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Recensione un po’ diaristica e particolare di “Hail to the Thief (Live Recordings 2003-2009)” dei Radiohead, uscito ieri a sorpresa e che, a crepacuore, ha fatto emergere emozioni passate nel recensore.
Radiohead e anniversari: quando la musica diventa una relazione
I Radiohead sono stati la mia ragazza. Eh sì. Complice un anniversario, ma chiaramente non è solo quello. Il fatto è che agli inizi degli anni 2000 i Radiohead erano un inesplicabile nuovo mondo, e ogni relazione apre a universi inesplorati, per cui era un po’ come la stessa cosa. Successe che l’anniversario con Caterina, una storia importante anzi LA storia importante, quella che non si scorda mai come dicevano gli antichi adagi, il primo anno che non stavamo più insieme, cadde nel giorno del concerto di Thom Yorke e soci a Firenze, in Piazza Santa Croce, il 22 giugno 2000. Si apriva un millennio e noi a nuove esperienze, cercando di scrollarci di dosso quell’agonia e ansia da fine delle cose che il millenium bug aveva scavato nelle nostre coscienze. E quel live fu devastante per il mio modo di concepire le cose musicali, perché rivoltò come un calzino le mie certezze. Così da quel giorno i Radiohead festeggiavano con me lo stesso anniversario, il 22 giugno. Ero ossessionato da loro. Quell’estate scaricavo ossessivamente da Napster versioni live oscure (giravano le versioni di Arles) di “Morning Bell” e “The Nation Anthem”, cercando di capirle. Niente. Più le ascoltavo più non comprendevo. Passai l’inverno a immergermi in quella melma inesplicabile e incredibile che è “Kid A”, e non ne uscivo. Più ascoltavo i Radiohead e più ero solo. Era una relazione tossica, come si direbbe oggi. Più mi rifugiavo in loro, più mi richiudevo in me stesso. La primavera dopo ci fu Isabella, ma ne ho già parlato. Anche a lei feci goffamente una compilation dei Radiohead, si facevano allora, no? Ma coi Radiohead non aveva senso. Loro erano malati e una relazione sana no.
Lunedì, Bergamo
Così quando arrivò “Hail To The Thief” e l’estate del 2003, comprai 3 biglietti e mi misi in ferie una settimana. Il lunedì (7 luglio) andai a Bergamo, con il mio amico steward Damiano. “Vienimi a prendere in aeroporto”, mi disse, e mi diede tutte le istruzioni per entrare in una sala riservata al personale in servizio. Arrivo, c’è una pulsantiera automatica. “Ma qual è il pin?”, gli chiesi telefonandogli. “1 2 3 4, ovviamente”. Eravamo in piena mania da controlli post-11 settembre, e 1 2 3 4 era un po’ la risposta semplice a Thom che si chiedeva se 2 più 2 fa 5. E alla sera ci fu il Lazzaretto, un luogo incredibile dove vedere i Radiohead. Ancora conservo l’emozione quando partì “There There” dopo l’intro registrata di “Where Bluebirds Fly” con Thom, Jonny e Ed ai tamburi, praticamente un rito iniziatico, tribale, atavico. La versione presente in “Hail to the Thief (Live Recordings 2003-2009)” dev’essere non di quel tour, e lo si può supporre da quei “oh oh oh” fuori tempo del pubblico che rovinano tutta l’atmosfera magica di quell’intro. Dev’essere dei tour successivi, quando i Radiohead diventeranno – era inevitabile – la band più popolare del pianeta e ai loro live andranno tutti per divertirsi. Noi prima ci andavamo per deprimerci, è tutta lì la differenza. Non si capisce perché i Radiohead abbiano voluto ricreare, nel loro nuovo album live, tutta la bellezza di “Hail…” e non usare SOLO ed esclusivamente estratti da quel tour, che fu devastante. Infatti la versione che possiamo ascoltare da ieri non è male, ma il finale altre volte è stato ancora meglio, se possibile.
