaletta tocca venti canzoni, con il nuovo disco a occuparne la maggior parte. Si parte da Tracey Denim con “Missus Morality” e “My Little Tony”, ma è con “Fundraiser” che la sala comincia ad animarsi. Il set scorre tra pezzi movimentati come “Punkt” e momenti più raccolti come “Glory Hunter”. Spiccano la ballata “Marble Arch”, “Omni Shambles” con il suo post-punk affilato, e “Cowbella”, con cui il gruppo chiude lo show con un ultimo, liberatorio colpo di coda.
Ardenti nel rifiutare qualsiasi etichetta, i bar italia evocano con naturalezza decenni di storia post-punk, shoegaze e indie rock, dai The Smiths agli Interpol, dai Bloc Party ai Sonic Youth. Nina è la figura dominante della serata. Ha i movimenti di una danzatrice, si lancia sulle transenne, è eclettica vocalmente, a tratti Kate Bush e a tratti volutamente piatta e disinteressata alla maniera dei Dry Cleaning. I lads sono più composti. Sam Fenton offre una pronuncia più morbida, mentre Fehmi porta il timbro più riconoscibile del terzetto, un baritono alla King Krule mentre si alterna tra chitarra acustica ed elettrica.
L’interazione col pubblico è quasi del tutto assente, cosa del resto nota. A volte questo aspetto è stato letto come un difetto, una performance volutamente distaccata che a tratti rende difficile il contatto con una platea senza la quale non avrebbero raggiunto l’accordo con la Matador Records. Ma i bar italia non sembrano particolarmente interessati a convincerti del contrario e in qualche modo funziona. Sul palco fanno il loro, con una precisione quasi indifferente, e alla fine lo show piace lo stesso, senza che il distacco abbia scalfito l’impatto di quello che si è visto.


