Avere uno stile riconoscibile è una sicurezza: caratteristica in possesso di questi Canada, collettivo cinematografico spagnolo (di Barcellona) che ha firmato il video di “Ice Cream” dei Battles. Già dalle prime immagini, piuttosto lascive, si scorge immediatamente il tocco che ha fatto “ricordare” il video di “Bombay” de El Guincho. Uno stile colorato e più che ammiccante, sul quale già avevo sollevato delle riserve perché mi sembrava il canto del cigno di certo sentore hipster da Anni Zero.
La motivazione della scelta dei Canada stavolta, però, è lampante: a fronte di una ciofeca di pezzo, i Battles hanno pensato bene di cercare di risollevarne le sorti. Sì perché questa canzone dei Battles è davvero un insulto, una specie di tentativo troglodita di rendere solare il loro tecnicismo che finisce per assommare un’accozzaglia fastidiosa di suonetti saltellanti e idioti e una melodia da lobotomia.
Non siamo pienamente convinti nemmeno dall’estetica dei Canada, ma se si vuole rivedere il video meglio comunque, per sicurezza, togliere l’audio. Aiuterà la rigenerazione neuronale.
Ma anche il cantante è cambiato?? Nemmeno io sono convinta…
JJ
Posted
10/05/2011 at
16:44
Boh, per me, o hai delle argomentazioni valide, oppure la tua non è una recensione, ma una tua opinione personale.
I lettori non dovrebbero ascoltare o non ascoltare secondo i tuoi gusti.
Piuttosto dovrebbero ascoltare o non ascoltare secondo una valutazione più oggettiva possibile.
Pochi recensori sono in grado di farlo; ci vuole esperienza.
Io per esempio non ne sono in grado.Ed è per questo che non ho un blog di recensioni.
A presto
Paolo Bardelli
Posted
10/05/2011 at
22:29
Questa non è una recensione, bensì una presentazione in una sezione apposita, “Caspiterina!”, molto più libera. Chiunque conosca i Battles sente subito che si sono snaturati per cui…. ha senso snaturarsi a tal punto solo per inseguire un trend indie-sbarazzino? E’ naturale questa cosa? Il risultato è onesto? A mio parere no.
I lettori devono ascoltare secondo i loro gusti, infatti sotto c’è il video, si ascoltano la canzone e decidono. Io ho detto la mia.
La snaturazione deriva presumibilmente dalla dipartita di Tyonday Braxton. Gli altri sono musicisti da paura, ma lui era considerabile la mente più innovatrice (per capire chi è Braxton armatevi di wikipedia e youtube- e si guardi anche le cose fatte dal padre). Sicuramente un musicista fuori dal normale con uno stile (molto)poco accessibile. Non mi sorprende che tolto lui siano diventati più indie-sbarazzini.
Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo.
Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai.
(Matteo Marconi)Le puntate precedentiBack To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla piùBack To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!”
Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV)
Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta VegaBack To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2
Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom YorkeBack To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89)Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster
14 settembre 2010
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6 Comments
Barbara
Ma anche il cantante è cambiato?? Nemmeno io sono convinta…
JJ
Boh, per me, o hai delle argomentazioni valide, oppure la tua non è una recensione, ma una tua opinione personale.
I lettori non dovrebbero ascoltare o non ascoltare secondo i tuoi gusti.
Piuttosto dovrebbero ascoltare o non ascoltare secondo una valutazione più oggettiva possibile.
Pochi recensori sono in grado di farlo; ci vuole esperienza.
Io per esempio non ne sono in grado.Ed è per questo che non ho un blog di recensioni.
A presto
Paolo Bardelli
Questa non è una recensione, bensì una presentazione in una sezione apposita, “Caspiterina!”, molto più libera. Chiunque conosca i Battles sente subito che si sono snaturati per cui…. ha senso snaturarsi a tal punto solo per inseguire un trend indie-sbarazzino? E’ naturale questa cosa? Il risultato è onesto? A mio parere no.
I lettori devono ascoltare secondo i loro gusti, infatti sotto c’è il video, si ascoltano la canzone e decidono. Io ho detto la mia.
Lorenzo Centini
Bardelli libero!
microbot
ottimo pezzo
JJ
La snaturazione deriva presumibilmente dalla dipartita di Tyonday Braxton. Gli altri sono musicisti da paura, ma lui era considerabile la mente più innovatrice (per capire chi è Braxton armatevi di wikipedia e youtube- e si guardi anche le cose fatte dal padre). Sicuramente un musicista fuori dal normale con uno stile (molto)poco accessibile. Non mi sorprende che tolto lui siano diventati più indie-sbarazzini.