Dopo il live gironzolai nel banchetto delle magliette e incrociai Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, altra mia ossessione di allora, ma non divaghiamo. Andai a dormire in un hotel con sconto riservato ai piloti e personale della compagnia aerea dove lavorava Damiano, che mi spacciò per uno di quelli, ma alla mattina, con la faccia sfatta e la maglietta dei MK mica ci hanno creduto, secondo me, che ero un co-pilota. Fuggii con la coda tra le gambe in colpa per aver scroccato uno sconto a cui non avevo diritto. In fondo ero un bravo ragazzo, dai. Nel mio giro in solitaria (e solitudine) decisi di tornare indietro svisando da Clusone per una polenta che mi facesse capire come ci si sente ad essere padani, e comprai l’Eco di Bergamo. C’erano le cronache del concerto, ma soprattutto dei rischi attentato di cui ero bellamente all’oscuro, la sera prima. Certo c’era tanta polizia, a pensarci bene. Così scoprii che il live era stato lì lì per essere annullato, i Radiohead in Prefettura alla mattina (che è un immagine assurda, “i Radiohead in Prefettura”, un ossimoro) perché in un forum giorni prima era stato intercettato questo messaggio: “Mi farò esplodere al concerto dei Radiohead il 7 Luglio a Bergamo. Come hanno fatto i combattenti ceceni, stanco del rifiuto occidentale a intervenire in favore del popolo palestinese. L’unico modo per attirare l’attenzione è agire come i kamikaze. Sono pronto!!! Ho il biglietto e l’esplosivo”. Sono passati 22 anni e mi pare che il mondo non abbia fatto molti passi in avanti, se pensiamo a quel concetto della “causa palestinese”.
Nel costeggiare il lago d’Iseo, perché non l’avevo mai visto prima e mai più ci sono stato, mi fermai in un parcheggio di un bar e lessi le pagine finali di “Fight Club” di Palahniuk, rimanendo sorpreso che era totalmente diverso dal film. Cazzo. Qualcuno dovrebbe dirtelo prima, tipo: “Leggilo, è bello, ma sappi che il finale è diverso”, senza spoiler certo, ma se no poi ti viene una sincope quando ti trovi lì e non ci capisci più una sega.
Mercoledì, Firenze
Il giorno dopo, era mercoledì (11 luglio), partii invece con Marco per la data di Firenze, che si tenne in piazzale Michelangelo con la statua finta del David in bella vista. Una bolgia. Arrivavano dappertutto, anni dopo scoprii che ci fu anche l’Artioli che era partito in motorino da Agliana per venire. Me lo immagino sempre, il mio amico Tommaso su un motorino scalcinato, che sfreccia come Alex in “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”. Il live fu movimentato, perché la gente spingeva e quasi pogava. Ricordo una “Myxomatosis” devastante, con dei romani palestrati che tiravano manate dappertutto, io che cercavo di starci dietro ma non mi capacitavo perché questo succedesse a un concerto dei Radiohead e non a un Monsters of Rock. La versione di “Myxomatosis” su “Hail to the Thief (Live Recordings 2003-2009)” rende merito di quell’energia primigenia, di quella forza oscura che proviene dagli inferi di quel brano, così spezzettato e confondente. Rammento anche i bassi nello stomaco di “The Gloaming”, come un pugno, che azzeravano il respiro. In “Hail to the Thief (Live Recordings 2003-2009)” quel brano fotografa bene la capacità anche jazz dei Radiohead di confondere.
Venerdì, Ferrara
Il venerdì (13 luglio) andai a Ferrara, in Piazza Castello. Che concerto! Una roba pazzesca, con la chiusa da groppo in golo di “Street Spirit” e una penultima “Sit Down. Stand Up” che era un brano con un crescendo inenarrabile live. La versione su “Hail to the Thief (Live Recordings 2003-2009)” è buona, ma non raggiunge le vette di una misconosciuta versione ante-litteram di un live di Lisbona del 2002 (l’anno prima dell’uscita dell’album), che girava nei meandri di Internet. Dovrei mettermi a ricercarla, perché non ce l’ho più. Anzi, è qua, sul Tubo c’è tutto. Il link dovrebbe partire proprio dal minuto 31:50 con quello splendore (l’audio non è un granché, eh).
È una gran cosa che i Radiohead ieri abbiano deciso di renderci disponibile questo album live, perché davvero quell’energia non poteva rimanere nei cassetti. Mi fa specie pure che Thom Yorke si sia sorpreso nell’ascoltarla, perché al tempo i Radiohead non erano una band, erano una macchina da guerra. Oltre che un rifugio psicoanalitico. E una poesia delicata. Erano tutto questo insieme. Altre versioni in “Hail to the Thief (Live Recordings 2003-2009)” meritano proprio di essere venute alla luce, in particolare i finali di “Go To Sleep”, con quella chitarra nervosa che non finisce più di contorcersi, e di “Where I End and You Begin”, una delle mie canzoni preferite sull’album che però trovo, nella versione in studio, un po’ misurata, come se fosse stata suonata negli anni ’80 con un po’ di timore. Qui in “Hail to the Thief (Live Recordings 2003-2009)” invece di paura non ce n’è, gli intrecci psichedelici nel finale sono da brividi.
Ci voleva questo album, sperando che i Radiohead tornino come minimo live. A me ha fatto emergere immediatamente dalle mie viscere questa settimana che è stata una delle più belle della mia vita. Ma chiunque, ascoltandolo, credo ci possa leggere qualcosa, perché fu veramente un momento speciale per la band di Oxford.
(Paolo Bardelli)

