Aesop Rock ha annunciato l’uscita del nuovo album “Integrated Tech Solutions”, fuori il 10 Novembre per Rhymesayers, anticipato dal singolo – davvero godibile – “Mindful Solutionism”.
Nel disco sono presenti come guests artisti noti della scena hip-hop e rock internazionale come billy woods, Hanni El Khatib, Rob Sonic, Nikki Jean e Lealani Teano, mentre la copertina è stata realizzata dal noto illustratore Justin “Coro” Kaufman, autore anche del video che accompagna il brano di lancio. Negli ultimi due anni il producer newyorkese ha pubblicato il disco “Garbology” in duo con Blockhead, oltre ad un nuovo lavoro in collaborazione con l’amico di una vita Homeboy Sandman. Aesop Rock, moniker di Ian Matthias Bavitz, classe ’76, è un vero e proprio monumento della scena indipendente americana degli ultimi trent’anni; noi lo ricordiamo soprattutto per “None Shall Pass” del 2007, finito anche tra i nostri cento dischi degli anni Zero.
Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo.
Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai.
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14 settembre 2010
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