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Quando l’indie da classifica può essere di qualità
Tre fratelli da Wakefield, due gemelli classe ’80 e il più piccolo del 1985, che non hanno fatto altro che suonare nella vita. Già ai tempi del liceo registrano professionalmente, poi arriva Mark Bowen (non quello degli Idles) della Wichita Recordings a scritturarli nel 2003. “We thought (they) were great because they sounded a bit like Pavement and had a big hook. We went to see them at the Metro on Oxford Street and completely fell in love with them. They seemed like such an obvious pop band. Every song sounded like a single.”
Mi soffermo sull’ultimo punto. Ryan, Gary e Ross Jarman hanno realizzato insieme nove album. Dal quarto, Ignore The Ignorant del 2019, si sono piazzati sempre nella top ten – eccetto per Night Network – con sette singoli nei migliori quaranta e quindi “degni” di Top Of The Pops. Intitolare il nuovo lavoro Selling A Vibe pare una degna chiusura del cerchio: non se la sono gufata, anzi è quello che otterrà la posizione più alta in classifica, #5.
Ma quanto il successo si allinea alla qualità della proposta musicale? Beh io direi che parlando dei Cribs, nel filone indie-rock che ha attraversato i decenni zero e dieci, sono tra le poche band ad essersi mantenute genuine e ancora freschi. Non eccessivamente britannici nello stile, ma ambiziosi quanto serve. Forse manca loro un capolavoro, tipo Is This It a firma The Strokes, pur se Men’s Needs, Women’s Needs, Whatever ci va vicino.
Chi è il produttore questa volta?
Lo spessore e la longevità dei Cribs passa anche dagli artisti e produttori chiamati a dare una mano nei progetti discografici: da Edwyn Collins a Steve Albini, non dimenticando Alex Kapranos dei Franz Ferdinand o Ric Ocasek, all’ultima esperienza di studio in For All My Sisters prima della morte nel 2019. Johnny Marr è stato nella formazione per quattro anni e Lee Ranaldo canta e suona in alcuni dei loro pezzi più noti, come “Be Safe”.
Va da sè che le aspettative erano alte anche stavolta, a quasi sei anni dal (timido) disco precedente. Selling A Vibe diventa un riscatto tra pop e rock, grazie al lavoro al desk di Patrick Wimberly, mente dietro ai Chairlift e ultimamente ingegnere per MGMT e Solange. Non c’è un brano che non rimanga nella testa o che manchi di un hook vincente. Entriamo nel dettaglio…
Un disco melodico tra tradizione e attualità
L’opener “Dark Luck” getta le carte in tavola: riff chitarristici accattivanti, un piglio alla Muse con meno esibibizionismo. La title track è invece una delle tante ballad a popolare la scaletta in un’armonia classica e beatlesiana, anzi direi più fifties, come fa anche l’ottima e malinconica “Distractions”. Ma la forza del disco sta nel blocco di singoli posto tra terza e quinta traccia, iniziando con “A Point Too Hard To Make”, dalle sonorità jangly non distanti da Ignore The Ignorant realizzato con l’ex-Smiths e finendo sull’anthemica “Summer Seizures”. “Never The Same”, vedi articolo del nostro Saverio, risulta la migliore del lotto.
L’album, a differenza di altri dei Jarman, è coeso from start to finish. Qualche filler rimane (“Self Respect”, banalotta, o “Rose Mist”) e ciò nonostante in tanti episodi suona originale: “If Our Paths Never Crossed” aggiunge dei synth e trucchi in produzione notevoli, mentre “You’ll Tell Me Anything” spiazza per il featuring di un tenore su un brano glam, da novelli Ziggy Stardust. Tutto si riassume in un verso di “Brothers Won’t Break”: “We’ll keep it from an honest place/And the brothers won’t ever break/After all this time, You wonder why?”
Tradotto: finchè rimangono intatti entusiasmo, idee e amore per il pubblico i Cribs non mollano di un centimetro.
74/100
(Matteo Maioli)

