GO!ZILLA, “Modern Jungle’s Prisoners” (Teenage Menopause Records, 2018)

“Modern Jungle’s Prisoners” (2018), terzo disco in studio dei fiorentini Go!Zilla, è il punto di svolta artistico della band : il gruppo, da duo a trio nell’arco di due album, è adesso diventato un quintetto e la presenza dei due nuovi musicisti (già amici e/o collaboratori di vecchia data) – Niccolò Odori (synth, percussioni) e Federico Sereni (basso) – è una scelta sonora ben precisa (e con il senno di poi riuscita) : dopo il passaggio dal grezzo ed istintivo (ma ottimo) garage rock dell’esordio “Grabbing a Crocodile” (2013) al groove heavy psych (pur sempre con un tocco punk) di “Sinking in Your Sea” (2015), la formazione toscana – con il terzo lavoro discografico in cinque anni (spesi sui palchi di tutta Europa e degli Stati Uniti) – intraprende nuove direzioni musicali spostando le proprie coordinate creative di riferimento verso una nuova visione della forma canzone. Cambia la struttura dei brani, collegati tra di loro, inframezzati da intermezzi strumentali (“Intro”, “Interlude”) e facenti parte di un concept album sulla rappresentazione mentale di quella che la band definisce come una ” giungla moderna e urbana“, raffigurata metaforicamente nella foto (in e) di copertina, un lavoro fotografico del tedesco Thomas Hoepker che coglie l’atmosfera a pochi passi dal murale di una foresta nel South Bronx. Questo immaginario concettuale viene riprodotto nel flusso strumentale delle nove tracce del disco : un vortice psichedelico di suoni e ritmi, che partendo dalle chitarre e melodie vocali di Luca Landi e Mattia Biagiotti (i due autori della musica del gruppo), sfocia – quasi sempre – in trame strumentali dal sapore afro-beat, tribaleggiante. In tal senso brani come “Demons are Closer” (canzone che ha anticipato l’album) o “Falling Down Ground” (con la bellissima parte di sax di Enrico Gabrielli dei Calibro 35) sono particolarmente rappresentativi di questo nuovo approccio alla scrittura della band toscana : sempre più collaborativo, ricco e aperto a nuove influenze, come quella della musica africana e peruviana.
Un lavoro di transizione (nel senso buono del termine) verso una nuova fase artistica del gruppo fiorentino.


77/100
(Monica Mazzoli)