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Un mutamento definitivo?
Otto anni. Tanto ci è voluto agli Horrors per produrre un nuovo album. Il motivo? Fuori il tastierista Tom Furse, dentro al suo posto Amelia Kidd e Jordan Cook (già nei Telegram), con i soli Faris Badwan e il bassista Rhys Webb rimasti della formazione originale.
Svolta anche in produzione, infatti dopo Paul Epworth la band ha deciso di puntare sul losangelino Yves Rothman – nei suoi credits Empress Of, Blondshell, Sunflower Bean. Una tournèe a supporto dei Depeche Mode, quindi gli EP del 2021 che presagivano un cambio di direzione rispetto all’impronta “poppettona” di Luminous e V. E ora?
Scuri come la notte, ma vivi
L’opener “Ariel” lascia ben sperare. Crea l’atmosfera tenebrosa che invaderà i quaranta minuti successivi, tra echi futuristici, ritmiche spezzate e un cantato ipnotico di Badwan. Forse un minuto e mezzo più lunga del necessario, ma è un tema ricorrente delle ultime prove dei londinesi. In “Silent Sister” le chitarre emergono dal diluvio di synth per un refrain esplosivo à la Marilyn Manson, mentre “The Silence That Remains” e “The Feeling Is Gone” indugiano a omaggiare trent’anni di successi della premiata ditta Gahan & Gore.
“Lotus Eater” fonde industrial e minimal techno in un trip psicotico che remixa sè stesso: forse il pezzo più ardito dell’intera carriera dei nostri, apprezzabile, rende l’idea di come potrebbe suonare la musica al Batcave se fosse ancora operativo. Insieme a “Trial By Fire” è finalmente una di quelle canzoni da lista definitiva, tra le ultime idee del nostro Paolo Bardelli che ha curato in tema una playlist sui Doves. Mancando a parer mio brani validi dal quarto e quinto disco degli Horrors io vi ho rinunciato, eppure ammetto che in Night Life almeno tre ce ne sono, e “Trial” può essere solo loro, un inno da pogare al concerto.
Un’accoppiata skippabile, con “More Than Life” di impatto ma vicina agli Him che rifanno “Wicked Game” di Chris Isaak e l’ambientale “When The Rhythm Breaks”, Aphex Twin meets Spacemen 3 rovinata da un Badwan lagnoso, prima del gran finale “LA Runaway”, un motorik seducente, qualcosa che non brilla di originalità ma ti travolge, istantaneamente bella.
E adesso… Carpe Diem!
A conti fatti e malgrado i riempitivi Night Life è un nuovo start per gli Horrors. L’auspicio è che sfruttino il momento (non escono poi così tanti album validi sul genere), tornino in Italia l’inverno prossimo e non ci mettano dieci anni per realizzarne il seguito.
70/100
(Matteo Maioli)

