“It’s Raining”, torna l’irresistibile pop dei Superorganism
Matteo Maioli
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I Superorganism condividono il nuovo singolo tratto da “World Wide Pop”, in uscita il 15 luglio. Come nel precedente “Teenager”, anche in “It’s Raining” la band si apre alle collaborazioni: infatti troviamo Stephen Malkmus e il rapper Dylan Cartlidge. In questo brano pop irresistibile, il cui video raccoglie illustrazioni di Risa Kazama, si scorge anche la voce familiare di Scott Walker.
La band presenta così “It’s Raining”: “We’ve been enormous fans of Stephen Malkmus forever, and we loved the idea of combining Malkmus and Scott Walker into a strange almost broken-sounding hip hop track. We’d done a remix for Dylan Cartlidge and absolutely loved his flow; we asked him if he’d like to try a verse and he fit so naturally. With Dylan being from the North of England and Stephen in Portland, the rain theme is all the more fitting for them too.”
Al momento non sono previste date in Italia, ma non disperiamo.
Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo.
Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai.
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14 settembre 2010
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